Mondadori, il giudice brindò alla fine di Silvio

Raimondo Mesiano ha condannato il Biscione a pagare 750 milioni di euro. Tre anni fa lodava in pubblico Prodi e sbottava: "Berlusconi deve andarsene". E già sapeva che avrebbe dovuto emettere la sentenza sul caso Mondadori

di -

Milano - La sala è quella in fondo, sulla destra. Al centro, sotto un faro, una barca da pesca dell’Adriatico in miniatura. Intorno, sette tavoli per ventiquattro posti. Alle pareti oblò, quadri, remi, timoni, gli immancabili piatti del Buon ricordo. Sembra di essere a bordo, anzi Al cuoco di bordo, ristorante della via Gluck, quella cantata e resa immortale da Celentano, ben frequentato da chi vuol mangiare anche a Milano pesce fresco. È in questo ambiente marinaro che una sera d’autunno del 2006 Raimondo Mesiano aggiunge ai gamberoni, alle cozze e agli spaghetti allo scoglio le sue considerazioni sul Cavalier Berlusconi. «Ricordo bene - racconta un giovane avvocato, impeccabile nel suo gessato - che più parlava e più mi dicevo: ma allora le toghe rosse esistono davvero».

Allora però nessuno sapeva chi fosse Raimondo Mesiano, a parte gli addetti ai lavori che quotidianamente entravano nel suo ufficio, alla decima sezione del tribunale di Milano. La notorietà è arrivata il 3 ottobre scorso con la sentenza che manda al tappeto la Fininvest e la obbliga a risarcire per la vicenda del Lodo Mondadori qualcosa come 750 milioni di euro, destinati alla Cir di Carlo De Benedetti. Quel verdetto astronomico porta la firma di Raimondo Mesiano, che giusto l’altro ieri è stato pure promosso dal Csm per «l’equilibrio, la diligenza e la laboriosità dimostrati» sul campo.

Quella sera al Cuoco di bordo Mesiano non nuota fra i marosi della guerra di Segrate, ma semmai in quel trionfo di pesci e crostacei, innaffiati da ottimi vini bianchi. Fra un boccone e l’altro, il giudice parla a ruota libera e attira l’attenzione del legale che, combinazione, siede a non più di un metro, un metro e mezzo da lui: «“Meno male che è caduto Berlusconi ed è arrivato Prodi”. Sono passati tre anni e naturalmente non posso ricordare con esattezza le parole, ma i suoi ragionamenti ruotavano tutti sull’antitesi fra Prodi e Berlusconi e se la memoria non m’inganna ripeteva: “Berlusconi dovrebbe dimettersi, dovrebbe andarsene”». Dovrebbe, quindi, lasciare la politica. I due commensali, un uomo e una donna, ascoltano il giudice. E con loro ascolta pure l’avvocato, che per qualche minuto perde il filo della cena di famiglia, con la moglie e i suoceri. «Ad un certo punto mio suocero ha cominciato a parlare male dei magistrati per via di un suo problema e gli ho detto di non gridare: “Il signore seduto a quel tavolo è un giudice della decima”».

Attenzione: il giudice che in quel momento impugna la forchetta non è solo un giudice della decima, ma è già l’arbitro della contesa miliardaria fra il gruppo Berlusconi e il gruppo De Benedetti. La sfida delle sfide. La causa sul Lodo Mondadori infatti è cominciata nel 2004. Per la verità in un primo momento è stata affidata ad un’altra toga, Domenico Piombo, ma poi all’udienza del 26 settembre 2005, un anno circa prima della cena in via Gluck, Piombo è stato sostituito da Mesiano e sarà Mesiano a condurre tutte le successive udienze e a scrivere il clamoroso verdetto.

Non importa. Il giudice che ha nelle mani un caso così complesso e spinoso non si chiude in clausura ma esterna, fra i gamberoni e i granchi, il suo endorsement per Prodi, affonda senza mezze misure Berlusconi, prima di affondare anche i bilanci del Biscione.

Mesiano è fatto così. Non ama le mezze misure. E non si perde in formalità. Recentemente, al termine di un processo, uno dei tanti che si fanno in batteria a Palazzo, ha fatto un cenno ad un teste invitandolo ad avvicinarsi: lui, un medico, viene interpellato, già che c’è, davanti a tutti su un qualche problemuccio che affligge il magistrato. Formula una diagnosi, per quanto veloce, e l’accompagna pure con una ricetta volante in cui prescrive la cura adeguata.

Ora sarà interessante vedere quale metro di misura adotterà Mesiano il 22 ottobre nella causa che Bobo Vieri ha promosso contro l’Inter per essere stato controllato e pedinato. «Faremo un intervento ad adiuvandum, come si dice in questi casi - annuncia col sorriso sulle labbra l’avvocato Gianluca Lavizzari, presidente delle agguerrite Toghe rossonere -: noi riteniamo che il giudice Mesiano possa aiutarci a colpire l’Inter e a rifondare il Milan che in questo momento ha un bisogno assoluto di liquidità. Se per i risarcimenti valgono i criteri del Lodo Mondadori, la squadra tornerà competitiva e potrà lottare per lo scudetto».

raimondo mesiano, il giudice del lodo mondadori
raimondo mesiano, il giudice del lodo mondadori
Ingrandisci immagine
raimondo mesiano, il giudice del lodo mondadori

COMMENTI

104 commenti su 1  2  3   4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#89 giordano (670) - lettore
il 16.10.09 alle ore 16:38 scrive:
prova del palloncino anche ai giudici
#88 Edmond Dantes (646) - lettore
il 16.10.09 alle ore 16:37 scrive:
#83 Vikingson . Lei non ce la da a bere. Nella sua biografia l’ “ingegnere” racconta come "figlio del vichingo" fosse il nome di fantasia che da ragazzino si era scelto quando giocava ai pirati con Romano Prodi. Poi i due si sono ritrovati da grandi ed hanno ripreso il loro gioco preferito andando all’ arrembaggio delle casse pubbliche. Ma è arrivato quel guastafeste di Berlusconi che ha impedito di abbordare SME e Mondadori rompendo le uova nel paniere. Certo che lei contava di non essere riconosciuto in questo sito di berluscones, ma, come si dice, il diavolo fa le pentole, Prodi le porcherie e De Benedetti i coperchi.
#87 zombie (33) - lettore
il 16.10.09 alle ore 16:29 scrive:
E chi dice che per avere in mano certe cause occorre essere veri Giudici? Basta vendere il riverito didietro nello stesso mercatino dell'usato in cui si comprano le lauree....
#86 carlpat (835) - lettore
il 16.10.09 alle ore 16:19 scrive:
Nel corpo burocratizzato come la magistratura la sentenza per il lodo Mondadori era scritta da tempo, come, spero di sbagliare, sono scritte da tempo le sentenze per le altre cause penali e civili contro Silvio. Di fatto, la magistratura è ostile al Cav. e non aspetto altro che scompaia dalla faccia della politica. Questo atteggiamento della magistratura è il suo tallone di Achille, perché non accelera il suo lavoro se non in caso di cause contro Silvio e manda gli altri cittadini in bianco per anni e anni. Io ho avuto una banalissima causa di condominio che un maresciallo avrebbe risolto in dieci giorni ma per la giudice ci sono voluti 11 anni (e ha anche sbagliato la sentenza in modo clamoroso). Io penso che la riforma sia un fatto difficilissimo, data la radicata coscienza di casta dei magistrati, ma altrettanto urgentemente necessaria. Se Silvio riuscirà a iniziarla, farà un'opera ben più importante della ricostruzione dell'Abruzzo.
#85 tucidite1 (610) - lettore
il 16.10.09 alle ore 15:57 scrive:
Vikingson non so da quale pianeta vieni. Le promozioni si possono anche promettere. Già dal 2006 il togato esprimeva le sue simpatie e le antipatie su un caso affidatogli. Questo suo ultimo sforzo (lavorando anche di sabato) potrebbe anche significare: se non ti sbrighi con quella pratica...ciccia! Le trattorie di via Gluk prima di tangentopoli erano frequentatissime da funzionari pubblici , invitati. Provare a chiedere. Durante, si spopolarono e alcune chiusero. La sensazione che la sinistra abbia la bava è molto evidente. I loro padroni sono insoddisfatti.
104 commenti su 1  2  3   4  5  6  7  8  9  10   pagine RSS commenti | Cosa sono?

ANNUNCI GOOGLE

Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
Scrivi al direttore

L'opinione

di Nicola Porro
Siciliotti è quel signore biondo, con i capelli quasi più ridicoli...
di Stefano Filippi
A che gioco gioca Silvio Berlusconi? Leggete l’intervista che...
di Marcello Foa
Gran bel colpo della Stampa, che stamane pubblica un’intervista...
di Alberto Taliani
 Mentre infuria la polemica sui mammoni e sull’illusione del posto...
di Paolo Giordano
Se poi te li ritrovi qui, tra i velluti di un cinque stelle con vista...
di Dan Segre
Perché la Cina segue la Russia nel bloccare le sanzioni contro la...
di Sum ergo Cogito
Per credere nell’infinito occorre accorgersi che il mondo é...
- correlati
+ correlati