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venerdì 04 settembre 2009, 07:00

Mentana delude il Pd: Silvio editore? Mi lasciò libertà

MEDIASET L’ex direttore: «Quando mi chiamò al Tg5 mi diede solo un’indicazione: lo faccia come vuole»

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Sul palco principale, è l’unico che si permette di ironizzare sui suoi intervistati, da Grazia Francescato a Bruno Tabacci, combattendo a colpi di ironia e sarcasmo anche con Massimo D’Alema. E tenendogli testa. Che, alla Festa Nazionale del Pd, è pur sempre una notizia.
Ma il vero appuntamento di Enrico Mentana alla Festa di Genova è quello in libreria, dove l’ex direttore del Tg5 e sempre più probabile neodirettore del Tg3 presenta il suo Passionaccia, testo certo non tenero con Silvio Berlusconi. Per intenderci, è il libro dove è pubblicata la lettera di Mentana a Fedele Confalonieri in cui racconta la cena di Mediaset una settimana dopo la vittoria elettorale di Pdl e Lega del 2008: «Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo...».
Insomma, Mentana sembrerebbe l’uomo giusto al posto giusto. E gran parte di quelli che vanno alla loggia dei Banchi ad ascoltarlo sono lì per sentirsi ripetere mille volte quella lettera, per sentire parlare di «regime».
E invece. Invece, la sorpresa. Proprio mentre si intensificano le voci sul suo approdo al Tg3, Mentana spiazza il pubblico. E, con una notevole dose di onestà intellettuale, non dà ai compagni quello che loro si aspettano. Soprattutto, nel momento del mitico dibattito, delle domande del pubblico, delle sollecitazioni della pancia della Festa.
Si parte proprio da una domanda di una signora, che la prende da lontano e gli chiede «se è andato via dalla Rai, sull’altra sponda (lui ride: «Si parla di televisione, sono giorni in cui bisogna chiarire») perchè convinto dal fascino di Berlusconi o dal fascino delle tasche di Berlusconi?». Mentana racconta di come, in quel momento, lui, craxiano, fosse «di fatto pensionato alla Rai a 34 anni» e di come sarebbe andato al Tg5 «di corsa, anche gratis e anche a piedi. Chiedete a qualsiasi giornalista cosa sognerebbe di fare e vi risponderà che il suo massimo è un nuovo giornale, con collaboratori tutti scelti da lui... Insomma, il Tg5». E qui viene il bello, nel momento dell’incontro con il neo-editore Berlusconi: «Pure lui era craxiano - e anche lì aveva il suo tornaconto, come si è capito dopo - ma, quando mi insediai mi diede solo un’indicazione editoriale sul nuovo tigì di Mediaset: “Lo faccia come vuole”».
In platea inizia a serpeggiare la delusione, ma il meglio deve ancora arrivare. Ed è riservato a tutti coloro che intervengono per parlare del potere subliminale della televisione «che fa vincere Berlusconi». Mentana smonta il teorema un pezzo alla volta, a partire dal ragionamento più alto, quello che vuole un disegno raffinatissimo che passa attraverso le fiction, le telenovele, i giochi e il varietà. Insomma, il segreto del successo del berlusconismo sarebbe nei palinsesti: «Ma attenti perchè, se girate il mondo, le uniche cose che trovate in qualsiasi Paese sono il Grande Fratello, Beautiful e La ruota della fortuna. Quindi, attenti a dire sempre che è tutta colpa di quello lì». Al massimo, Mentana ammette una certa mancanza di anticorpi nel pubblico, «anche perchè, rincorrendo sempre le eccellenze, la sinistra rischia di perdere il contatto con l’uomo della strada».
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