Ma non accusate di omicidio Beppino Englaro

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Quando Eluana Englaro è morta non abbiamo avuto esitazioni nel titolare, in prima pagina, che era stata «uccisa». Ma non abbiamo esitazioni neppure oggi nel dissentire dalla denuncia per omicidio volontario che è stata presentata contro Beppino Englaro. Il nostro può sembrare un atteggiamento contraddittorio, ma non lo è. Cerchiamo di spiegarci.
Che Eluana sia stata uccisa non è un’opinione: è un dato di fatto. Non era tenuta in vita artificialmente, era solo alimentata, così come sono alimentati i neonati, che da soli non sono in grado di nutrirsi. Eluana è morta perché qualcuno ha smesso di darle nutrimento, e anche sulle sue reali condizioni ci sarebbe molto da dire. Si è voluto credere più alla testimonianza di una giornalista amica del padre (che peraltro ha visto Eluana quando già era stata interrotta l’alimentazione) che non alle Misericordine che l’avevano in cura: mah. La stessa autopsia ha poi confermato che era molto più credibile la versione delle suore.
Tuttavia proprio i cattolici - e a denunciare Beppino Englaro è stata appunto un’associazione di cattolici, anche se non in sintonia, su questa scelta, con la Chiesa - dovrebbero avere ben presente la distinzione «fra peccato e peccatore». Non è detto che in presenza di un omicidio ci sia necessariamente un omicida. Ripeto: proprio i cattolici dovrebbero sapere che quel che conta, più che l’atto, è l’intenzione del cuore. Beppino Englaro ha «voluto» uccidere sua figlia? Non lo crediamo. Crediamo che abbia voluto porre fine a una sofferenza. Non ne condividiamo la scelta, ma non ci sentiamo di considerarlo un «omicida volontario», quale è stato indicato nella denuncia.
Cito un cattolico doc come Vittorio Messori, che parlando di divorzio, aborto e eutanasia nel suo recente libro Perché credo scrive che questi sono, per il mondo liberal, «diritti civili, traguardi di civiltà, progresso benefico», e continua: «Per il cattolico, il contrario: ma sarebbe ingiusto che non riconoscessimo la buona fede nell’abbaglio di chi è convinto di avere ragione, perché guarda da un punto di vista che ben comprendo, perché è stato anche il mio» prima dell’incontro con la fede. «Compito dei credenti nel Vangelo è farsi strumenti», continua Messori, «perché» coloro che sbagliano su questi temi «si convertano». E lo «strumento» più adatto non ci pare certo il ricorso a una Procura della Repubblica: non solo la fede, ma neppure un retto convincimento può essere imposto con le manette. La testimonianza, diceva San Paolo, sia fatta «con dolcezza e rispetto».
Siamo contrari a questa denuncia anche perché darà fiato agli estremisti alla MicroMega. E perché pensiamo che Beppino Englaro ha fatto e detto tante cose sbagliate, ma prima di giudicarlo dovremmo avere anche noi guardato nostra figlia, per diciassette anni, attraverso una vetrata.

COMMENTI

51 commenti su 1  2  3  4  5   6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#26 nonna.mi (461) - lettore
il 28.02.09 alle ore 14:19 scrive:
Quello di cui abbiamo parlato forse anche troppo, secondo me è molto importante perchè se basta l'assenso di un Magistrato per poter fare morire una persona togliendole la possibilità di essere nutrita, senza che sia stata approvata una legge specifica da parte del Parlamento, ciò può dar luogo a una serie di altre situazioni uguali da parte di chiunque voglia farlo:*****dove si fermerà questa catena di morte?
#25 Nino GIORNO FELICE (2) - lettore
il 28.02.09 alle ore 14:18 scrive:
Caro signor Michele, scusi se mi permetto, ma non è Paolo che chiedeva "dolcezza e rispetto", bensì Pietro (1 Pt 3,16). Grazie dei suoi interventi anche a Radio Maria (magari attraverso padre Livio). Nino da Roma
#24 IDA STRAFILE (130) - lettore
il 28.02.09 alle ore 14:15 scrive:
Il Suo articolo, sig. Brambilla, porta a riflessioni diverse. Innanzi tutto dal punto di vista giuridico: è vero che si è agito sulla base di una sentenza passata in giudicato; ma l' istruttoria, per quello che tutti noi sappiamo, è incompleta, sommaria, illegittima perchè monca di un elemento essenziale: chi rappresentava in giudizio gli interessi della moritura? Nè si può pensare che LEGALMENTE era rispettato il contraddittorio; il tutore se la è cantata e suonata da solo. Si trattava di TOGLIERE LA VITA AD UN ESSERE UMANO! Perchè di vita si trattava comunque, cattolici, atei, agnostici, o di qualunque altra confessione più o meno religiosa. E' stata fatta una istruzione MOLTO SOMMARIA: quali elementi probatorii sono cambiati dalle sentenze di rigetto delle pretese del sig. Englaro e la sentenza di accoglimento della richiesta? riflettiamo sui tempi, sui modi, sul colore politico del governo nelle varie fasi e negli anni; sono sicura che si tratta di una sentenza politica.
#23 vecchio lettore (37) - lettore
il 28.02.09 alle ore 13:44 scrive:
Forse non tutti sanno (a causa della massiccia disinformazione, quindi spesso incolpevolmente) che il provvedimento che ha "autorizzato" l'uccisione di Eluana Englaro è un decreto di volontaria giurisdizione, il quale per esplicito diposto del codice civile è per sua natura sempre revocabile. Non c'è sentenza e non c'è giudicato. Inoltre non fa stato nel processo penale. E' per questo che quelli hanno presentato la denuncia per omicidio volontario, mica sono scemi. Certo la questione deve essere approfondita dagli azzeccagarbugli e io penso che alla fine quel poveretto ne uscirà: volete che non si eserciti la "inventiva" dei nostri magistrati? O forse mi sbaglio. In ogni caso, diciamo le cose come stanno.
#22 rataplan45 (521) - lettore
il 28.02.09 alle ore 13:18 scrive:
conforti fabio, lei sta parlando la lingua della logica e del buonsenso. che , in questo sito, è lingua morta
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