martedì 09 febbraio 2010
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domenica 22 novembre 2009, 07:00

L'università che odia i ragazzi di Cl

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In questi giorni a Milano si stanno palesando due Italie, anzi tre. La prima Italia è quella di alcuni studenti (di Comunione e Liberazione) dell’Università Statale di Milano. Raccontiamo cosa fanno. Lo fanno da tanti anni, dagli anni ’70. Invece di bruciare ciò che non gli va, costruiscono qualcosa. Studiano, sostengono i loro compagni di studi, aprono cooperative librarie, trovano appartamenti per i fuori sede, sono molto uniti, fanno anche politica, il tutto in nome di un ideale cristiano molto concreto. Lo dicono, ma si vede anche. Questo cattura fiducia, e anche molti risentimenti, c'est la vie. Fanno anche un’altra cosa: le prendono. Nel senso che sin da quarant’anni fa il metodo insegnato da don Giussani (essere presenti, essere se stessi, condividere i bisogni del prossimo) fa girare le scatole ai compagni, che menano. Spranghe eccetera. C’è stato qualche anno di tregua. Ma ora l’odio è ritornato, un odio tronfio, da picchiatori matricolati.
Questa Italia numero 1 ha il sostegno del popolo che lavora, delle famiglie che fanno fatica a mandare i loro ragazzi a studiare, magari senza neanche troppe prospettive. Questi ragazzi somigliano a quelli che aprono le piccole fabbriche artigiane al mattino presto, e cercano di inventare le strade di un certo benessere e di una vita buona. Drammatica come è drammatica la vita, ma buona. Con il desiderio di essere utili.
Passiamo alla seconda Italia. Questa Italia è quella degli sfaccendati, e siccome l’ozio è il padre dei vizi, loro li hanno tutti, in primis l’invidia, l’ira e l’accidia. Ma anche l’avarizia: gli altri lavorano, loro insaccocciano. In questo caso si dicono anarchici (figuriamoci) di un collettivo che si chiama «La ringhiera». Costoro giorni fa hanno praticato un esproprio proletario, il più cretino di tutti, perché non ha avuto per vittime le multinazionali del commercio, ma i loro colleghi che però hanno il difetto di alzarsi prima dell’alba e tirare su le saracinesche. Giovani che hanno il torto di darsi da fare e di non ringhiare. Tutto ciò è insopportabile per questi pirati urbani, i quali sono entrati nella cartolibreria chiamata Cusl (Cooperativa universitaria studio e lavoro), si sono fatti 800 fotocopie, e hanno preteso di pagare come a Chicago: con i cazzotti, sbraitando alla Al Capone. Erano convinti di farla franca. Sicuri di esercitare il potere della paura. Invece i ragazzi di Cielle hanno fatto quello che i cittadini debbono: denuncia. Nessuna omertà. La polizia ha verbalizzato, compresi i nomi dei denuncianti; e sono seguiti gli arresti, presto peraltro seguiti da scarcerazioni. Se rapini qualcuno, càpita persino in Italia di finire in galera.
Risultato: i cinque coraggiosi che hanno spezzato la catena di soprusi, peraltro tollerati dalle autorità accademiche, si sono ritrovati loro a essere trattati da banditi, circondati da manifesti e lenzuoli da Far West, con scritte tipo: wanted vivo o morto. Una vera taglia su di loro, considerati infami da estirpare dalla vita civile. Come se l’Università fosse Corleone sono apparsi striscioni dove quei ragazzi venivano indicati come gente che «nuoce gravemente alla libertà». Certo: alla libertà di rubare, alla libertà di essere violenti, e alla libertà di essere impuniti.
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21 commenti su  1  2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#21 Ruben (66) - lettore
il 22.11.09 alle ore 18:59 scrive:
no, caro #11cittadinoliberodisinistra; sei solo l'ennesimo paraculo...
#20 fritz1996 (944) - lettore
il 22.11.09 alle ore 19:06 scrive:
La logica di Muhlbauer è quella omertosa***: chi vuol far rispettare la legge e per farlo si rivolge alle forze dell'ordine è una spia, anzi, nel loro gergo, un infame. D'altra parte, che altro ci si può aspettare da uno che si autodefinisce comunista?
#19 marcothink (195) - lettore
il 22.11.09 alle ore 17:43 scrive:
Uno dei motivi principali per cui ho lasciato l'insegnamento nelle scuole è quello che sanno tutti, tranne i comunisti. Non illudiamoci: i mafiosi capiscono solo la violenza.
#18 Mago Zurlì (6) - lettore
il 22.11.09 alle ore 16:53 scrive:
Caro Farina, sono d'accordo con Lei in tutto e per tutto. C'è anche una quarta Italia, quella di chi fa dell'onestà la propria bandiera in ogni occasione e che per questo subisce persecuzioni quotidiane e violenze molto più dolorose degli assalti subiti dai ragazzi di CL. Io sono un servitore dello Stato, che lavora nell'Università di Milano come docente di una materia prestigiosa. Ma non ho le coperture politiche, familiari, accademiche e lobbistiche indispensabili per sopravvivere in quel mare torbido in cui è stata trasformata la pubblica amministrazione e la stessa libertà e democrazia di questo Paese. Perciò sono costretto ad impiegare gran parte del mio tempo non nella ricerca e nell'insegnamento, ma nella difesa del mio lavoro e della mia dignità dal malaffare, dal nepotismo, dalle logiche mafiose dell'appartenenza a cui lei accenna di striscio nel suo articolo. Mi piacerebbe parlarne con lei che forse avrebbe il coraggio di scriverne. Cordili saluti
#17 Antonio63 (2522) - lettore
il 22.11.09 alle ore 16:16 scrive:
#11 liberocittadinodisinistra : Non e' un'anomalia anzi perfettamente giusto e se ha studiato lo ha fatto per costruirsi un futuro migliore che comunque Le auguro di tutto cuore. Non e' l'appartenenza che a volte da fastidio ma il fanatismo e il voler imporre agli altri le propie idee. Sincera cordialita'
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