«Ah ah, kof kof».
Pronto?
«Scusi, sono a casa con la bronchite».
Ha somatizzato la sentenza che vieta il doppio incarico?
«Ma va: ci sono abituato, sono un perseguitato delle dimissioni».
Cioè?
«Anno 1999, sono assessore regionale al Turismo: mi dimetto per fare il presidente della Provincia».
La rieleggono nel 2004.
«E nel 2008 mi dimetto per candidarmi alla Camera, senza nemmeno la certezza di essere in lista, perch´ la legge impone di dimettersi tre mesi prima».
Eroe.
«Finisco dodicesimo in lista, passiamo in 13: eletto per il rotto della cuffia».
Eletto pare una parola grossa.
«Vabbè vero: nominato».
E 5 mesi fa viene eletto sindaco.
«E veda, dover rinunciare sarebbe un peccato per la città. Perch´ io non costo nulla al Comune: non percepisco indennità e anche i miei spostamenti sono a carico del Parlamento».
Però quanto a produttività in Aula lei lascia a desiderare: 574° su 630 deputati.
«Ah ah, kof kof. Sì, ma di questi tempi lei sa bene come funziona, tutti seguiamo i capigruppo... Io ho quasi l'80 per cento delle presenze».
Dice Italo Bocchino che il Fli scatenerà l'inferno: ricorsi a tutti i tribunali di città e province con sindaci e presidenti anche parlamentari.
«Non vedo perch´. C'è una sentenza e mercoledì la giunta per le elezioni ci dirà come muoverci, immagino ci daranno la possibilità di scegliere».
E lei che farà?
«Ci dovrei pensare un po'».
Pensiamoci assieme.
«Faccio politica da quando avevo 14 anni: ho fatto il sindaco non perch´ ne avessi bisogno, ma solo per dare un contributo alla mia città, infatti sono stato eletto col 62 per cento».
E la Camera?
«Ho usato il mio ruolo soprattutto per aiutare Catanzaro. Che poi, sa cosa?».
Cosa?
«Vista la situazione finanziaria che ho trovato e visti i tagli ai trasferimenti statali, governare una città, soprattutto al Sud, è così difficile che quasi quasi...»
Resta a Roma?
«No, quasi quasi scelgo la via più difficile e resto a fare il sindaco».
Ingrandisci immagine
