Mezzogiorno Qualche idea per cavalcare la ripresa

di -
Tra le tante cose pazze che si leggono sui giornali in questi giorni quelle sul Mezzogiorno sono le più bislacche. Innanzitutto per il modo e per il tempo in cui sono nate. Un mese fa il governo ha messo in cantiere il suo documento di politica economica, lo ha approvato, lo ha presentato in Parlamento, è stato discusso nelle due Camere ed è stato approvato. In tutte queste fasi la parola «Mezzogiorno» non è stata mai al centro del dibattito economico. Subito dopo l'approvazione del documento di strategia economica è scoppiata la santabarbara per un'uscita del ministro Calderoli che prima ha parlato di gabbie salariali al Sud e poi lo ha negato ripiegando sul concetto di una contrattazione decentrata regionale. Di qui un'alzata di scudi dell'opposizione e dei sindacati e subito dopo annunci frenetici di un nuovo piano Marshall per il Sud.
L'affanno e la fretta sono sempre cattive consigliere in particolare in un momento come questo in cui lo tsunami recessivo sta incominciando a far sentire i propri effetti sulle aziende e sui livelli occupazionali. Ne fanno fede la vicenda Innse, la crisi del territorio ascolano e dell'area industriale di Melfi. Primi segnali al Nord, al Centro e al Sud di un settembre difficilissimo che va affrontato con saggezza e coraggio senza pensare o di esorcizzarlo con continui annunci o di strumentalizzarlo politicamente. La caduta del Pil che andrà oltre le previsioni di Bankitalia e governo e l'esplosione del deficit e del debito metteranno a dura prova la tenuta complessiva del Paese e in questo quadro il Sud, macilento e da molti anni dimenticato presenta rischi gravissimi. In queste condizioni abbandonarsi al lento scorrere del tempo aspettando il Godot della ripresa internazionale è un errore.
Se l'Ocse dice che vede in Francia e in Italia i primi segnali di un arresto della caduta del prodotto interno lordo forse è perch´ noi siamo già caduti essendo l'Italia l'unica tra le grandi democrazie europee a veder chiuso il 2008 già in profonda recessione (-1 per cento del Pil). Serve dunque mettere in campo alcune idee coraggiose che ci aiutino a fare la nostra parte per uscire del tunnel e che a ripresa conclamata ci facciano abbandonare quella posizione di ultima della classe in Europa per tasso di crescita che ci affligge dal 1995. Nei prossimi mesi andrebbero investiti nell'economia reale almeno 15 miliardi di euro in più orientando gli interventi a sostegno della domanda interna fatta di consumi, investimenti privati e pubblici. Mentre per il settore privato alcune cose sono state fatte (vedi detassazione degli investimenti realizzati entro il giugno del 2010) per le famiglie andrebbe fatto di più dal momento che i bonus energetici, ad esempio, sono solo una parziale restituzione a una parte di esse dell'aumento del prezzo della benzina e del gasolio avvenuto nel 2008 e che ha fruttato allo Stato oltre due miliardi di maggiore gettito Iva. Per gli investimenti pubblici sarebbe sufficiente, senza altri stanziamenti, adottare per pochi casi procedure speciali del tipo di quelle usate nei post terremoti e attivare opere minori di competenza comunale. Tutte queste risorse già sono in gran parte stanziate nel bilancio dello Stato e vanno solo erogate con rapidità. Dare una frustata alla domanda, però, non sarebbe sufficiente se a essa non venissero accoppiati forti investimenti in innovazione, ricerca e formazione che sono i pilastri sui quali organizzare nel medio periodo una nuova politica dell'offerta in grado di renderci più competitivi sul piano internazionale.
In questo quadro va recuperata la scarsa produttività del Mezzogiorno con alcune misure: 1) la ripresa di quel filo spezzato 15 anni fa per infrastrutturare il territorio meridionale abbattendo le diseconomie ambientali che si trasformano in un aumento dei costi aziendali; 2) una fiscalità di vantaggio già prevista dalla legislazione europea dal 2005; 3) una flessibilità salariale all'ingresso più forte dell'attuale come strumento concordato tra le parti sociali per accentuare le convenienze a investire nel Sud; 4) uno sforzo simile a quello che fu fatto 20 anni fa con Falcone e Borsellino per infliggere colpi mortali alla criminalità organizzata. È inutile dire, però, che tutto questo non sarà sufficiente se i politici meridionali non dovessero fare la propria parte per selezionare classe dirigente all'altezza della situazione abbandonando il nefasto familismo e l'autoritarismo dei piccoli ras locali che hanno devastato il panorama politico meridionale impedendo, tra l'altro, l'uso ottimale degli ingenti fondi europei.

ANNUNCI GOOGLE

COMMENTI

11 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#11 teoriko (355) - lettore
il 13.08.09 alle ore 16:04 scrive:
al sud farebbero comodo anche i soldi stanziati a suo tempo per il terremoto dell'irpinia. Geronimo, ha qualche idea su come recuperare quanto fu dirottato chissa' dove?
#10 teoriko (355) - lettore
il 13.08.09 alle ore 16:01 scrive:
al sud farebbero comodo anche i soldi stanziati a suo tempo per il terremoto dell'irpinia. Geronimo, ha qualche idea su come recuperare quanto fu dirottato chissa' dove?
#9 garibaldo (64) - lettore
il 13.08.09 alle ore 13:41 scrive:
per #7AnnoUno Non volevo farne una questione di rivalità fra nord e sud, nè tantomeno escludere il centro. Se anche ciò che lei afferma circa i soldi andati tutti dal sud al nord fosse vero oggi il problema è un altro. Io intendevo dire che se non si salvano le PMI dovunque siano situate (chiedo scusa per aver detto...le PMI del nord) la situazione non si raddrizzerà e l’economia di tutto il paese si avviterà su se stessa, crollando. Comunque mi permetto di suggerirle di informarsi meglio circa i flussi di denaro tra nord e sud, e anche sul loro utilizzo.
#8 blues188 (1092) - lettore
il 13.08.09 alle ore 13:18 scrive:
O perché è sfruttato. O perché è il fattore trainante. O perché è il migliore praticamente e sempre su tutto. O perché che ne so io, si parla sempre e solo del Sud. Eccheballe... Meno male che per la Tv c'è il telecomando, così quando vedo le solite cavolate italiane subito cambio. Nonne posso più di pane pugliese e pizze veraci. Auffffffffffff
#7 AnnoUno (1176) - lettore
il 13.08.09 alle ore 12:25 scrive:
Non capisco. Leggo che per 15 anni il sud ha pagato le tasse ma non ha ricevuto infrastrutture, che sono state invece realizzate al nord, aumentando il maledetto divario. Ora si vorrebbe correre ai ripari, malgrado il malcelato odio nei confronti del sud piagnone ed assistenzialista, ma PURTROPPO non si potrà perchè bisognerà PRIMA salvare le PMI settentrionali. Come per anni si è fatto con le industie settentrionali. Sicuri che i fiumi di denaro indirizzati al sud siano rimasti lì? Li vedete da qualche parte? E sicuri che la somma dei torrenti riservati al nord non superasse i fiumi per il sud? E in tutti questi conteggi, che fine ha fatto il Centro?
11 commenti su  1  2  3   pagine RSS commenti | Cosa sono?
- correlati
+ correlati