Milano e quell’arte di distruggere le imprese

Si muore di tasse. Il governo pensa alla ripresa e alle liberalizzazioni. Ma non si rende conto che il nostro non è un paese a misura di impresa

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Di tasse si muore. Il governo giustamente si occupa della ripresa economica. Procede con le liberalizzazioni e tra pochi giorni con le semplificazioni. A parole la politica è sempre alla ricerca della ricetta giusta per dare una mano alle nostre piccole imprese per continuare a creare occupazione, reddito. Ma non si rende conto che il nostro non è un paese a misura di impresa che immancabilmente è considerata una pecora da tosare. Il caso milanese è eclatante, ma ovviamente non unico. Con una semplice delibera comunale sono stati aumentati fino al 1800 per cento i costi di occupazione del suolo pubblico. La facciamo semplice: tutte le imprese edili che dovranno scaricare i calcinacci o montare una gru, o tutti i traslocatori che dovranno montare le piattaforme per trasportare i mobili sono da oggi praticamente fuori mercato. Il costo della nuova gabella spesso è superiore al lavoro che debbono fare al proprio cliente. Un trasloco o un’impresa edile che abbia un affare da svolgere nelle vie centrali di Milano avrà un costo anche di 7.000 euro per operazione. A questi signori importerà poco uno sconto sui taxi o una farmacia in più. Questi signori sono fregati. Lavoro in meno e indirettamente tasse talmente alte che non verranno mai pagate. Gli americani la chiamano curva di Laffer. La fine dell’impresa.

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COMMENTI

34 commenti su  1  2  3  4  5  6  7   pagine dal più vecchio | dal più recente
#34 zio Fester (1849) - lettore
il 24.01.12 alle ore 16:00 scrive:
#29 PierPierPiero, Lei probabilmente non è di Milano oppure non appartiene a quegli strati sociali che hanno resa ricca la città con il loro lavoro e stando attenti alle spese. Pisapia appartiene alla parte più ricca della società per meriti di suo padre, il grande penalista e professore universitario. Legga bene cosa ha scritto e detto nel corso della campagna elettorale depurando le frasi dagli orpelli demagogici e non potrà che giungere alle stesse mie conclusioni. Sta seguendo coerentemente un programma che prevede una Milano per l'alta società, con ceti medi e poveri espulsi, tranne quelli che hanno ricevuto la casa in affitto grazie ad una amministrazione comunale per nulla neutrale. Ha ancora quattro anni e qualche mese davanti a se e sta portando avanti il suo programma a tappe forzate.
#33 giusebono (71) - lettore
il 24.01.12 alle ore 15:44 scrive:
A proposito di tasse. Quello che è certo che il 90% delle imprese e sul lastrico da Equitalia. Altro che la fandonia dei 50 miliardi di evasione di pidocchi della G.D.F. In iTALIA non lavora più nessuno, l'ultima è l'alcoa in Sardegna, la quale va via per i costi del lavoro i più alti del mondo. Questo è il vero motivo della reccessione in itALIA.
#32 martello carlo (230) - lettore
il 24.01.12 alle ore 14:26 scrive:
Che cosa c'è da stupirsi? Pisapia è un comunista e per un comunista l'unica impresa accettabile è lo STATO e gli unici imprenditori accettabili sono i politici imbelli come lui, vale a dire, se va avanti così, la futura NOMENKLATURA.
#31 tzilighelta (625) - lettore
il 24.01.12 alle ore 14:19 scrive:
Io a Porro non ci credo più!
#30 vferrari (90) - lettore
il 24.01.12 alle ore 13:30 scrive:
#28 albi: ho una bellissima idea per risolvere il problema da lei evidenziato. Quando vedrà un "camioncino degli immigrati in nero" lo fotografi e mandi la foto ai vigili, così potranno controllare e nel caso fare la multa. Un po' di sana delazione fiscale in questo paese ci starebbe bene, non crede? Poi, è deliziosa la sua frase su "le imprese serie, in regola, certificate e bollate e quindi italiane". Li ha letti i giornali di oggi sui 7500 evasori totali?
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