Lo studio: "La pillola abortiva non è dannosa"

Il Giornale in possesso del documento esclusivo dell'Aifa che comproverebbe la non pericolosità della pillola. Gli scienziati: "Dalla RU486 danni solo se usata in modo sbagliato. La prova? Tra i 29 morti sospetti anche due uomini"

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Se n’è parlato tanto. C’è, non c’è, esiste o non esiste? Esiste. Ci riferiamo al documento sugli effetti dannosi della RU 486, la pillola abortiva che tra poche settimane potrà essere usata in tutte le strutture pubbliche italiane così come avviene nel resto d’Europa e del mondo. Manca, infatti, soltanto un atto formale che il consiglio di amministrazione dell'Aifa ratificherà lunedì prossimo. Un'ultima tappa prima del via libera definitivo.

Ma le obiezioni all'introduzione di questo farmaco sono state tante. Molti hanno sostenuto che la RU 486 avesse provocato morti sospette. E prima di aprire le porte della commercializzazione nel nostro Paese un farmaco va giustamente messo sotto i raggi x. C’è perfino una commissione parlamentare che indaga sulla corretta applicazione della RU. Ma fino ad ora, nessuna notizia di questo documento sulle morti sospette è mai trapelata. L’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, ha sempre sostenuto che quel resoconto scientifico non fosse rilevante ai fini dell’introduzione della pillola abortiva nel nostro Paese. E il perché appare chiaro dal testo del documento che il Giornale è in grado di anticipare: la RU 486, se usata in modo corretto con dosi prestabilite e nei limiti previsti dalla legge, cioè entro la nona settimana di gravidanza, non ha mai ucciso nessuno. In nessuna parte del mondo. Solo alcune distorsioni sulla sua assunzione hanno creato degli effetti avversi. Documentati con tanto di dosaggio e di modalità di somministrazione sbagliata o eccessiva.

Il resoconto tecnico-scientifico è stato redatto dalla casa farmaceutica «Exelgyn» che produce nel mondo «Mifegyne» cioè il Mifepristone. Il testo è molto dettagliato e individua le cause dei 29 decessi avvenuti in concomitanza con la somministrazione dell’RU 486. L’analisi copre un arco di tempo piuttosto vasto. Si parte dal dicembre 1988 (data di introduzione della pillola abortiva) e si arriva fino al 31 maggio 2009. In questi 11 anni l’azienda produttrice della RU 486, ha raccolto in un dossier tutti i decessi provocati dalla pillola rilevati in tutto il mondo (Usa e Francia in testa). Dal documento emerge che le 29 morti sospette sono effettivamente riconducibili all'impiego del farmaco RU 486 da solo o in associazione con Misoprostolo, ma questi farmaci sono stati utilizzati sempre in modo distorto, contro ogni indicazione medica di riferimento e per patologie che nulla hanno a che fare con l’aborto farmacologico. Ecco il dettaglio.

Due casi di decesso nel 2000 e nel 2008 riguardano addirittura soggetti maschili che hanno usato il Mifepristone per curarsi rispettivamente un meningioma e una forma depressiva.
In altri dieci casi, il Mifepristone è stato utilizzato come palliativo per curare patologie tumorali che sono poi risultate la reale causa di morte (carcinoma ovarico, carcinoma della mammella metastatico, morbo di Cushing, sarcoma, carcinoma adrenocorticale).
Rimangono 17 casi collegati all’aborto farmacologico. E anche in queste situazioni il medicinale non sarebbe stato letale se fosse stato usato in modo corretto secondo le prescrizioni mediche e i protocolli internazionali. Invece, la RU è stata somministrata in modo irregolare o distorto. Infatti, in 10 casi il Misoprostolo è stato usato con dosaggio doppio (800 invece di 400) rispetto a quello autorizzato per l’aborto farmacologico. In altri quattro casi il Mifepristone è stato impiegato oltre il termine previsto per il suo utilizzo. In genere viene consigliato alle donne che vogliono abortire entro la nona settimana. Non un giorno di più. Invece, in quattro casi le pazienti hanno ingerito il farmaco a 10 settimane e addirittura nel secondo trimestre di gravidanza, a 22 settimane e a 24 settimane. C’è di più. In sette casi le donne hanno subito una sorta di shock settico o di emorragia gastrica provocati dal dosaggio doppio di Misoprostolo e/o dalla somministrazione intravaginale del farmaco, modalità espressamente vietata. In tutti i casi in cui l’aborto farmacologico ha provocato vittime, insomma, sono state puntualmente eluse le indicazioni per i dosaggi e sono state violate le autorizzazioni di utilizzo del farmaco entro la nona settimana di gestazione. Situazioni che hanno fatto dichiarare agli autori del documento «molto improbabile» la correlazione tra i decessi e il Mifepristone.

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COMMENTI

6 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#6 bennyf (2) - lettore
il 17.10.09 alle ore 21:57 scrive:
trovo sensato quello che dice Toby : un dossier della casa produttrice non può essere "imparziale".Peraltro so che la stessa casa non ha mai dato rassicurazione sulla commerciabilità del prodotto per finalità abortive (nasce per altri scopi,e prima che sugli uomini è stato sperimentato su topi e mucche). Poi ne nascono commentiSCANDALOSI come questo : http://salute.aduc.it/articolo/ru486+favola+della+pillola+che+uccide_16516.php essere "medievali" sarà un grosso difetto, ma fare considerazioni senza cervello mi sembra anche peggio!Il fanatismo di questi nostri "difensori" (vedremo fino a che punto sapranno difenderci dagli eventi) è incredibile.
#5 dahellf (106) - lettore
il 17.10.09 alle ore 12:45 scrive:
Ma siete folli... La lasciate stare chi vuole prender la pillola... Poi vi lamentate se vi danno dei bigotti... Saranno fatti della madre che vule farne del suo embrione? Ma se è vita, se poi vado dal parroco me lo battezza?
#4 Tobi (504) - lettore
il 17.10.09 alle ore 12:07 scrive:
a parte il fatto che uin dossier preparato dalla stessa ditta produttrice della pillola RU486 convince poco, ci sono altre considerazioni da fare. E' risaputo che l'aborto, in tutte le sue forme provoca un grave danno permanente nell'anima (o nella psiche per i non credenti) delle donne. Quando poi, con questa pratica abortiva la donna si ritrova a "pisciare" il feto nel WC di casa casa (perché la pillola RU486 agisce così, nella sua brutale realtà, e senza i troppi addolcimenti dei promotori di questo veleno), immaginate cosa succede all'anima (psiche) di una donna. Certo, non tutte magari hanno stessa sensibilità, ma io ho avuto modo di parlare con una ragazza che ha usato la RU486, dopo che fu resa ingravida da un vigliacco che le aveva chiesto di voler fare un figlio con lei, tranne poi convincerla a ricorrere alla RU486 con un viaggio in una struttura francese (dove era già disponibile da anni). L'aborto fu un trauma. La ragazza ancor oggi sente la mancanza del figlio elimininato.
#3 massib5 (32) - lettore
il 17.10.09 alle ore 10:58 scrive:
Se questo è definito medicinale, significa che il male da curare è un bambino, e la cura sta nell'ucciderlo per avvelenamento. Complimenti alla scienza e queste grandi conquiste di cui un giorno ci vergogneremo, per oggi non c'è problema tanto i bambini non hanno avvocati difensori, non vi disturberanno mentre li massacrate.
#2 voce nel deserto (13046) - lettore
il 17.10.09 alle ore 10:54 scrive:
DIFIDATE GENTE,DIFFIDATE.Lasciate che la pillola la prendano solo le figlie minorenni delle donne della sinistra che sembrano credere alla favola di sior Intendo.
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