martedì 09 febbraio 2010
 
 INTERNI
domenica 01 febbraio 2009, 09:01

Milano, un giorno nella "fabbrica di clandestini". Gli irregolari entrano in manette, escono liberi

Viaggio tra le aule del tribunale, dove il meccanismo assurdo della Giustizia rilascia uno dopo l’altro gli extracomunitari senza permesso di soggiorno. Un avvocato: «Quanti soldi pubblici buttati per niente»

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Milano La fabbrica dei clandestini è al piano terra del Palazzo di giustizia di Milano. Tre aule, le gabbie colme di un’umanità giovane e malmessa, nugoli di interpreti e tre giudici che per tutta la mattina scarcerano chi era stato arrestato per non aver obbedito all’ordine di espulsione. È la legge, niente di strano, e infatti le udienze vanno avanti fra porte che sbattono, avvocati che afferrano la bandiera della difesa d’ufficio all’ultimo secondo, agenti col basco azzurro della polizia penitenziaria che entrano e escono in continuazione.
Il giudice Beatrice Secchi chiama Valentin. Dalle sbarre emerge un ragazzo albanese. Ha la faccia quadrata, indossa un giubbotto nero e dimostra tanta buona volontà: «Sono idraulico e lavoro». «In nero», lo corregge il magistrato. Lui scuote il faccione e riprende: «Nel 2002 ero in attesa del permesso di soggiorno nel vostro Paese, stavano per darmelo, questione di ore, e invece mi hanno espulso e in 40 minuti mi sono ritrovato in Albania; nel 2005 sono tornato e mi hanno controllato», ma non si capisce come sia andata a finire. Si capisce invece un’altra cosa: Valentin è pulito, incensurato, ma adesso si era sistemato a casa del fratello che è stato arrestato con altre 15 persone per traffico di cocaina. Lui non c’entrava, solo che è finito nella retata, senza documenti e con un’espulsione sulle spalle. L’hanno portato a San Vittore per permanenza clandestina. «Io lavoro» ripete al giudice «Sì, lei lavora in nero, perché clandestino», sintetizza il magistrato. Che poi stringe: convalida l’arresto e scarcera l’imputato, quindi fissa il processo per il 17 aprile. Ma verrà Valentin? «Quasi tutti tagliano la corda - spiega il giudice - per questo, quando li interroghiamo, ci facciamo consegnare la procura speciale con cui riusciamo a gestire il processo».
È un meccanismo davvero surreale. Il clandestino viene espulso; non se ne va o torna di nascosto nel nostro Paese e allora scatta, obbligatorio, l’arresto. Ma i processi, di media, sono catene di montaggio delle scarcerazioni: l’imputato esce, in attesa del verdetto, e tanti saluti. Oppure, se la sentenza arriva di volata, viene condannato, ad una pena di 6-8-10 mesi. E subito dopo rimesso in libertà. Come è normale quando la pena è inferiore ai due anni. Insomma, l’irregolare viene afferrato dalla legge e dalla legge riconsegnato alla sua vita invisibile. Con una postilla: se lo acciufferanno di nuovo, sempre senza documenti, non potranno più processarlo: non si può giudicare due volte una persona per lo stesso reato.
Valentin è libero e presto sarà libero anche il connazionale che sta al suo fianco dietro le sbarre. Ha i capelli raccolti in una coda di cavallo, indossa come tutti o quasi i clandestini scarpe da tennis e jeans. In più, strano, non spiccica una parola d’italiano. «Come mai - chiede perplesso il giudice - se lei era già in Italia nel ’98?». Mistero. O forse no. «Ma io vivo in Grecia - racconta lui attraverso la mediazione dell’interprete - e sono venuto qua in Italia solo per trascorrere il Capodanno con mio cugino. Abito a casa sua». Il magistrato scuote la testa: «Qua risulta che suo cugino non abbia fissa dimora». Un bel pasticcio. Viene scarcerato, perché incensurato, e viene fissata la data del processo: anche per lui il 17 aprile. «Si tenga in contatto con il suo avvocato», lo saluta scaramanticamente il giudice.
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9 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#9 LoZioTazio (602) - lettore
il 01.02.09 alle ore 21:00 scrive:
Oltre che riformare la giustizia é necessario riformare i magistrati. Purtroppo molti di questi magistrati buonisti e lassisti sono figli del 68 e dintorni, sono quelli che una quarantina di anni fa si iscrivevano a legge o altre facoltá non troppo impegnative dove ci si laureava anche senza studiare, grazie alle commissioni politiche di controllo degli esami vestite con gli immancabili eskimo verdi, e grazie al "18 politico" che suddette commissioni garantivano ai loro compagni di merende, caso contrario occupavano la facoltá e buonanotte. Oggi, a 40 anni di distanza, sono diventati dei "distinti signori" e "autorevoli" magistrati (distinti e autorevoli tra virgolette, ovvio!), e chi paga per la loro incompetenza e ottusitá é il popolo italiano. Oggi stiamo raccogliendo quel che in passato abbiamo seminato. E allora evviva il 68!, evviva la sinistra!, evviva quei magistrati sessantottini e sinistrorsi che sono una palla al piede della giustizia, della democrazia e dell' Italia tutta!
#8 Americo (83) - lettore
il 01.02.09 alle ore 17:15 scrive:
È evidente che i procedimenti di legge italiani sono per lo meno insufficenti per risolvere la situazione. È di primaria importanza creare lo strumento della libertà sotto cauzione per assicurare la presenza dll'imputato al processo. E più imbrogliata è la situazione o incerta la residenza o la identità del denunziato, più alta deve essere la cauzione. Negli Stati Uniti ci sono agenzie che offrono, in certi casi la cauzione, ma che poi vanno a caccia dei delinquenti se non si presentano al processo e fanno l'arresto del cittadino elo presentano alla giustizia. Chi evde il processo una volta rimane in carcere la seconda.
#7 Fabi (13) - lettore
il 01.02.09 alle ore 15:25 scrive:
I agree with Mr. Mittler #1 mittler (827) - lettore il 01.02.09 alle ore 9:19 scrive: E' l'immagine dello sfascio dell'Italia a cui nessuno può o vuole porre rimedio. A parte le continue ingerenze della chiesa cattolica contro qualsiasi iniziativa tendente ad estirpare il fenomeno dell'immigrazione clandestina, ritengo che sotto sotto, molto sotto, ci siano enormi interessi economici a tenere in piedi queste forme di pagliacciate nei tribumali italiani. Non ultima la lobby degli avvocati a cui i processi agli immigrati clandestini garantiscono fior di miioni di euro l'anno. Dire che questo sia il paese della vergona è poco: Sig. Berlusconi, Sig. Alfano, non sarebbe ora di svegliarsi prima che scoppi una rivoluzione armata contro i clandestini? Non sarebbe ora di varare leggi serie che non si prestino ad alcun tipo di 'interpretazione' da parte di magistrati indegni?
#6 onil (177) - lettore
il 01.02.09 alle ore 10:15 scrive:
Forse basterebbe applicare una norma di legge NON INTERPRETABILE che dicesse: l'immigrazione clandestina è un reato; tale reato comporta l'IMMEDIATA espulsione verso il paese di provenienza.
#5 Angiolo5924 (180) - lettore
il 01.02.09 alle ore 9:59 scrive:
A me sembra che il clandestino torni comunque libero. Qui da noi, nel paese dei balocchi. E' clandestino, sì? Bene, se non ha commesso reati gravi nel qual caso va in gattabuia e ci resta, lo si accompagna alla frontiera e lo si butta fuori con un calcio nel di dietro. E se ritorna, va in galera cinque anni, senza tanti processi o arresti domiciliari da parenti inesistenti o comunque senza alloggi esistenti. Sto in albergo, quale, non mi ricordo, da mio cugino, che non ha fissa dimora. Prendono per il **** il giudice e tutti noi che abbiamo un minimo di raziocino. Quindi pugno duro e cavoli loro. Invece qui sembra di essere a Bisanzio con i turchi fuori delle porte in attesa di entrare e scannare tuti i beoti riuniti in conclave per stabilire se gli angeli sono di sesso maschile o femminile. Debosciati!
9 commenti su  1  2   pagine
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