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domenica 01 ottobre 2006, 00:00

Lo Stato appalta gli immigrati ai sindacati

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 Il blog di Stefano Filippi
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Stefano Filippi

Il governo ha affidato ai patronati sindacali il compito di sbrigare le pratiche per fare ottenere agli stranieri il permesso di soggiorno. Un protocollo firmato al Viminale il 9 febbraio scorso, che però è stato messo a punto soltanto nelle ultime settimane, allarga anche agli «istituti di patronato e di assistenza sociale» il disbrigo dei «procedimenti amministrativi per il rilascio e il rinnovo dei titoli di soggiorno e delle carte di soggiorno dei cittadini stranieri». Enti che devono svolgere anche «attività di assistenza, informazione e consulenza». Formalmente è una sperimentazione che durerà tre anni e sarà completata con il progressivo trasferimento delle competenze sui permessi di soggiorno dalle questure ai Comuni: i lasciapassare non saranno più autorizzazioni di polizia ma semplici atti amministrativi degli enti locali.
Il provvedimento, che coinvolge anche questure, comuni e Poste, è teso a sfoltire le lunghe code che si formano davanti agli uffici pubblici, a ridurre i tempi delle procedure e a facilitare i ricongiungimenti familiari. Migliaia di persone a caccia della regolarizzazione dovrebbero essere agevolate, anche se bisogna continuare a presentare le domande alle Poste: ma dopo che i patronati hanno preparato le carte e spedito una copia della domanda per via telematica, essi possono tenere sotto controllo l’iter della pratica e informare l’assistito sulla situazione.
Chi non passa dal patronato può continuare a farsi del male facendo le solite code. In pratica l’«operazione permessi di soggiorno» viene appaltata agli enti legati ai sindacati e alle associazioni di lavoratori come Acli, Coldiretti eccetera. La pubblica amministrazione alza insomma bandiera bianca e appalta una fetta del proprio lavoro (e del consenso sociale e politico) a istituti che si autodefiniscono di «mediazione sociale» e che ormai si sono conquistati una sorta di monopolio dei rapporti tra burocrazia e cittadini, soprattutto lavoratori dipendenti e anziani. Calcoli pensionistici e relative domande, denunce dei redditi, pratiche sanitarie, e ora anche i permessi di soggiorno. I sindacati sono pronti ad accogliere nuovi iscritti e ad affrontare il prossimo passo: le carte per fare ottenere la cittadinanza agli stranieri.
I patronati sono le porte d’accesso ai segreti d’Italia, i conoscitori della burocrazia e dei meandri dell’assistenzialismo, capaci di insegnare come ottenere case popolari, sussidi di disoccupazione, indennità di accompagnamento, posti negli asili nido, punteggi di invalidità, assistenza giuridica e via elencando. Le strutture emanate dalle Acli e dalle tre confederazioni (Inca-Cgil, Inas-Cisl, Ital-Uil) hanno sedi in tutte le 103 province italiane e oltre 200 rappresentanze all’estero, salite alla ribalta all’inizio dell’anno con il voto degli italiani all’estero; ma sono ben ramificati anche gli enti più piccoli come quelli fondati da Coldiretti (Epaca), Confcommercio (Enasco), Confartigianato (Epasa), Confagricoltori (Inac).
La legge assegna loro esplicitamente compiti di consulenza e informazione sui diritti degli immigrati, incarichi da svolgere gratuitamente; eppure hanno un tornaconto: più pratiche aprono, maggiore sarà il punteggio accumulato in vista della spartizione dei finanziamenti pubblici. I patronati infatti si sostengono con una quota (lo 0,226 per cento) del gettito dei contributi previdenziali obbligatori incassati da Inps, Inpdap, Inail e Ipsema. Soldi delle pensioni, dunque.
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