In ogni caso, Monti esulta per il provvedimento che, spiega, «dimostra, ancora una volta, l’impegno dell’Italia nelle riforme in linea con le raccomandazioni della Commissione europea e di altre istituzioni autorevoli». Che il faro del Professore stia a Bruxelles non è un mistero e per questo motivo il premier procede spedito nel fare i compiti a casa. Alcune incombenze però vengono rimandate per opportunità politica, visto che sulla riforma del mercato del lavoro il governo sembra procedere con continui stop and go. Prende tempo, insomma; ma preme sull’acceleratore sul resto.
Un capitolo è quello delle semplificazioni. «È la terza iniziativa di spessore in due mesi», si autoelogia il premier. Che aggiunge: «Il pacchetto serve a dare all’Italia un’economia più produttiva e competitiva». Il risultato sarà quello di «modernizzare i rapporti tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese». Viene invece rimandata la questione del valore legale della laurea. Poi, in serata, Monti si concede alle telecamere del Tg1: «Che i partiti ci incalzino è una cosa gradita - dice -, abbiamo bisogno del loro impulso». Quindi, astutamente, elogia sia Pd sia Pdl: «Il mio governo si muove in continuità con le cose migliori viste negli ultimi anni». E cita le liberalizzazioni di Bersani ma anche le riforme dei ministri Gelmini e Brunetta. Quindi torna sulle liberalizzazioni contestate: «Cercheremo di convincere le categorie che non sono d’accordo e comunque procederemo». Ma con la testa il premier è già a Bruxelles al Consiglio europeo: «Spero che il 30 siano prese decisioni molto concrete».
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