L’ultimo asso dei radicali: la cavillocrazia

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RomaL'accusa di essere violenti proprio no. Ai radicali non va giù che qualcuno confonda la violenza con una pratica gandhiana, quale può essere il costringere al «rispetto della legalità» un malcapitato rappresentane di lista facendo barriera con il proprio corpo. Loro sono nonviolenti e per metterlo in chiaro ieri hanno annunciato una bella querela contro il Pdl che li accusa di avere impedito la presentazione della lista nel Lazio, ricorrendo a intimidazioni.
Però - e qui sentiamo di non rischiare la querela di Emma Bonino e Marco Pannella - la guerriglia del cavillo è proprio roba loro. Se il Pci alle Frattocchie, fino agli anni Ottanta, annoiava i funzionari comunisti con politologia di partito, i radicali, da sempre, a chiunque voglia lavorare con loro, impongono lo studio e la conoscenza delle leggi elettorali, nazionali e locali; dei regolamenti delle assemblee elettive e delle procedure. Di tutte le regole del gioco politico, insomma.
Generalmente ai radicali serviva come arma di difesa da usare contro chi - dicono loro - li vuole escludere dall'agone politico. Utile se si vogliono presentare i referendum, rivendicare spazi in televisione e, in passato, se sceglievano di fare ostruzionismo nelle aule parlamentari. La novità delle regionali 2010 è che la cavillocrazia Pr è diventata un'arma di attacco. Ed è servita, cronometri alla mano, a escludere pezzi importanti della politica.
A farne le spese è stato, nel Lazio, il primo partito del Paese. In una regione dove le operazioni burocratiche spericolate sono all'ordine del giorno, hanno applicato una rigidità asburgica che (non poteva essere altrimenti) ha fatto saltare l'ingranaggio.
Nemmeno il tempo di gioire e incassare la vittoria - proprio dove c'è la loro unica candidata governatore con qualche possibilità di vittoria, Emma Bonino - che i radicali cambiavano obiettivo e andavano all'assalto della regione più importante del Paese. Lì, in Lombardia, sono soli. E sotto le legnate (metaforiche) dei radicali sono finiti all'inizio sia il candidato Pd Filippo Penati, sia il governatore in carica Roberto Formigoni. Penati è stato graziato dal riconteggio dei giudici. A Formigoni è andata peggio. La lista «Per la Lombardia» non è stata ammessa alle elezioni per invalidità di 514 firme. Decisione presa dalla Corte d'appello di Milano che ha accolto un ricorso, a firma Bonino-Pannella.
L'esclusione della lista del presidente lombardo sarebbe stata di per s´ un risultato epico. Ma ai radicali non poteva bastare ed ecco che Marco Cappato ieri si è spostato da Roma a Milano per spiegare che, secondo loro, l'esclusione della lista civica del governatore comporta, a cascata, l'uscita di scena del candidato presidente e di tutta la sua coalizione. «Allo stato Formigoni non è più candidato, poich´ è caduto tutto il suo listino e non c'è più la coalizione di centrodestra che lo supportava con le liste collegate». Quando si dice che la forma è sostanza.
E tutto parte dalla battaglia per la legalità, spiegava lo stesso esponente radicale. Sono settimane che i radicali segnalano l'impossibilità di raccogliere le firme legalmente, perch´ «non c'erano le condizioni». E se qualcuno non se n'è accorto, forse è perch´ lo sciopero della fame è una forma di lotta un po' datata.
Forse quella di via di Torre Argentina è una legittima strategia politica. Perch´ dove la Lista Bonino-Pannella si è trovata nella scomoda posizione del centrodestra laziale se l'è presa molto. In Toscana, ad esempio, ha annunciato ricorso contro l'esclusione alle Regionali nella Provincia di Pistoia, per la contestazione su 12 firme. Mobiliterà avvocati e quadri di partito. Ma non solo lì.
È mobilitazione «in tutti i collegi dove la nostra esclusione oppure la strana ammissione di liste chiuse all'ultimo minuto hanno caratterizzato le ultime 48 ore». Non è finita qui, insomma. E visti i tempi, magari, c'è da aspettarsi qualche altra sorpresa.

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COMMENTI

7 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#7 02121940 (5887) - lettore
il 02.03.10 alle ore 12:53 scrive:
Cosa volete che dicano i radicali ? per un piatto di lenticchie (9 poltrone nelle scorse elezioni) hanno svenduto la loro dignità. Sostenitori una liberismo puro si sono accasati con gli eredi dei comunisti, sia quelli che vantano tale qualifica sia quelli che ora la rifiutano, dopo averla rivestita per una vita
#6 v.carraro (46) - lettore
il 02.03.10 alle ore 11:21 scrive:
Difficile contrastare la "vivacità" radicale se non si ha la stessa spregiudicatezza nell'usare l'informazione !! Per esempio, perchè non viene dato ampio risalto al fatto che in questi giorni a Lecco/Como la DIGOS ha fermato il dirigente radicale Guido Biancardi (già candidato al Parlamento Europeo) perchè sorpreso a raccogliere firme illegali senza la presenza dell'autenticatore ?
#5 kornel (8) - lettore
il 02.03.10 alle ore 10:30 scrive:
altro che insabbiare!!! I Radicali sanno fare il loro mestiere al contrario di 'Mister panino con la porchetta'. Basta con le regole vissute come impedimento o male necessario. Se tu impedisci ai radicali di far sapere che esistono, quelli si incazzano e cominciano a fare il lavoro che da sempre sanno fare: mettere in evidenza l'illegalità diffusa anche nelle istituzioni. Qualche volta trovi il cancelliere complice, il funzionario che 'chiude un occhio o due, qualche volta ti va male. Prenditela allora con chi pensa che la presentazione delle liste si possa fare alla leggera, cambiando nome all'ultimo momento, lavorando di bianchetto, aggiungendo fogli a casaccio. E poi, basta con la disinformazione. Se vuoi puoi votare tranquillamente la Polverini; non potrai votare PDL ma gli altri partiti della coalizione si. Sai come gongola Casini (leggi Caltagirone)? E Storace? Spero solo che gli incapaci tornino a lavorare, finalmente, fuori dal partito e giù dalle poltrone
#4 roberto010203 (173) - lettore
il 02.03.10 alle ore 10:25 scrive:
Cavillocrazia? A me pareva che Ghedini fosse del PDL, non un radicale. E se e' giusto far leva su tutti i cavilli in tribunale per arrivare alla prescrizione del capo, perche' non dovrebbero fare la stessa cosa anche i radicali in politica?
#3 piertrim (1160) - lettore
il 02.03.10 alle ore 10:12 scrive:
Berlusca resta una sola cosa da fare : RIFORME, RIFORME, RIFORME e basta con i bolli tondi, i bolli quadri, le marche, il canone ecc.ecc. Dimenticavo anche qualche calcione!
7 commenti su  1  2   pagine RSS commenti | Cosa sono?
Alessandro Sallusti
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