mercoledì 27 maggio 2009, 08:09
Mauro a Ballarò, la Repubblica delle babbucce
Il riservato numero uno del quotidiano scende nell'arena di "Ballarò". Non per parlare di elezioni o di economia, ma della ragazza di Casoria. Una filippica nella fascia massima di ascolto per porre ancora le 10 domande al premier
Ballarò coi lupi. Ezio Mauro vince la tradizionale ritrosia made in Cuneo e scende nell’arena tv. Si capisce: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Eccolo lì, nel salotto di Giovanni Floris, su Raitre, fra Maurizio Crozza con lo scolapasta in testa, Franceschini che dice di non aver mai cavalcato la polemica su Noemi (ma va’ là) e la maschera trasfigurata di Marco Pannella, che ormai in tutte le trasmissioni viene imposto dall’alto come un comandamento divino (sempre al posto della povera Bonino, fra l’altro). Eccolo lì, fra un servizio un po’ fazioso e una domanda compiacente. Giacca blu, accento piemontese. È proprio lui, il superdirettore Mauro. Lui che non si vede quasi mai, lui che normalmente si sottrae a tutti i dibattiti, forse perché ritiene troppo futili argomenti come la crisi economica, l’immigrazione o le riforme istituzionali. Adesso finalmente ha trovato un tema che merita la sua partecipazione in diretta nazionale: Noemi. Si capisce: c’è da discutere di problemi fondamentali per il Paese: quando la ragazza è stata invitata alla sfilata di moda di Roma era accompagnata solo da papà Elio o anche da mamma Anna? È vero che papà Elio quella sera ha guardato una partita alla televisione con il maggiordomo Alfredo? E soprattutto: durante la passeggiata per il centro storico di Roma, in compagnia del premier, è vero o no che la famiglia Letizia acquistò un paio di babbucce?
Voi capite: da queste domande potrebbe dipendere il futuro del Paese. La nostra democrazia è in pericolo. E se invece delle babbucce avessero comprato, che so io, un pigiama a pois? E se invece che guardare la partita in televisione con il maggiordomo Alfredo, papà Elio fosse andato a mangiare la coda alla vaccinara in una trattoria di Trastevere? Ve ne rendete conto: saremmo alle soglie della crisi istituzionale, ci sarebbero i presupposti dell’impeachment. Il Noemigate avrebbe raggiunto il suo culmine.
Perciò, di fronte a una tale emergenza democratica, la Rai che poteva fare? Ovvio: concedere al potente direttore di Repubblica la tribuna di prima serata. Un assolo, proprio in principio di trasmissione, nella fascia di massimo ascolto. Fatevene una ragione, non poteva essere altrimenti: la Rai non viene forse mantenuta col denaro dei telespettatori? E i telespettatori non desiderano forse sapere tutto delle babbucce di Noemi e delle cartoline storiche di papà Elio? E vogliamo omettere qualche dettaglio sulla partita di calcio vista col maggiordomo Alfredo? Per esempio: c’erano o no le patatine? E le birre? Rutto libero? Temi di grande rilevanza mondiale, ça va sans dire. Brava Raitre, è questo il modo giusto per spendere il denaro pubblico.
Ezio Mauro, d’altra parte, come ospite è perfetto. Televisivamente un po’ rigido, ma preparato. Da qualche giorno, in effetti, la sua Repubblica fa le scarpe a Eva Express. I fedelissimi l’hanno ribattezzata Repubblichella 2000. Prima vedeva solo nero, adesso vede solo (cronaca) rosa. È un bel progresso: siamo passati dai racconti della catastrofe a quelli di Letizia, dal pianeta globale al piccolo mondo di Casoria. E nel passaggio epocale si sono scatenati i cronisti della meglio gioventù: a cominciare da Giuseppe D’Avanzo, uno che ha attraversato i grandi scandali della storia recente per finire a raccogliere le confidenze dell’ex fidanzato Gino. Triste fine, come dice Andrea Marcenaro: da SuperGladio a SuperGlande.