Ma la società omofoba è fuori dalla realtà

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Nell’apprezzare la libertà di stampa e il pluralismo esagerato delle idee di questo giornale, mi sono imbattuta l’altro giorno, con inquietudine, nella lettera davvero omofoba di un signore genovese. Eterosessuale. Il quale si diverte a definire gli omosessuali «i non eterosessuali»; ritiene che non siano discriminati ma che, anzi, abbiano invaso tv e strade della città. E si scandalizza perché si discute della necessità di una legge finalizzata a condannare l’omofobia. Meno male per lui che non sia stata approvata, giacché sarebbe stato il primo imputato.
Questo signore, forse parente della senatrice Binetti, è giusto che sappia alcune cose. L'omosessualità e la bisessualità, che a lungo sono state considerate malattie e devianze, sono riconosciute sin dal 1994 normali varianti della sessualità umana. Nel 1974 l'Organizzazione mondiale della sanità aveva rimosso l'omosessualità dall'elenco dei «disturbi sociopatici della personalità» e dal 1994 il quarto Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali l'ha appunto definita variante del comportamento sessuale umano.
È del tutto ovvio e scontato che gay, lesbiche e transessuali siano visibili nelle città, sui luoghi di lavoro e nei mezzi mediatici, in quanto solo in Italia sono quasi sei milioni, circa il 10% della popolazione. Altre stime suggeriscono che siano addirittura circa il 30% (quindi diciotto milioni di individui) e che, dunque, vi sia un 20% di loro silente e riservato.
Tuttavia, la nostra società - e ne è la prova il signore di Genova, estimatore della Binetti - continua a dimostrare un preoccupante, allarmante, ma soprattutto intollerante, atteggiamento omofobico, il che costituisce un’espressione discriminatoria di non cultura storica, sociale e giuridica. E umana.
Noi molto e apertamente facciamo per altre minoranze che hanno subito gravi discriminazioni nella storia e che ora godono di specifiche tutele: per quelle linguistiche o etniche, per i fedeli di altre religioni che non siano quella cattolica, e anche per i rom. Elaboriamo leggi a tutela dei cacciatori, che sono meno di settecentocinquantamila. Riconosciamo garanzie civili, sociali e perdoni a iosa, anche da parte della Chiesa a persone che, per tanti motivi (per esempio di origine, educazione e istruzione), sono molto lontane da noi. Ciononostante, siamo incapaci di apprezzare, senza pregiudizio, la normalità e la fratellanza di persone che giudichiamo con brutale ingiustizia esclusivamente per il loro orientamento sentimentale (prima che sessuale).
L’Eurispes, secondo un sondaggio di pochi anni fa, ha rilevato che solo la metà degli italiani accetta l’omosessualità come normale forma d’amore. L’altra metà evidentemente, forse condizionata dal severo e antistorico pensiero clericale, ritiene che sia una piaga sociale: si stratifica, così, un condizionamento che rende la vita di molti gay dolorosa e insopportabile. Vengono, infatti, sdoganati e apprezzati tra loro quelli che si distinguono nello spettacolo, nella moda e nella politica. Gli altri, perseguitati dalla cultura omofobica o se vivono in ambienti culturalmente gretti, sono costretti a tacere e nascondersi. A soffocare la loro affettività, a vivere nel dolore, nella vergogna e nella fatica di affrontare sguardi, giudizi, disprezzo, irrisione e, a volte, emarginazione.
Molti genitori riescono a considerare una dannazione il figlio gay, non ne parlano e spesso lo allontanano dalla famiglia.
Ha un senso concreto il Gay-Pride. Hanno senso le battaglie a favore degli omosessuali. Come hanno avuto senso le battaglie che hanno fatto le donne perché si affermasse loro la pari dignità giuridica: che 40 anni fa era ancora un’utopia.
Anche gli omosessuali in Italia - sei o diciotto milioni che siano - hanno diritto di essere riconosciuti dagli altri uguali, nella pari dignità giuridica, morale e affettiva; senza censure, persecuzione, sabotaggi. Senza dolore. Senza essere costretti a raccontarsi e a spiegarsi anche per superare l’atteggiamento residuale omofobico di chi li gratifica di patetica «tolleranza».
La nostra Costituzione tutela e garantisce il rispetto dell’individuo e dei diritti assoluti della persona, che non sono, però, né precisati, né sommariamente indicati. Dunque, costituiscono una «categoria aperta». Tra questi deve essere ricompreso, anche perché l’articolo richiama espressamente lo svolgersi della «personalità dell’individuo», il diritto alla sessualità che, come dice la Cassazione, è un modus vivendi essenziale per l’espressione e lo sviluppo della persona. La Cassazione spiega anche che «l’omosessualità va riconosciuta come condizione dell’uomo degna di tutela, in conformità ai precetti costituzionali; assunto da cui discende che la libertà affettiva va intesa come libertà di vivere senza condizionamenti e restrizioni le proprie preferenze sessuali, in quanto espressione del diritto alla realizzazione della propria personalità, tutelato dall’articolo 2 della Costituzione».
Il signore di Genova dovrebbe anche sapere che, nel 2007, l’Italia ha ricevuto dal Parlamento europeo una lettera d’ingiunzione relativa ai problemi concernenti il mancato rispetto delle disposizioni sovranazionali che vietano ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale. La discriminazione contro il popolo Glbt (gay, lesbiche, bisessuali, transessuali) in Italia c’è ed è evidente nella società e nel diritto: se non si pone un immediato rimedio, la storia ci giudicherà allo stesso modo dei persecutori dei neri e degli ebrei.
Il signore di Genova (con la Binetti) dovrebbe, comunque sia, sapere che qualsiasi religione, con parole diverse, ripropone il comandamento di amare il prossimo come se stessi. Dunque, chi non ama, non rispetta, non comprende e non ha misericordia degli altri, pecca gravemente. Soprattutto se per giustificare il disprezzo e la discriminazione usa argomenti meschini che si riconducono, alla fine, alla sola sfera genitale di chi è discriminato. Dimenticandone l’anima, il pensiero, le vicende e, soprattutto, il dolore che ne contrassegna la vita.

COMMENTI

23 commenti su 1   2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#18 Ciccosan (95) - lettore
il 15.10.09 alle ore 12:13 scrive:
Signora De Pace, sono maschio eterosessuale, e mi creda non me ne può fregare di meno degli omosessuali. E sono sicuro che come me la iper-stramaggioranza delle persone. Quello che invece mi indispone nei loro confronti è questo martellante esibizionismo, questo volere a tutti i costi esporre la propria omosessualità come se fosse un elemento di distinzione da privilegiare. Consigli loro di fare le loro battaglie come tante altre categorie fanno, con discrezione, con garbo, con equilibrio di toni. Non vorrei che tra qualche anno dobbiamo assitere alla sfilata su Roma dei feticisti del piede, o degli onanisti, o degli esibizionisti, che nel loro piccolo sono persone normali ma con una sessualità differente dalla media (va bene detto così?).
#17 Sarvan (68) - lettore
il 15.10.09 alle ore 12:14 scrive:
Mi spiace ma non condivido l'articolo. Come cittadino rivendico il diritto di dichiararmi anche pubblicamente contrarsissimo alla «gay agenda» che tanti danni ha fatto e sta facendo nel mondo anglosassone (e non soltanto) senza che mi si affibbi una condanna per omofobia, così come rivendico il diritto di criticare gli obiettivi e i metodi del «second wave feminism» senza essere accusato di misoginia. In quanto alla «normalità» dei gay, alle linee guida dell'OMS e alle lobbies che la muovono preferisco il Catechismo della Chiesa cattolica, che in materia è «crystal clear».
#16 lorenzo63 (112) - lettore
il 15.10.09 alle ore 12:13 scrive:
Leggendo i commenti non mi sembra di poter vedere una divisione al 50% come evocato nell'articolo ma direi che sono molte più le persone di pensiero contrario, la legge deve essere uguale per tutti casomai vanno tutelate delle persone particolarmente deboli quali possono essere donne,bambini,disabili,anziani ne hanno sicuramente diritto. L'orientamento sessuale non ne fa sicuramente una categoria a rischio.
#15 paolo sanfilippo (3) - lettore
il 15.10.09 alle ore 12:02 scrive:
Invito solo la sig.ra Bernardini De Pace e chiunque voglia farsi un idea equilibrata del problema a consultare il sito documentazione.info sull'argomento omosessualità. Si tenga poi sempre presente, per non fare troppi voli pindarici, che tutto in natura è maschio e femmina e a questo è legata la riproduzione e conservazione di ogni specie. Cordiali saluti Paolo Sanfilippo
#14 acd1948 (291) - lettore
il 15.10.09 alle ore 11:53 scrive:
Non condivido in toto l'articolo. Nessuna discriminazione, ma un po' più di buon gusto (Gay Pride) e meno ostentazione non guasterebbero.
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