Lui disabile, madre invalida: casa agli immigrati

Caso choc a Padova. Gaetano Paccagnella è senza lavoro, ma gli alloggi comunali sono finiti agli extracomunitari di via Anelli. Lui e l'anziana madre, 82 anni, restano senza casa popolare. Ronchi: "Italiani discriminati"

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Padova - È pieno a metà il sacchetto con la spesa che Gaetano Paccagnella depone sul tavolo in cucina. Guarda la mamma, una vedova di 82 anni seduta in poltrona. Si toglie lentamente il busto ortopedico, un gesto ripetuto da 15 anni. «Era il 1993 quando un incidente sul lavoro mi procurò una grave invalidità»: c'è tutta la seconda repubblica in mezzo. Non lo porta tutti i giorni, «i medici mi dicono che non devo abituarmi, ma certe mattine no sto gnanca in piè». Lavorava come facchino in una cooperativa a Padova, ha continuato a caricare e scaricare pesi anche dopo l'incidente, le fratture al bacino, la lunga rieducazione. L'ha fatto nonostante un aggravamento progressivo: ernia al disco, artrosi, denervazione ossea, riduzione del tono muscolare.

Da un anno il magazziniere Paccagnella è disoccupato. La coop dell'incidente è fallita, quella che l'ha assunto ha bisogno di gente a posto. E gli ha dato il benservito il 30 aprile dell'anno scorso, vigilia del 1° maggio, festa dei lavoratori. A 51 anni, con un'invalidità del 50 per cento che continua a peggiorare e alle spalle un impiego non qualificato, la vita di Paccagnella è diventata impossibile. Impossibile trovare lavoro. Impossibile ottenere un assegno di invalidità: «Ho fatto domanda all’Inps, con visite e controlli, risposte zero». Impossibile la pensione anticipata: «Ho soltanto 23 anni di contributi e per giunta la coop non mi ha versato quelli del 2006. Ho fatto denuncia, ho presentato un ricorso ma in Italia va tutto per le lunghe».

Impossibile soprattutto trovare una casa popolare: nella «Padova solidale» del sindaco Flavio Zanonato sono andate quasi tutte agli immigrati. Madre e figlio abitano in via Beethoven, quartiere popolare dell'Arcella, dietro la ferrovia e a un passo dal sovrappasso di via del Plebiscito, una circonvallazione trafficatissima. Via Anelli e la stazione, gli epicentri del degrado cittadino, sono a qualche centinaio di metri in linea d'aria. L'appartamentino è di un ente e costa 650 euro al mese (470 di affitto, 180 di spese condominiali). Da quando lui è disoccupato, i due vivono con la pensione di reversibilità della signora Paccagnella, 677 euro. Tolte le spese per la casa, restano 27 euro per campare. E come si fa a tirare avanti? Il mangiare, il vestire, le spese mediche? «Cossa volo, spendo quello che ho risparmiato quando lavoravo - sussurra Gaetano -. Finché ce n'è. Ogni tanto i miei fratelli mi fanno la spesa o pagano qualche bolletta. Il comune mi ha fatto avere un sussidio per due mesi. Fine».

Novanta centesimi al giorno, 45 a testa. Pochi per sopravvivere, troppi per salire nelle graduatorie abitative comunali. O il pranzo o l'affitto. «Per gli extracomunitari clandestini e delinquenti di via Anelli le case popolari sono state trovate subito. Io sono padovano, nato a Padova e figlio di padovani, e mi devo arrangiare. A loro tutto, a noi niente, soprattutto se poveri, disabili e senza lavoro», protesta Paccagnella.

Il fatto è che gli alloggi del comune c'erano, ma 150 di essi, in deroga alle graduatorie, sono andati agli occupanti delle case di via Anelli quando le sei palazzine sono state sgomberate. «Ho chiesto di incontrare il sindaco - racconta l'invalido -, in un anno sono stato varie volte in municipio, ma sono riuscito a parlare soltanto con le segretarie. Zanonato non mi ha mai ricevuto. Le sue signorine mi hanno liquidato in fretta, “vediamo cosa si può fare”. Mai avuto risposte. Il sindaco mi ha chiuso la porta, ma sappia che la mia è sempre aperta».

All'assessore comunale alla casa, Daniela Ruffini (Rifondazione), scappa una risatina: «Vedremo se scriverà quello che dico». Eccola accontentata. «In quattro anni il comune ha investito 8 milioni di euro per gli alloggi popolari e fatto 600 assegnazioni. I signori Paccagnella nel 2006 avevano 15 punti: pochini. È il terzo anno che fanno domanda, dovevano pensarci prima. I criteri sono fissati dalla Regione, e assieme alla Regione è stata risolta l'emergenza di via Anelli. Quest'anno, grazie a una modifica del bando regionale voluta da me, i Paccagnella avranno qualche punto in più. Gli abbiamo anche dato un sussidio». Ma non la casa che chiedevano. «Quello no, hanno molte persone davanti, sfrattati e stranieri, e le graduatorie non si saltano. Il rispetto delle regole vale anche per gli iscritti ad An».

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COMMENTI

14 commenti su 1   2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#9 Giulio42 (852) - lettore
il 11.04.08 alle ore 11:00 scrive:
Il vero problema è che non dovevamo permettere che le nostre città si riempissero di disperati.Questa è la guerra dei poveri, come si fa a decidere chi deve mangiare e chi nò.La colpa è di chi ha predicato accoglienza per il proprio interesse, servendosi degli esseri umani per raccimolare un voto e basta. Non dobbiamo più tollerare che il nostro paese si trasformi in un centro di raccolta per disperati, se sono esseri umani e lo sono, allora, accogliamo quelli che possiamo integrare, ma tutti non è possibile.
#8 andrew.bc64 (405) - lettore
il 11.04.08 alle ore 10:37 scrive:
Le questioni in oggetto sono molteplici: la prima è quella per cui gli italiani sono scavalcati in tutto da parte di immigrati che, anche se persone oneste, non dovrebbero avere questi privilegi. La seconda è che in Itlaia molte persone, durante la vita, non si preoccupano di migliorare, di studiare, di fari intraprendenti e previdenti per poi avere una pensione da anziani. Badate bene: la pensione non deve essere un regalo dello stato, come molti credono. La pensione dev'essere una forma di risparmio fatta durante la vita. Più contributi versi, più è alta la pensione. Il terzo fatto è che molte aziende preferiscono i lavoratori immigrati perché li possono pagare meno. I sidacati hanno tirato troppo la corda e oggi assumere una persona è diventato troppo caro!
#7 Bruno Mariotti (161) - lettore
il 11.04.08 alle ore 10:32 scrive:
Caro o cara Jeejhawk nessuno ha bisogno di dimostrare niente purtroppo. Questa cosa si commenta da sola. Così come si commenta da solo certo sarcasmo fuori luogo. Stiamo parlando di gente davvero bisognosa e non di spacciatori o prostitute che non hanno mai pagato una lira di tasse in vita loro. Purtroppo finchè in "italia" ci sono amministratori che pensano solo a crearsi sicuri bacini di voti occupandosi solo di clandestini gay e animali, ci saranno sempre i poveri Paccagnella. e per quanto riguarda il fatto che gli immigrati sono sotto pagati...MA PER FAVORE! Se fosse così i sindacati farebbero una manifestazione al giorno! SVEGLIA ragazzi! Stiamo andando allo sfascio e non ci rendiamo conto! Siamo cosi presi dal tentativo di sembrare tolleranti ad ogni costo ( perchè fa tanto radical ) che non ci accorgiamo nemmeno che siamo diventati una pseudo repubblica in stato confusionale. Danno le case ai clandestini e agli spacciatori e la nostra gente finisce sulla strada! Già...ma fino a quando tacerà la Nostra gente? Marco
#6 ANGELO58 (322) - lettore
il 11.04.08 alle ore 10:19 scrive:
Prima o poi, la Ruffini, lo incontrerà qualcuno di AN che le spiegherà la differenza tra Patria e Immigrazione. Il detto "solo montagne e montagne non si incontrano mai" è sempre valido specialmente per la Ruffini. Ma cosa può sperare il Signor Paccagnella e la madre, se hanno una persona che prima di fare il sindaco per tre mandati, ha ricoperto nel Partito Comunista Italiano la carica di direttore del "settore immigrazione ed emigrazione". Anche per questo motivo, la Ruffini si permette di affermare senza vergogna ...Il rispetto delle regole vale anche per gli iscritti ad An... Ma a Padova, le case si assegnano con la TESSERA!
#5 mvasconi (2258) - lettore
il 11.04.08 alle ore 10:08 scrive:
Concordo perfettamente con Angelo Rispoli... Ed è quanto potrebbe accadere a chiunque in questo paese in cui i legittimi cittadini sonon sempre piú sopraffatti ed insicuri, grazie a leggi che favoriscono l'illegalitá. Proporrei alla minoranza in Comune a Padova di chiedere a gran voce le dimissioni (vere) dell'ineffabile assessore
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