Monti cerca di spiegare l'anomalia della sua maggioranza: «C'è stato un disarmo bilaterale e la maggioranza che sostiene il governo in Parlamento non è una maggioranza strutturata e non è una coalizione, ma è un insieme dei tre principali partiti, ciascuno dei quali parla con noi ma non parla con gli altri, perch´ vengono da un periodo ancora molto caldo di estrema belligeranza». Ma ora, assicura Monti, «le cose si stanno evolvendo».
Per il resto ripete il suo mantra, fatto di un nuovo approccio nei confronti del debito pubblico, cresciuto a dismisura perch´ «i governi che si sono succeduti erano troppo desiderosi di soddisfare le richieste di tutti e così hanno agito contro gli interessi delle generazioni future». D'ora in poi non sarà più così: pareggio in bilancio ma anche sviluppo per sfuggire alla tenaglia della recessione: «In Europa è giunto il momento di politiche più orientate alla crescita». E a frenare la crescita, dice Monti, ci sono «impedimenti strutturali, molti dei quali legati all'eccessivo potere dei gruppi di interessi connessi ai poteri pubblici». A questo proposito arriva la promessa: «Nelle prossime settimane porteremo a casa il pacchetto sulle liberalizzazioni con modifiche minimali». E poi un accenno alla riforma del lavoro: «Ridurremo la distanza tra chi è dentro e chi è fuori e cambieremo alcuni meccanismi anche in termini di flexsecurity per ridurre le distanze tra il nostro Paese e quelli nordeuropei».
Monti varca la soglia della Casa Bianca proponendo un patto: «Aiutiamoci a vicenda». Il che non vuol dire elemosinare aiuti al Fmi: «L'Italia non è in uno Stato in cui ha bisogno di sostegno finanziario da parte della Comunità internazionale, ma ha bisogno solamente di una migliore governance». L'aiuto reciproco è per «crescere». Il Professore lavora perch´ l'Europa non faccia crack; Obama, dal canto suo, ha tutto l'interesse a sostenere gli sforzi del Vecchio continente perch´ - come dice in un'intervista a La Stampa, «Le nostre fortune economiche sono legate e gli investimenti tra noi sostengono milioni di posti di lavoro su entrambi i lati dell'Atlantico». Certo, occorre l'appoggio della finanza Usa. Ecco perch´ è cruciale la visita odierna di Monti a Wall Street. A New York, nel cuore finanziario Usa, il premier cercherà di convincere gli investitori che puntare sul nostro Paese è sicuro. E se arriveranno dollari a sostegno del nostro debito pubblico, il «mostro spread» sarà ridimensionato.
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