martedì 09 febbraio 2010
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 INTERNI
martedì 06 ottobre 2009, 08:20

Mondadori, scontro sulle motivazioni Berlusconi: allibito, enormità giuridica


In 176 pagine il giudice spiega perché Fininvest deve pagare 750 milioni a De Benedetti. E accusa il Cavaliere: "Corresponsabile della corruzione per Mondadori". Il premier: "Allibito, ma vado avanti cinque anni, non c’è nulla che potrà farci tradire il mandato degli italiani". Csm, 15 giudici chiedono una pratica a difesa del giudice Mesiano. Il giudice regala a De Benedetti altri 45 milioni

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Milano - Silvio Berlusconi non poteva non sapere della corruzione del giudice Metta, chiamato nel 1991 a decidere chi dovesse controllare la casa editrice Mondadori. Perchè i soldi finiti al giudice venivano da un conto estero della Fininvest, e Berlusconi era all'epoca il numero uno del Biscione: «Sarebbe assolutamente fuori dall'ordine naturale degli accadimenti umani che un bonifico di circa 3 miliardi di lire sia disposto ed eseguito per finalità corruttive senza che il dominus della società, dai cui conti il bonifico proviene, ne sia a conoscenza e lo accetti. Pertanto è da ritenere che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva, corresponsabilità che come logica conseguenza comporta la responsabilità della stessa Fininvest».

É questo il passaggio centrale delle motivazioni della sentenza con cui il giudice milanese Raimondo Mesiano ha condannato il gruppo Fininvest a versare alla Cir di Carlo De Benedetti il gigantesco risarcimento di 750 milioni di euro. Tutto nasce, come è noto, dalla condanna per corruzione del giudice Vittorio Metta, componente della Corte d'appello di Roma che nel 1991, annullando il «cosiddetto «lodo Mondadori», risolse a favore del Cavaliere lo scontro con De Benedetti per il controllo della casa editrice. Insieme a Metta è stato condannato per corruzione Cesare Previti, all'epoca avvocato di Fininvest. Ma, a sorpresa, ora il giudice Mesiano non si limita a prendere per buona la condanna penale di Previ e Metta e a tradurla in un giudizio civile. Mesiano invece ripercorre, interpreta e giudica l'intera vicenda. Analizza la decisione della Corte d'appello di Roma, e stabilisce che - anche a prescindere dalla corruzione di Metta - fu una decisione sbagliata. E soprattutto mette sul banco degli imputati Silvio Berlusconi, che dal processo penale uscì prima per assoluzione e poi per prescrizione. Berlusconi è colpevole, scrive invece Mesiano. Anche se ricorda che davanti alla giustizia civile servono prove più vaghe di quelle necessarie in sede penale: tanto che, afferma, si può arrivare alla certezza anche attraverso un semplice ragionamento: «Il tribunale ritiene qui di poter fare pienamente uso della prova per presunzioni, che nel giudizio civile ha la stessa dignità della prova diretta».

LA SENTENZA DI ROMA Il giudice Mesiano analizza le presunte «anomalie» della sentenza che diede ragione alla Fininvest, a partire dalla sua assegnazione al giudice Metta: «A parere di questo tribunale un primo elemento indiziario che denota l'anomalia del procedimento civile presso la Corte d'appello di Roma è rappresentato dalla assegnazione della causa al giudice Metta». «Si ricava il convincimento di una fortissima concentrazione di cause e di potere nella persona del consigliere Metta, ciò che destò le critiche all'epoca anche della sezione romana di Magistratura Democratica». Tra le altre anomalie, la rapidità con cui venne depositata e battuta a macchina la sentenza, e le indiscrezioni che circolarono sull'esito prima che venisse ufficialmente annunciato.

Ma Mesiano affronta anche il contenuto della sentenza, anche dando atto che affrontava un tema assai complicato come la validità dei patti di sindacato: «Ritiene il tribunale che la questione della validità dei patti di sindacati azionari era nei primi anni '90 ancora molto dibattuta nella dottrina e nella giurisprudenza italiana. Certamente gli argomenti della sentenza Metta hanno un loro valore, ma lo stesso deve dirsi degli argomenti di Cir. Si trattava, in sostanza, di questioni opinabili e certamente non è su questa parte della motivazione che il tribunale fonda il proprio convincimento sulla ingiustizia della sentenza Metta». Eppure la conclusione è che il «lodo» non poteva essere annullato perché la Corte d'appello non poteva entrare nel merito della decisione: «In ciò, come già ritenuto dal Tribunale, sta la grave forzatura e la grave ingiustizia della sentenza della Corte d'appello di Roma».

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133 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#133 beale (145) - lettore
il 06.10.09 alle ore 11:44 scrive:
Le considerazioni - fabrysinger - non sono frutto dell'avvelenamento del pensiero bensì dell'istruzione e, perchè no, della cultura che per formarsi non ha avuto bisogno di wikipedia. Se per avere ragione di un torto c'è voluta una sentenza di un giudice monocratico dopo svariati anni e dopo diversi giudizi penali e questo che mina, indipendentemente da ciò che è stato scritto su wikipedia, la credibilità della magistratura. Un giudice del tribunale civile che sbeffeggia i colleghi del tribunale penale, Metta a parte. Considerazione a margine: il cavaliere può non essere amato, ma essere innamorati dell'ingegnere non è esercizio di virtù.
#132 fabrysinger (269) - lettore
il 06.10.09 alle ore 8:52 scrive:
cari blogger, hanno talmente avvelenato il vostro pensiero da non farvi nemmeno considerrare l'ipotesi che ci sia del giusto nella sentenza. personalmente la storia di berlusconi la conoscop molto bene..basta nadare su wikipedia in realtà... andateci anhe voi così la prossima volta magari conoscerete nel dettaglio la questione mondadori. non si può sempre gridare al complotto ogni volta che ci beccano con le mani nella marmellata. troppo facile. capito perché tutte le persone "di cultura" sono contro berlusconi? (fortunatamente non solo loro).
#131 CONDORPASA (8) - lettore
il 06.10.09 alle ore 8:52 scrive:
Così finisce una vicenda che dura da venti anni. In questo momento il Cavaliere si sente come me quando con il telelaser mi rilevano una velocità di poco superiore alla consentita: risultato? multa e via i punti dalla patente. Si è molto adirati, ma ormai........ciao. Sono sicuro però che lui la multa non la pagherà e la fedina penale sarà linda linda. Come privato cittadino io invece devo subire tutte le repressioni del sistema che la alta casta invece ignora. Ne avrei di cose sulle quali indignarmi. Ma siamo in Italia la terra dei cachi.
#130 egi (374) - lettore
il 06.10.09 alle ore 8:52 scrive:
Quì è in gioco la libertà, quella vera per tutti noi, spero che ci dicano cosa possiamo fare per tutelarla e proteggerla, da quando è mondo la libertà si conquista e poi la si difende chi ha lavorato alla Olivetti lo conosce bene e come tutti i mali è meglio evitarlo.
#129 fede_angelo (274) - lettore
il 06.10.09 alle ore 8:39 scrive:
Non vi è alcun dubbio che il mandato politico deve essere portato a termine. Gli italiani hanno voluto, vogliono e vorranno questo governo. Per quanto riguarda l'attacco giuridico invece, se io fossi Silvio Berlusconi, proverei a cessare l'attività per un solo giorno, oscurare le tv, lasciare ferme le rotatorie, ecc... mettere tutti i dipendenti in ferie obbligata per un giorno per "decidere se continuare l'attività". Vedrete la gente come si ricorderà in fretta che Silvio Berlusconi non è quel delinquente che molti vogliono far credere che sia.
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