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sabato 11 ottobre 2008, 07:00

Londra, via 7mila tate E la crisi cambia le città

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I palazzi di Canary Warf fanno più ombra. Si spengono le luci, si abbassa il volume. Il momento è il tramonto: la gente esce dagli uffici e va a farsi una birra. Andava, cioè. «Quattromila e cinquecento clienti in meno in un giorno». La voce risponde dall’Ubon, il sushi bar più figo della city di Londra. «Il giorno del crollo di Lehman Brothers è cambiato tutto». Tre settimane dopo chi era abituato a un quartiere se ne trova un altro, chi si ricordava la vita sfrenata, sbatte di fronte allo sconforto. La crisi fa la nuova selezione nei locali, sceglie che cosa va e che cosa no, decide i prezzi, gli umori, le passioni. La società cambia e cambiano le città. Londra si deprime, New York si addormenta prima, Milano va a fare la spesa al discount, Madrid è un orizzonte di gru ferme. È il giro del mondo dell’effetto collaterale: il crac modifica lo stile di vita e il volto delle metropoli. L’Evening Standard si è fatto un giro e ha scoperto che in tutta Londra ci sono un centinaio di ristoranti, bar, negozi, hotel e pub che rischiano la chiusura. «Per mancanza di clienti». Perché questa dicevano fosse la fine dell’era del lusso e invece scopriamo che soffre la gente comune, cioè chi risparmia sulla cena e chi da quel risparmio viene penalizzato: cuochi, camerieri, portieri, facchini, tassisti. Londra è la carta velina: quanto le è piaciuto fare l’anti-New York. Per dieci anni non ha fallito niente: il boom inarrestabile del mercato immobiliare, il grande affare delle Olimpiadi, la nuova immagine da città chic, la calata dei nuovi ricchi pronti a comprarsi tutto. «Il parco giochi del pianeta», l’avevano chiamata. E tutti a raccontare il derby con l’altra parte dell’Atlantico. New York, quindi. Manhattan. Tutte e due elettriche, tutte e due vive, tutte e due goderecce. E ora? Un mese ha spento la forza centrifuga: il buio di Canary Warf e dei suoi grattacieli di vetro è il buio dell’anima della città. Si legge nei titoli dei quotidiani che raccontano la crisi: «Tenetevi il vostro posto di lavoro, se potete». Si sente allo Speaker’s Corner di Hyde Park, dove c’è la fila per raccontare il proprio anatema contro il cannibalismo della finanza.
Passerà, certo. Prima però tocca arrendersi alla discesa: i prezzi delle case a Londra sono calati del 12 per cento, mentre in alcuni quartieri come Fulham e Clapham i consumi sono a meno 50 per cento rispetto all’anno scorso. La gente ha imparato a cambiare: l’anno scorso buttava via fino al 25% del cibo comprato, mentre negli ultimi sei mesi il Comune di Londra ha certificato il calo del 15% della quantità di rifiuti domestici. Poi le rinunce: se non esce la sera per mangiare fuori può risparmiare anche sulla baby-sitter. Allora ecco un altro numero: in un mese settemila tate hanno perso il lavoro perché i genitori le hanno messe subito alla voce «spese da tagliare». Sono finiti lì anche gli abiti su misura di Savile Row, visto che ha chiuso persino Hardy Amies, la sartoria della casa Reale britannica. Questione di priorità. Quelle che a Madrid hanno fatto fermare tutti i cantieri della città: la bolla immobiliare è scoppiata e adesso i lavori sono a metà, le ristrutturazioni sono rimaste appese, i muratori sono a casa. Quelle che a Milano hanno visto il trionfo delle file ai discount che ora bombardano di manifesti e pubblicità gli androni di ogni condominio e sono il nuovo tappeto colorato delle vie del centro. Quelle che a New York hanno portato al tramonto dei dog-sitter. «Il cane lo portiamo al parco da soli», pensa il manhattanite medio. Trecento dollari al mese sono soldi. A Central Park i professionisti del guinzaglio sono in declino e anche questo significa che la città cambia. Come succede una quarantina di isolati più a Sud, nel Financial District. Il cuore della crisi è qui, se è vero che ogni newyorkese che lavora a Wall Street crea un indotto di altri tre posti di lavoro. Chi esce ogni giorno dalla metropolitana e arriva ad Hanover Square trova un panorama diverso. È il posto giusto per capire: «L’umore della folla di Harry’s è il miglior barometro del mercato», scrisse il Wall Street Journal
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#5 francyderasmo (335) - lettore
il 11.10.08 alle ore 22:43 scrive:
era ora che questo luccichio finisse per ridimensionare il tenore di vita dei cari ricchi, che soffriranno un po' perche' non potranno piu' esporre le loro ricchezze e il loro status alla maggioranza delle persone che cominciano veramente a tirare la cinghia e che forse, finalmente , dopo tanta ingordigia di cibo,cominceranno a dimagrire fisicamente tornando ai rigori di una volta mantenendo almeno la salute. anche noi italiani, ormai non andiamo più a mangiare la pizza,non acquistiamo le novità dell'abbigliamento,controlliamo sistematicamente i prezzi sugli scaffali del supermercato scegliendo la merce che costa meno, spegniamo la luce nelle stanze,mettiamo i riduttori dell'acqua alle docce,andiamo al cineforum della parrocchia,facciamo delle interminabiIl partite a carte in famiglia,leggiamo i giornali via internet,ricicliamo quanto e piu' possibile. siamo alla miseria? non credo, stiamo soltanto capendo che forse quello che facevamo, almeno in parte era veramente INUTILE!
#4 gian td5 (238) - lettore
il 11.10.08 alle ore 17:52 scrive:
.....e tutto questo è iniziato con la visita a New York di Veltroni, relativa presentazione di un suo libro ed acquisto di un immobile per la figlia; che portasse sfiga era oramai noto ai più, ma nessuno poteva immaginare che potesse tanto!
#3 paolodb (925) - lettore
il 11.10.08 alle ore 14:06 scrive:
Forse, e sottolineo forse, la crisi attuale è l'occasione per riportare nel tempo gli stili di vita ad un livello più "normale", con meno sprechi ed esagerazioni. L'importante è che le categorie più deboli possano sopravvivere dignitosamente perchè per i ricchi "crisi" può significare rinunciare al sushi bar ed al dog sitter (cavolate inutili che solo una società bolsa e viziata può avallare) mentre per i poveri vuole dire saltare il pranzo.
#2 demetrio8149 (43) - lettore
il 11.10.08 alle ore 10:19 scrive:
Caro Manolin ,se non hai capito il senso dell'articolo ti consiglio di andare a leggerti solo l'unità forse li ti ci trovi meglio.Con cordialità
#1 manolin (31) - lettore
il 11.10.08 alle ore 9:37 scrive:
che strazio questi testi patetici stile libro cuore... viene quasi da ammirare berluscono con il suo ottimismo forzato...è finto, ma almeno non è patetico...basta...i giornali non posso limitarsi a informare, lasciando le intepretazioni personali ai blog?
5 commenti
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