Morte della giustizia? Ecco chi l’ha uccisa davvero

I magistrati all’attacco sul decreto intercettazioni. Ma lo scempio del diritto l’hanno compiuto loro. Con sentenze choc, sciatterie, sprechi e privilegi. Casi limite, permesso per partecipare al compleanno della figlia: tutti i mesi...

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Milano «Così muore la giustizia», s’indigna l’Associazione nazionale magistrati, mettendosi di traverso alla nuova legge sulle intercettazioni. Per carità, tutti i provvedimenti sono criticabili, anzi criticabilissimi. Il problema è che la giustizia è già morta, o meglio, muore giorno per giorno nelle aule dei tribunali che punteggiano la penisola.
Non è retorica. Semmai è la vernice sporca dell’approssimazione, della mancanza di professionalità, di un’organizzazione del lavoro irrazionale, della cialtroneria, qualche volta della più imperdonabile strafottenza. Esagerazioni? Andiamo al 15 aprile 2009, tre mesi fa, una delle tante date nere di questa giustizia malata. A Bari, città dalle forti infiltrazioni criminali, 21 mafiosi del clan degli Strisciuglio vengono scarcerati e non perché sono stati assolti ma perché la motivazione della sentenza che li aveva condannati più di un anno prima, il 16 gennaio 2008, non è ancora arrivata. Il giudice R.A.P, è stato lento. Troppo lento. Ma non è questo il solo punto avvilente della vicenda. Tre mesi prima, come racconta Stefano Livadiotti, nel suo libro Magistrati L’ultracasta, era stato promosso a presidente di un tribunale per i minori con la seguente motivazione: «Elevata laboriosità, «grande attaccamento al lavoro», «particolari» doti organizzative. Figurarsi se non le avesse avute.
È chiaro? È il sistema che non funziona, è il sistema che permette alle singole rotelle di girare a vuoto, è il sistema che tollera, e in passato ancora di più, sacche di improduttività impressionanti. Nel 2006 R.A.P. era arrivata al top della carriera. E il Consiglio superiore della magistratura, la cabina di regia del sistema giudiziario italiano insieme a quel potentissimo sindacato che è l’Anm, aveva ratificato la sua promozione fra squilli di tromba che oggi paiono grotteschi: «I pareri confermano il giudizio di elevata capacità professionale del magistrato che, specie nei processi di maggiore complessità come quelli in materia di criminalità organizzata, ha assicurato una rapida celebrazione dei giudizi e un elevato livello qualitativo del lavoro».
La giustizia muore a Bari come a Milano dove questa settimana è intervenuto di forza il ministro Angelino Alfano per porre fine a uno sconcio che durava da troppi anni. Il giudice G.M.B, dal 25 marzo 2003 al 16 settembre 2008 ha depositato in ritardo la bellezza di 365 sentenze. Come dire la goccia quotidiana della sciatteria per un anno intero. Attenzione: quando si parla di ritardi si giunge anche ai 5 anni, detto in altro modo quando sono arrivati gli ispettori del Guardasigilli mancavano all’appello ancora 234 verdetti. Missing. Il presidente della sesta sezione civile Alda Vanoni definiva in una relazione «indegna la situazione cui, in ogni modo, l’organo disciplinare non ha saputo porre alcun rimedio sanzionatorio». Risultato: il Csm ha fissato con calma il suo bravo processo per il 16 ottobre, ma il ministro Alfano si è stufato di questa vergogna, ha strattonato la Sezione disciplinare del Csm e la Disciplinare ha sospeso, come si dice in questi casi, dalle funzioni e dallo stipendio G.M.B.
Ci sono casi come questo, ma anche più stravaganti, che vengono puniti in modo blando, con una pena al brodino, e rovinano così la reputazione della categoria, quelle centinaia di toghe che lavorano a testa bassa, parlano poco, non amano i titoli ad effetto. Invece a scorrere i nostri tribunali ci si imbatte in storie che nemmeno un artista avrebbe saputo immaginare. Prendiamo R.I., in forze al tribunale di sorveglianza di Bologna. «Concedeva - lo scrive il Csm, non noi - a un detenuto permessi con cadenza mensile per il compleanno della figlia e ad un altro un permesso per l’imminente pericolo di vita del fratello per la cui morte aveva già dato permesso». Come si vede, qui siamo all’insulto della logica, del buonsenso, del decoro minimo. E il Csm? Lo ha scudisciato con l’ammonimento. Altra punizione camomilla.
È così, con comportamenti scriteriati e pene che fanno il solletico, che muore la giustizia. Che i tribunali s’intasano e s’ingolfano di pratiche, che i boss vengono scarcerati per decorrenza dei termini, che le cause si trascinano per dieci, venti, trent’anni e si trasformano in incredibili staffette dove un giudice passa il fascicolo all’altro che lo smista poi a un terzo e così via senza un intervento uno per fermare quel vergognoso moto perpetuo. Fino al record dei record, raccontato proprio dal Giornale: un processo in Sicilia cominciato nel 1816 e finito solo qualche mese fa, ormai in vista del duecentesimo compleanno.
È la corporazione che difende se stessa, non colpisce i privilegi e le immunità, o comincia a farlo solo adesso dopo decenni di lassismo, fa politica dagli schermi dell’Anm, a sua volta divisa in correnti come e peggio del Parlamento, con la destra, il centro e la sinistra, in perenne lotta fra di loro, ma consociativi quando si tratta di sistemare le poltrone che contano. È la corporazione che nel disastro dei processi pendenti lascia ai giudici ben 51 giorni di ferie l’anno - del resto erano 60 fino al 1979. E le paghe sono le più alte di tutta l’Europa continentale. Eppure nel periodo 1999-2006, come dimostrano gli studi di Daniela Cavallini, su 1.010 procedimenti disciplinari, ben 812 si sono chiusi con l’assoluzione e 126 con una condanna all’acqua di rose: l’ammonimento. Solo 2 magistrati sono stati rimossi e 4 destituiti. In pratica, chi ci rimette la poltrona è lo 0,065 per cento delle toghe. Una percentuale da Paese dei sogni. E infatti la giustizia muore.
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COMMENTI

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#40 Vasilij Grigorevič Zajcev (362) - lettore
il 12.06.09 alle ore 14:22 scrive:
#34 ciannosecco Eh si...direi infatti che i contenuti del DDL vanno nella direzione del miglior funzionamento della Magistratura...adesso che non si faranno più le intercettazioni i processi saranno più celeri, adesso che la carta stampata non potrà più scrivere (se non dopo anni) quello che due criminali si sono detti al telefono i processi saranno più giusti, la deposizione delle sentenze più rapida...che poveri illusi che siete. Come quelli che scrivono che "Adesso forze dell'ordine e magistratura lavoreranno di più!!!"...ma dove vivono questi su marte? Un qualsiasi lavoratore di fronte a nuove difficoltà che fa? S'impegna di più o continuerà a fare il suo tran tran senza preoccuparsi più di tanto se in galera ci finiranno meno delinqueti?? Perchè potrà sempre dire "Non sono riuscito a scoprire chi è che ha commesso il furto"...e chi potrà obbiettare che non è vero???
#39 zio Fester (1697) - lettore
il 12.06.09 alle ore 14:09 scrive:
Una istituzione sottoposta al controllo di se stessa si trasforma inevitabilmente in una corporazione che non guarda ai risultati ed avanza pretese di scavalcamento degli altri organi istituzionali, compreso il parlamento. Siamo lontanissimi dalla situazione iraniana, dove é il clero (organo autorefernziale) che controlla la politica indipendentemente di chi viene eletto; attenzione, però, a non lasciar degenerare la situazione.
#38 walt40 (248) - lettore
il 12.06.09 alle ore 13:50 scrive:
A partire dagli anni 50 i comunisti per prendere il potere, hanno iniziato ad infettarne i gangli, quindi hanno iniziato a coprire cariche nella scuola, nel sindacato, nelle amministrazioni, nel potere bancario, ed infine nella magistratura. Ora ci troviamo a mantenere una massa di lazzaroni e di incapaci che, per estirpare ci vorrebbero come minimo una cinquantina di Ministri come Brunetta, purtroppo ne abbiamo uno solo, spero che una riforma della magistratura possa sistemare almeno in parte i danni e lo sfacelo che alcuni magistrati stanno facendo della nostra giustizia. Walter
#37 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 12.06.09 alle ore 13:46 scrive:
Il sistema giudiziario mai non ha funzionato come adesso, ma mai ha anche solo decentemente funzionato neppure in passato. E' del 1971 il film di Nanni Loy "Detenuto in attesa di giudizio" con Alberto Sordi, e' del 1987 il referendum sulla responsabilita' dei magistrati, subito bypassato. La nostra magistratura non funziona da sempre. Da quindici anni a questa parte si e' anche arrogata il diritto di agire politicamente. E' ipocrita e in malafede questo sindacato corporativo quando si straccia le vesti per la Giustizia che secondo loro non funzionera' per colpa di questo Governo. Perche' essa gia' non funziona ed il vero, gravissimo problema e' solo quello.
#36 saggioeccellente (4) - lettore
il 12.06.09 alle ore 13:37 scrive:
E che centra questo articolo con quello che ha detto l'Anm? Decontestualizzazione, si chiama così: è stata presa una frase, messa fuori dal contesto e gli si è data un interpretazione completamente fuori tema. Non c'è un frase( e in tutto il quotidiano) o un titolo che parla della legge. Questa articolo parla di uno dei problemi della giustizia, non del DDL sulle intercettazioni a cui si deve ricollegare la frase dell'Anm.
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