"Prete non è operatore sociale" Troppe volte il sacerdote viene presentato "quasi come un "operatore sociale". È questo un pericoloso riduzionismo che rischia di "tradire lo stesso Sacerdozio di Cristo" ha denunciato Benedetto XVI esortando i 400 mila sacerdoti della Chiesa Cattolica a non conformarsi alla mentalità del mondo. "In un contesto di diffusa secolarizzazione, che esclude progressivamente Dio dalla sfera pubblica, e, tendenzialmente, anche dalla coscienza sociale condivisa, spesso il sacerdote - ha spiegato - appare ’estraneò al sentire comune, proprio per gli aspetti più fondamentali del suo ministero, come quelli di essere uomo del sacro, sottratto al mondo per intercedere a favore del mondo, costituito, in tale missione, da Dio e non dagli uomini". "Per tale motivo - ha scandito il Pontefice - è importante superare pericolosi riduzionismi, che, nei decenni passati, utilizzando categorie più funzionalistiche che ontologiche, hanno presentato".
"Continuità sacerdotale" Per il Papa teologo, "si rivela sempre più urgente l’ermeneutica della continuità per comprendere in modo adeguato i testi del Concilio Ecumenico Vaticano II, analogamente appare necessaria un’ermeneutica che potremmo definire "della continuità sacerdotale", la quale, partendo da Gesù di Nazaret, Signore e Cristo, e passando attraverso i duemila anni della storia di grandezza e di santità, di cultura e di pietà, che il Sacerdozio ha scritto nel mondo, giunga fino ai nostri giorni".
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