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martedì 22 aprile 2008, 07:00

Ma per gli italiani è una festa qualsiasi

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Il dato più desolante del sondaggio sugli italiani e il 25 aprile è che oltre un quinto dei nostri connazionali non sappia neppure cosa si festeggi quel giorno. Possiamo anche sorridere alle risposte strampalate di chi tira a indovinare (la vittoria nella prima guerra mondiale... lo sbarco dei Mille...): poi, se il sondaggio ha ragione, rimane l'amarezza di un vuoto culturale che va ben oltre la preparazione scolastica. La scuola, di certo, ha le sue responsabilità, se non è riuscita a imprimere nella memoria una data - cioè un evento - che fa da spartiacque nella nostra storia recente. Per di più si tratta di una scuola dove - è polemica ricorrente - la storia della Resistenza riceve attenzioni particolari. E si badi che, anche fra i laureati, più di uno su dieci non ha idea di cosa si stia parlando. È un altro segnale, se ce ne fosse stato ancora bisogno, di un sistema scolastico capace più di produrre lauree e diplomi che conoscenza.

A parte la scuola, però, rimane da chiedersi in quale mondo vivono quei 21,5 italiani su cento che passano ignari e inconsapevoli - impermeabili - attraverso il bombardamento annuale di celebrazioni e polemiche in tv, alla radio, sui giornali, sui manifesti, nei cortei. Da notare che i dati sono piuttosto omogenei per sesso, classe di età e sociali, aree geografiche, professione, religiosità e - soprattutto - posizioni politiche: ha dato la risposta giusta l’80 per cento degli elettori di centrosinistra e il 77,2 per cento degli elettori di centrodestra (mentre sono appaiati gli elettori del Pdl e quelli del Pd). C'è dunque un quinto degli italiani indifferente non solo alla storia della nazione, ma alla sua vita sociale e politica.

Si tratta dunque di un quinto degli italiani indifferenti e insensibili a ogni evento che non li riguardi in prima persona, o che non tocchi le loro curiosità quotidiane. Questo dato è confermato dalle risposte alla seconda questione: più di un italiano su due non si accorge neppure delle polemiche che da anni accompagnano la festa della Liberazione. È un pessimo segnale per la nostra vita civile, comunque la si pensi sul 25 aprile. Dopo la desolazione, la sorpresa, sulla terza affermazione: «Io il 25 aprile non lo sento tanto come festa nazionale italiana». Una lieve maggioranza del 48,9 per cento (cui si aggiunge il 5,1 dei «non so») è d'accordo, contro il 46 per cento. Anche in questo caso le differenze sono poco significative per classi e categorie, mentre è davvero clamoroso che i dati di chi è d’accordo siano molto simili nelle «zone rosse» (46,5), nel triangolo industriale (45,1), nel meridione non toccato dalla guerra civile (51,9). La percentuale altissima su chi è d'accordo nella Sinistra Arcobaleno (42,5) e nel Pd (53,2) dimostrerebbe che il 25 aprile viene recepito come - perché è stato trasmesso come - una festa che divide invece di unire, festa di una parte piuttosto che di tutti.

Non a caso, paradossalmente, è fra gli appartenenti alla Destra storaciana che la sentirebbe di più come festa nazionale: subìta, per contrapposizione. Che non si tratti di una mancanza di patriottismo, è confermato dalle risposte alla quarta affermazione, «La festa del 2 giugno unisce gli italiani più del 25 aprile». È d’accordo il 53,5 per cento degli italiani che sanno di cosa si parla, mentre non è d’accordo il 41,5 per cento. Se si trattasse di un referendum su quale deve essere la festa nazionale, insomma, avrebbe vinto il 2 giugno.

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13 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#13 hellstrike (455) - lettore
il 22.04.08 alle ore 22:55 scrive:
@gianmariax Il discorso riguardante la vendetta ha del logico. Ma vendicarsi ogni santo 25 aprile mi sembra un po troppo ! I morti ci sono stati, troppi e non importa più di quale colore. OGGI è inutile continuare "a menarla" con il 25 aprile dell'antifascismo perchè il fascismo è finito, a differenza del "fratello gemello" detto anche comunismo. E che oggi si continui a strumentalizzare questa festa per far valere, non una vittoria, ma un'ideologia non solo è scandaloso ma anche irriverente nei confronti di tutti quelli che sono morti sognando un'italia migliore.
#12 gianvito61 (3) - lettore
il 22.04.08 alle ore 19:01 scrive:
Vorrei consigliare al DOTT.BRUNO PANTOSTI BRUNI di andare a cercare su Wikipedia le parole "25 aprile 1945" e leggere molto attentamente cosa dicono. Mi dispiace che Lei abbia perso dei familiari in tale perodo ma non era solo "rossi" i partigiani perchè mio padre che il patigiano lo ha fatto, mi aveva riferito che erano di tutti i colori, e questo in nome della libertà.
#11 Wolf (5202) - lettore
il 22.04.08 alle ore 18:08 scrive:
Quoto il post di Luigi Morettini. Dal punto di vista prettamente militare la Resistenza Italiana è stata trascurabile (peggiore quella Francese), utile ma trascurabile senza gli Sherman alleati.. Forse ha contato di più la Mafia ad agevolare lo sbarco in Sicilia degli Americani, per intercessione delle famiglie Americane..Ma comprendo che le mie parole sono bestemmie e per quanto mi riguarda non festeggio feste prettamente comuniste e frutto di una storia scritta dai soli vincitori. Regards
#10 muttley (1064) - lettore
il 22.04.08 alle ore 16:54 scrive:
Come una festa qualsiasi? Mica con tutte le feste poi allacciarci altri giorni per fare il ponte. Io, ad esempio, farò il ponte e se fa bello andrò al mare. Evviva il 25 aprile! L'hanno istituita appositamente per far andare al mare gli italiani...
#9 Luigi Morettini (3245) - lettore
il 22.04.08 alle ore 14:28 scrive:
Egregio Prof. Guerri, la maggioranza degli Italiani è stufa di vedere il teatrino che puntualmente si allestisce intorno al 25 aprile. Da ricorrenza per la fine della guerra è stata tramutata abusivamente, dalle forze politiche della sinistra, in uno scalpo da mostrare, come facevano gli indiani dopo aver scotennato qualche giubba blu. La Liberazione dell'Italia dal nazifascismo la dobbiamo all'esercito alleato, composto soprattutto da Americani ed Inglesi che sono morti a migliaia per restituirci la libertà. Assistere tutti gli anni "all'appropriazione indebita" di questo risultato per la libertà, da parte di una minoranza esigua (che pure ha contribuito al risultato finale ma con la malcelata speranza di sostituire il fascismo con il comunismo),continua ad alimentare polemicuzze politiche soprattutto da quei partiti che il Popolo Italiano non ha esitato un istante a sbattere fuori dal Parlamento.
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