martedì 09 febbraio 2010
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 INTERNI
venerdì 12 giugno 2009, 09:18

Morte della giustizia? Ecco chi l’ha uccisa davvero

I magistrati all’attacco sul decreto intercettazioni. Ma lo scempio del diritto l’hanno compiuto loro. Con sentenze choc, sciatterie, sprechi e privilegi. Casi limite, permesso per partecipare al compleanno della figlia: tutti i mesi...

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Milano «Così muore la giustizia», s’indigna l’Associazione nazionale magistrati, mettendosi di traverso alla nuova legge sulle intercettazioni. Per carità, tutti i provvedimenti sono criticabili, anzi criticabilissimi. Il problema è che la giustizia è già morta, o meglio, muore giorno per giorno nelle aule dei tribunali che punteggiano la penisola.
Non è retorica. Semmai è la vernice sporca dell’approssimazione, della mancanza di professionalità, di un’organizzazione del lavoro irrazionale, della cialtroneria, qualche volta della più imperdonabile strafottenza. Esagerazioni? Andiamo al 15 aprile 2009, tre mesi fa, una delle tante date nere di questa giustizia malata. A Bari, città dalle forti infiltrazioni criminali, 21 mafiosi del clan degli Strisciuglio vengono scarcerati e non perché sono stati assolti ma perché la motivazione della sentenza che li aveva condannati più di un anno prima, il 16 gennaio 2008, non è ancora arrivata. Il giudice R.A.P, è stato lento. Troppo lento. Ma non è questo il solo punto avvilente della vicenda. Tre mesi prima, come racconta Stefano Livadiotti, nel suo libro Magistrati L’ultracasta, era stato promosso a presidente di un tribunale per i minori con la seguente motivazione: «Elevata laboriosità, «grande attaccamento al lavoro», «particolari» doti organizzative. Figurarsi se non le avesse avute.
È chiaro? È il sistema che non funziona, è il sistema che permette alle singole rotelle di girare a vuoto, è il sistema che tollera, e in passato ancora di più, sacche di improduttività impressionanti. Nel 2006 R.A.P. era arrivata al top della carriera. E il Consiglio superiore della magistratura, la cabina di regia del sistema giudiziario italiano insieme a quel potentissimo sindacato che è l’Anm, aveva ratificato la sua promozione fra squilli di tromba che oggi paiono grotteschi: «I pareri confermano il giudizio di elevata capacità professionale del magistrato che, specie nei processi di maggiore complessità come quelli in materia di criminalità organizzata, ha assicurato una rapida celebrazione dei giudizi e un elevato livello qualitativo del lavoro».
La giustizia muore a Bari come a Milano dove questa settimana è intervenuto di forza il ministro Angelino Alfano per porre fine a uno sconcio che durava da troppi anni. Il giudice G.M.B, dal 25 marzo 2003 al 16 settembre 2008 ha depositato in ritardo la bellezza di 365 sentenze. Come dire la goccia quotidiana della sciatteria per un anno intero. Attenzione: quando si parla di ritardi si giunge anche ai 5 anni, detto in altro modo quando sono arrivati gli ispettori del Guardasigilli mancavano all’appello ancora 234 verdetti. Missing. Il presidente della sesta sezione civile Alda Vanoni definiva in una relazione «indegna la situazione cui, in ogni modo, l’organo disciplinare non ha saputo porre alcun rimedio sanzionatorio». Risultato: il Csm ha fissato con calma il suo bravo processo per il 16 ottobre, ma il ministro Alfano si è stufato di questa vergogna, ha strattonato la Sezione disciplinare del Csm e la Disciplinare ha sospeso, come si dice in questi casi, dalle funzioni e dallo stipendio G.M.B.
Ci sono casi come questo, ma anche più stravaganti, che vengono puniti in modo blando, con una pena al brodino, e rovinano così la reputazione della categoria, quelle centinaia di toghe che lavorano a testa bassa, parlano poco, non amano i titoli ad effetto. Invece a scorrere i nostri tribunali ci si imbatte in storie che nemmeno un artista avrebbe saputo immaginare. Prendiamo R.I., in forze al tribunale di sorveglianza di Bologna. «Concedeva - lo scrive il Csm, non noi - a un detenuto permessi con cadenza mensile per il compleanno della figlia e ad un altro un permesso per l’imminente pericolo di vita del fratello per la cui morte aveva già dato permesso». Come si vede, qui siamo all’insulto della logica, del buonsenso, del decoro minimo. E il Csm? Lo ha scudisciato con l’ammonimento. Altra punizione camomilla.
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80 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#80 quello che penso (12) - lettore
il 06.07.09 alle ore 17:38 scrive:
Ma possibile che di fronte a personaggi che dalla Costituzione hanno avuto un potere enorme possano poi violarla continuamente? Non c'è proprio nulla da fare? Possibile che possano esserci 8-9000 persone, o quanti possono essere i magistrati, che in qualsiasi momento decidano posson tramutarsi in tanti piccoli "ducetti"?
#79 marK60 (593) - lettore
il 13.06.09 alle ore 8:55 scrive:
xche censurate in continuazione liberta di pensiero voi che dite sul liberismo . Senza intercettazioni telefoniche, in un paese come il nostro dove ogni illecito è di casa, le persone disoneste potranno continuare a fare allegramente i loro intrallazzi senza che nessuno possa intervenire. Aggiungo inoltre che non deve esistere immunità parlamentare per persone che minano solo il buon nome dell'Italia. Anzi che venga fatta la più presto una legge che vieti a persone condannate per qualsiasi tipo di reato di sedere in Parlamento.
#78 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 12.06.09 alle ore 23:27 scrive:
*#42 Giuseppe Spotti* - Carissimo Giuseppe, eppure sapessi come a volte vorrei dimenticare. Dimenticare che questo mio povero Paese e' stato manovrato, sporcato,imprigionato per decenni in una doppia gabbia che gli ha tolto il respiro, la dignita',l'impulso a crescere sano. Dimenticare per un attimo che, anziche' migliorare, il mio Paese e' su troppi fronti gravemente peggiorato. Ma sempre troppo forte e' stata la mia passione per la Storia, per la Politica, per i Diritti perche' io possa accantonare una sofferenza mentale che continuera', temo, ad accompagnarmi per tutta la vita.Chi parla senza conoscere la Storia,chi non capisce che per interpretare il presente bisogna conoscere ed avere sempre sotto gli occhi il passato,chi non comprende che siamo anche quello che siamo stati ,prendera' solo abbagli.Come minimo.
#77 nic56 (97) - lettore
il 12.06.09 alle ore 20:55 scrive:
al sig. Evergreen ha perfettamente ragione, la legge in Italia non è uguale per tutti...non lo è sicuramente per i giudici i soli al disopra della legge stessa! altro che amministrarla ne fanno scempio, e gli esempi citati nell'articolo sono solo una briciola.... si preoccupa delle intercettazioni...io mi preoccupo invece di una separazione (3/5 anni) di una lite di condominio (fino a 7) del fatto che in un qualsiasi atto, il cittadino sia rapinato e costretto a pagare centinaia di euro di bolli e tasse varie....Ha mai ricevuto un decreto ingiuntivo? Se le viene contestato un debito di 1000 euro l'importo sarà come minimo di 1500 e se si permette di fare ricorso la cifra se la mangia l'avvocato......
#76 ciannosecco (1257) - lettore
il 12.06.09 alle ore 20:46 scrive:
" 75 ego " Al magistrato se gli dai la discrezionalità alla fine fa cosa vuole. Lo devi obbligare ad applicare la legge in modo che non la stravolga.Ogni cosa che GLI dai in mano, ne abusano. C'è già stata una riforma nell'89 è anche quella è stata stravolta.
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