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venerdì 12 giugno 2009, 09:18

Morte della giustizia? Ecco chi l’ha uccisa davvero

I magistrati all’attacco sul decreto intercettazioni. Ma lo scempio del diritto l’hanno compiuto loro. Con sentenze choc, sciatterie, sprechi e privilegi. Casi limite, permesso per partecipare al compleanno della figlia: tutti i mesi...

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Milano «Così muore la giustizia», s’indigna l’Associazione nazionale magistrati, mettendosi di traverso alla nuova legge sulle intercettazioni. Per carità, tutti i provvedimenti sono criticabili, anzi criticabilissimi. Il problema è che la giustizia è già morta, o meglio, muore giorno per giorno nelle aule dei tribunali che punteggiano la penisola.
Non è retorica. Semmai è la vernice sporca dell’approssimazione, della mancanza di professionalità, di un’organizzazione del lavoro irrazionale, della cialtroneria, qualche volta della più imperdonabile strafottenza. Esagerazioni? Andiamo al 15 aprile 2009, tre mesi fa, una delle tante date nere di questa giustizia malata. A Bari, città dalle forti infiltrazioni criminali, 21 mafiosi del clan degli Strisciuglio vengono scarcerati e non perché sono stati assolti ma perché la motivazione della sentenza che li aveva condannati più di un anno prima, il 16 gennaio 2008, non è ancora arrivata. Il giudice R.A.P, è stato lento. Troppo lento. Ma non è questo il solo punto avvilente della vicenda. Tre mesi prima, come racconta Stefano Livadiotti, nel suo libro Magistrati L’ultracasta, era stato promosso a presidente di un tribunale per i minori con la seguente motivazione: «Elevata laboriosità, «grande attaccamento al lavoro», «particolari» doti organizzative. Figurarsi se non le avesse avute.
È chiaro? È il sistema che non funziona, è il sistema che permette alle singole rotelle di girare a vuoto, è il sistema che tollera, e in passato ancora di più, sacche di improduttività impressionanti. Nel 2006 R.A.P. era arrivata al top della carriera. E il Consiglio superiore della magistratura, la cabina di regia del sistema giudiziario italiano insieme a quel potentissimo sindacato che è l’Anm, aveva ratificato la sua promozione fra squilli di tromba che oggi paiono grotteschi: «I pareri confermano il giudizio di elevata capacità professionale del magistrato che, specie nei processi di maggiore complessità come quelli in materia di criminalità organizzata, ha assicurato una rapida celebrazione dei giudizi e un elevato livello qualitativo del lavoro».
La giustizia muore a Bari come a Milano dove questa settimana è intervenuto di forza il ministro Angelino Alfano per porre fine a uno sconcio che durava da troppi anni. Il giudice G.M.B, dal 25 marzo 2003 al 16 settembre 2008 ha depositato in ritardo la bellezza di 365 sentenze. Come dire la goccia quotidiana della sciatteria per un anno intero. Attenzione: quando si parla di ritardi si giunge anche ai 5 anni, detto in altro modo quando sono arrivati gli ispettori del Guardasigilli mancavano all’appello ancora 234 verdetti. Missing. Il presidente della sesta sezione civile Alda Vanoni definiva in una relazione «indegna la situazione cui, in ogni modo, l’organo disciplinare non ha saputo porre alcun rimedio sanzionatorio». Risultato: il Csm ha fissato con calma il suo bravo processo per il 16 ottobre, ma il ministro Alfano si è stufato di questa vergogna, ha strattonato la Sezione disciplinare del Csm e la Disciplinare ha sospeso, come si dice in questi casi, dalle funzioni e dallo stipendio G.M.B.
Ci sono casi come questo, ma anche più stravaganti, che vengono puniti in modo blando, con una pena al brodino, e rovinano così la reputazione della categoria, quelle centinaia di toghe che lavorano a testa bassa, parlano poco, non amano i titoli ad effetto. Invece a scorrere i nostri tribunali ci si imbatte in storie che nemmeno un artista avrebbe saputo immaginare. Prendiamo R.I., in forze al tribunale di sorveglianza di Bologna. «Concedeva - lo scrive il Csm, non noi - a un detenuto permessi con cadenza mensile per il compleanno della figlia e ad un altro un permesso per l’imminente pericolo di vita del fratello per la cui morte aveva già dato permesso». Come si vede, qui siamo all’insulto della logica, del buonsenso, del decoro minimo. E il Csm? Lo ha scudisciato con l’ammonimento. Altra punizione camomilla.
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80 commenti su 1  2  3  4  5  6   7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#50 clorindo (510) - lettore
il 12.06.09 alle ore 15:04 scrive:
quello che colpisce in ceri articoli è il cmplesso del "che ore sono? martedì"..mai sul tema..la critica riguarda la legge che blocca le indagini? rispondere a senso è difficile allora lo si fa dicendo che tutto non funziona per colpa dei giudici..che a farlo sia un bambino lo capisco, ma da una persona che si definisce giornalista meno..soprattutto perchè la legge in questione colpisce la stampa, magari non l'asservito Giornale, ma quella libera si..e per un giornalista la libertà dovrebbe essere la cosa più preziosa..
#49 aldogam (4032) - lettore
il 12.06.09 alle ore 15:00 scrive:
CSM ed ANM non sapevano più come trovare giustificazioni allo sfacelo in cui versa la nostra giustizia, sia penale che civile. Ora stanno tentando di eleggere a causa dei mali, anche passati, la nuova legge. State tranquilli del fatto che, a forza di emettere proclami catastrofici , troveranno anche chi sposerà questa loro immensa fandonia. Non esiste alternativa ad una urgente e radicale ristrutturazione di tutto il sistema, proprio a partire dall'eliminazione del CSM,così com'è, nonché dall'insindacabilità sulla loro attività e sulle loro spese. Le attuali strutture vanno eliminate, sono troppo coinvolte nel loro sistema malato per poterle assumere quali basi di una rifondazione.
#48 guidode.zolt (2345) - lettore
il 12.06.09 alle ore 14:56 scrive:
Adesso i conti tornano, l`importante era capire perche`la casta della magistratura e la sx si opponevano, con tutte le loro forze, ad un ritocco della legge. Emergono, in tal modo, le vere ragioni ed anche l`anticostituzionalita` dei modi di procedere della magistratura, che non tengono in nessun conto i diritti naturali dei cittadini, usando metodi da Kgb, per fini che esulano da quelli che dovrebbero ispirarli. Il Min. Alfano ha fatto il primo importante passo verso una normalizzazione di un`italietta delle cosche...
#47 Roberto Cantini (42) - lettore
il 12.06.09 alle ore 14:48 scrive:
Giustizia in coma e casi di malasanità. L'articolo mi suggerisce questa analogia. Decenni or sono anche i primari erano di fatto al di sopra della legge: nessun paziente (o eredi) osava denunciare i loro errori. Oggi il diritto alla salute è riconosciuto perché hanno perso potere le corporazioni del bisturi. Vi immaginate se i medici si fossero stretti intorno a "Chirurgia democratica", "Bisturi indipendente" o altro, in perenne guerra fra loro, ma uniti contro i pazienti? E' ciò che succede oggi nella magistratura, e continuerà così fino a quando le vittime delle ingiustizie non riceveranno il dovuto sostegno dai media, partiti, istituzioni, con la contemporanea richiesta di cacciare i giudici colpevoli. Gli arbitri che commettono gravi errori non saltano forse qualche partita?
#46 pintoi69 (357) - lettore
il 12.06.09 alle ore 14:45 scrive:
Sig. Stefano Zurlo ... mi spieghi in che modo questo DDL risolve i problemi che lei elenca (lentezza, eventuale disorganizzazione del lavoro, magistrati "svogliati", etc). Forse la riforma VERA della giustizia non è un discorso cosi' urgente come "imbavagliare" magistrati e giornalisti.
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