L'ultimo flop del magistrato: cadono anche le accuse a Prodi

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Il gip del tribunale di Catanzaro ha archiviato la posizione dell’ex premier Romano Prodi indagato nell’ambito dell’inchiesta «Why not». La notizia non giunge inattesa, perché la stessa procura generale della città calabrese aveva chiesto l’archiviazione un anno fa: le accuse contro Prodi erano ritenute «generiche, vaghe e inidonee a fornire dati concreti su presunti favori a Saladino», cioè l’imprenditore che sarebbe il grande burattinaio della vicenda. Prodi non c’entrava con «Why not», così come Silvio Berlusconi era estraneo alle contestazioni rivoltegli dalla procura di Milano nel 1994 che lo costrinsero alle dimissioni. Caso chiuso anche per altre otto persone. «Why not» è l’inchiesta che ha portato alla caduta del governo Prodi. La istruì l’ex pubblico ministero Luigi De Magistris, ora eurodeputato dell’Italia dei valori e grande moralizzatore dell’italico suolo. Il pm indagò Prodi, il guardasigilli Mastella inviò gli ispettori, il fascicolo fu avocato, il magistrato trasferito, il ministro indagato al pari del vicepresidente del Csm, le procure messe una contro l’altra e subissate di avvisi e ricorsi, la poltrona del premier minata finché non saltò per aria. Ma quel botto fu contemporaneamente il trampolino di lancio per De Magistris. Lui che diceva di rifuggire la giustizia spettacolo subì una metamorfosi. Divenne un fenomeno mediatico, beniamino di Santoro & friends, ultimo (allora) epigono di quella giustizia-spettacolo inaugurata quando il pool di Milano affossò il decreto Conso sulla depenalizzazione del finanziamento pubblico ai partiti. De Magistris si trasformò nell’idolo di Grillo e Di Pietro, ennesima vittima del nuovo complotto di poteri occulti-massonerie-servizi deviati e chissà cos’altro. L’eroe fu trascinato a furor di popolo a Bruxelles, beatificato nel consesso dove siede anche Mastella e dal quale ora pontifica come un padreterno. Strada facendo, l’inchiesta «Why not» perde pezzi. Non è l’unico castello di carte giudiziarie eretto da De Magistris poi crollato. Inquisì la madre di una sua collega di tribunale, che fu prosciolta. Indagò il marito di un’altra collega: anche lui uscì immacolato. Il Consiglio giudiziario di Catanzaro bocciò la sua nomina a magistrato di Corte d’appello in quanto le sue «inconcludenti fonti di prova» erano in realtà «rapporti personali tra indagati». A Salerno è stato prosciolto da una cognata di Michele Santoro dalle accuse di abuso d’ufficio (indagò oltre i termini concessi) e concorso in diffusione di notizie coperte da segreto (nonostante incontrasse i giornalisti perfino a Eurodisney). Si è occupato di reati contro la pubblica amministrazione dal 1996, appena insediato a Catanzaro, ma nessuno dei suoi indagati è mai stato condannato per reati amministrativi. Ha fatto spendere montagne di soldi pubblici per consulenze che non hanno portato a nulla. Perfino Massimo Di Noia, avvocato di Tonino Di Pietro, chiese provvedimenti giudiziari contro il pm, soprannominato dagli addetti ai lavori (e ai livori) del tribunale calabro «Gigineddu flop». «I procedimenti da lui istruiti, di grande impatto sociale perché istruiti contro i cosiddetti colletti bianchi, erano quasi tutti abortiti con provvedimenti di archiviazione, con sentenze di non doversi procedere e con sentenze ampiamente assolutorie»: parole messe nero su bianco dal magistrato Bruno Arcuri del Consiglio giudiziario di Catanzaro, il quale ne propose di bocciare la promozione di De Magistris elencando «una serie numerosissima di insuccessi», di «procedimenti infausti e immotivati», di «errori evitabili ed evidenziati dall’organo giudicante», di «violazioni manifeste di legge, addirittura diritti costituzionali», di «tecniche di indagine discutibili». Una «patologia forse unica nel panorama delle iniziative di un pm». Nel 2003 De Magistris pose sotto sequestro due villaggi turistici a Botricello. Diciotto indagati. Un blocco di quattro anni con perdita dei finanziamenti europei già stanziati (nove miliardi di lire). Nel 2007 il gip Tiziana Macrì, la stessa che ha archiviato Prodi, prosciolse tutti lodandone «la condotta corretta e trasparente». Nel 2004 sequestrò un cantiere a Davoli Marina, subito dissequestrato dal tribunale della libertà. Nel 2007 mise i sigilli al centro turistico ecologico Marinagri: un investimento finanziato da Stato e regione, con opere per 100 milioni di euro, 47 imprese appaltatrici, 1.800 lavoratori. Tutto fermo perché il pm paventava inondazioni. Centinaia di famiglie della zona di Policoro rovinate dal sequestro hanno fondato l’associazione Vittime di De Magistris, con tanto di statuto, sito internet, rassegna stampa e recapiti telefonici. Magari domani si iscrive pure Prodi.

COMMENTI

22 commenti su 1   2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#17 Nini (415) - lettore
il 22.11.09 alle ore 15:37 scrive:
Gli insuccessi del demagistris pm sono la dimostrazione dello stato moribondo e nauseante della giustizia in Italia. E il bello che ora ce lo ritroviamo in politica a fare chissà quali e quanti altri danni.......in un'azienda privata qualsiasi il demagistris non potrebbe nemmeno fare il fattorino (con ogni rispetto ai fattorini)!
#16 tatiana josipovic (1346) - lettore
il 22.11.09 alle ore 14:23 scrive:
Adesso stiamo aspettando la venuta in politica,naturalmente nell'italia dei disvalori!del giudice ingroia, abbiamocominciato a sentirne la diffusione di commenti dappertutto e la presentazione superufficiale a anno zero, da dove sono partiti altri giustizialisti "dei nostri stivali" tipo appunto de magistris (tutto in minuscolo volutamente). Tutti i veri sf.. della magistratura una volta definitivamente *******i dal loro regno,vengono immediatamente assorbiti dalla politica qualcuno nel Pd qualcuno anche nel cxd,forse,ma adesso cè italia dei disvalori che li aspetta a braccia aperte e+ sono sfigati è meglio è tutti con 1 passato particolare tutti con pericolo di essere sbattuti fuori dalla magistratura x incapacità e per abuso di potere, e de magistris ne è l'esmpio in assoluto,dopo di pietro, ha sbagliato tutto e ha fatto spendere allo Stato milioni di euro in cause sbagliate e abusando di 1 potere che non doveva avere xkhè incapace.Adesso i danni li farà in politica. CHE VERGOGNA!!!!
#15 roberto.morici (1393) - lettore
il 22.11.09 alle ore 13:50 scrive:
L'ennesimo inglorioso e ridicolo fiasco di "Mr. the flop", in forza nell'armata del Porta-valori in scatole da scarpe, spedito al Parlamento Europeo dove, sembra, sia stato dimenticato qualche ortaggio, ancora da catalogare.
#14 Kuraz (51) - lettore
il 22.11.09 alle ore 13:20 scrive:
Ma come, ha indagato pure su Prodi e non lo considerate un merito? E' chiaro che siete spiazzate sui vostri teoremi a proposito delle toghe rosse. Ma ve lo immaginate un ghedini che indaga su qualcuno del Pdl?
#13 CAMILLO ROTA (393) - lettore
il 22.11.09 alle ore 13:01 scrive:
Come è possibile e tollerabile che,impunemente,De Magistris(od un qualsiasi altro magistrato)con avvisi di garanzia quali l'inchiesta "WHY NOT"sia concausa della caduta di un governo italiano e rovini tanti politici o cittadini italiani?Non è accettabile che una procura(in questo caso quella di Milano nel 1994)emetta avviso di garanzia e provochi le dimisssioni di Berlusconi per poi scoprire che egli era estraneo ai fatti contestati.Tutto ciò è semplicemente folle!Bisogna assolutamente trovare delle soluzioni a queste assurdità. Camillo Rota
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Alessandro Sallusti
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