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venerdì 04 aprile 2008, 07:00

Moriranno tutti democristiani

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Com’era che dicevamo? «Non vogliamo morire democristiani». Era il nostro slogan di ragazzi comunisti, talmente forte e sentito che i tre articoli pubblicati da Rinascita a firma di Enrico Berlinguer sotto il terribile titolo «Riflessioni sull'Italia dopo i fatti del Cile», insomma la teoria del compromesso storico, o fingevamo di non averla capita o passavamo all'insofferenza per quella nomenklatura tanto rigida e distante, nonostante il «tu» e il «compagno». Attraverso gli anni di piombo, la modernità insuperata di Bettino Craxi, i gulag e il muro di Berlino, le batoste micidiali di Tangentopoli, attraverso la mediocrità degli anni in cui Di Pietro fa il ministro, una speranza c'era rimasta: mai più comunisti, anzi il comunismo è fallito con le sue bugie e le sue rovine, e proprio per questo non moriremo democristiani.
C'erano molte altre ragioni per ritenerli morti e sepolti, sia detto con rispetto. La Dc fu distrutta dagli avvisi di garanzia, ma aveva votato la relazione di Violante che inaugurava l'azione dei magistrati di Palermo, e aveva taciuto, guardato altrove, mentre Craxi parlava. La Dc era morta perché la Chiesa non mostrò grande interesse per una ricostruita unità politica dei cattolici. La Dc era morta perché altre forze divennero motivo di attrazione per gli elettori democristiani e vicini alle esigenze del magistero della Chiesa. Almeno questo restava di tanta speme.
Invece no. Il giovane democristiano invecchiato, Marco Follini, si è incaricato con una fondamentale intervista alla Stampa di stroncarci, annunciando che il Partito democratico di Walter Veltroni, al quale si è iscritto direttamente da vicesegretario, sarà la nuova Dc. «Il Paese ha bisogno di ritrovare l'equilibrio che ha perso lungo i tornanti di questa alternanza piuttosto nevrotica. In questi anni ho sempre lavorato, con le mie deboli forze, alla prospettiva di un rinnovamento, per uscire da quella foresta pietrificata che è oggi la politica italiana, per non perdere il senso di civiltà della politica. Nella mia memoria e nella tradizione in cui mi riconosco c'è il centro: vale a dire, la stabilità, la ragionevolezza, il respiro che va oltre la contingenza. Oggi qualche segnale di novità si comincia a vedere».
Per Follini anche il Pdl ha l'aspirazione a diventare una nuova Dc ma «solo l'aspirazione perché poi - spiega - nel Pdl è all'opera il demone di un carattere piuttosto dirompente. Basti pensare all'ultima polemica col Quirinale, al rapporto teso con tante istituzioni, alla difficoltà a ragionare sui corpi intermedi, quelle forze che sono l'ossatura di una democrazia moderna e anche complessa».
Il demone? Com'è democristiano tutto ciò, che inquietante deja vu. Se qualcuno ricorda che il comportamento dei nostri presidenti qualche volta si è dimostrato un po’ di parte, vedi le modifiche di Carlo Azeglio Ciampi al Porcellum, vedi l'incarico conferito da Giorgio Napolitano a Marini, se rompe l'aurea regola delle mani unte e della schiena piegata, vuol dire che è pervaso da un demone, e più non dimandare.
Che fa allora Veltroni? In spregio della corsa ai voti di centro, smentisce Follini, ricordandogli che lui non sarà mai stato comunista ma democristiano nemmeno?
No, lascia ancora parlare il suo Battista: «Non voglio mettere in difficoltà Veltroni, ma gli riconosco alcune caratteristiche. Lo spirito inclusivo, una certa capacità combinatoria e un tratto di mediazione risoluto quando serve, e per il resto garbato, rispettoso e tollerante. Diciamo che è tessitore».
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12 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#12 semper04 (137) - lettore
il 04.04.08 alle ore 18:29 scrive:
I trasformisti, buoni per tutte le stagioni purché qualcosa si raccolga, ci saranno sempre sta a noi eliminarli, ovviamente politicamente, sono sempre padri di famglia si fà per dire, non bisogna dargli visibilità ogni volta che si ripresentano con i piccoli partiti. Purtroppo ci sono tantissimi elettori che credono che questi trasformisti siano in grado di procurargli un lavoro, a loro o a qualche loro parente, c'è troppa gente che per chiedere i miracoli và da maghi fattucchiere politicanti ecc. ecc.
#11 Antonio43 (100) - lettore
il 04.04.08 alle ore 16:54 scrive:
Signora Maglie, nei giorni scorsi, la fidanzata di mio figlio mi ha chiesto se ero di destra o di sinistra ed io le ho risposto che sono uno di quelli rimasti senza casa, dopo le note vicende di tangentopoli. E che nella mia casa ci si erano intrufolati quelli che una volta erano i trinarciuti e che non avevo lo stomaco di un certo Boselli. Quindi sono diventato un apolide, mi accomodo ora quì, ora là,ed avevo una sensazione che lei ha ben descritto nel suo articolo e cioè che i D'Alema e compagnia moriranno democristiani. Per me è una granda soddisfazione, sono dei nanetti dal punto di vista politico, questi hanno rinnegato tutta la loro storia, dalla scissione di Livorno, alla Bolognina e sempre peggio giù fino a Fassino che cercava di riabilitare il povero Craxi, ma già lo scavalcava per difinirsi socialdemocratico e adesso Veltroni che si è mangiato il Mortadella con la 'ciriola' Rutelli e tira dritto al centro. Lasciamoli fare, forse riuscirò a tornare nella mia casa, spero di non trovarci più Boselli.
#10 libero46 (1096) - lettore
il 04.04.08 alle ore 14:45 scrive:
Bell'analisi della sempre perspicace Maria Giovanna Maglie, mi limito solo ad evidenziare la grande considerazione fatta dal mitico (o mitologico?) Follini che vede in Veltroni la persona che ha "...uno spirito inclusivo, una certa capacità combinatoria e un tratto di mediazione risoluto...". Per caso non erano le stesse belle prerogative del povero Prodi che abbracciava tutti, lasciava entrare tutti, plaudiva a tutti e poi si è fatto "fregare" proprio da quelli che più lo stimavano ed apprezzavano? Ora con s'è ha volti nuovi: lui stesso, Walter, il grande "Giustizialista" Di Pietro, Visco -un nome una disfatta- D'Alema -l'enigna ambulante, in quanto non si sa mai cosa pensi realmente - ecc. che c'erano trent'anni fa, ma lui, Veltroni, non li aveva notati.
#9 marcaurelioiii (174) - lettore
il 04.04.08 alle ore 13:50 scrive:
x ulisse io di follini ne parlo,xchè mi è sempre sembrato un politico responsabile anke se nn era dalla parte mia. è merito dell'udc se nella devolution è stata introdotta la norma x poter chiedere il referendum sulla devolution,la quale ha dato una sonora sconfitta a bossi! follini poi ha anke lasciato l'udc xchè nn condivideva casini...quindi piu' di questo cosa si vuole. e cmq follini è uno mastella e i suoi,dini e i suoi,barbato,strano quanti so?!? piu' di 4!!! stiamo 4 a 1 mi pare che nn c'è partita!
#8 innocentium (275) - lettore
il 04.04.08 alle ore 12:51 scrive:
I miei limiti m'impediscono di comprendere che cosa significhi "ragionare sui corpi intermedi". Purtroppo temo che Follini abbia ragione sul carattere politico del Paese (Franza o Spagna purchè se magna), basti pensare a che ne sarà del PdL quando non ci sarà più la vitalità e l'entusiasmo che Berlusconi imprime alla lotta politica: tremo al pensiero delle lotte intestine che seguiranno e delle quali un assaggio ha fornito il sorgere della stella Brambilla la scorsa estate.
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