Mussolini spopola sull'iPhone Chi teme il fascismo-gadget?

L'antologia dei discorsi del Duce è il servizio più gettonato sul telefonino. E così da ideologia diventa ricreazione. Ma è emozione, non politica

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All’armi siam fascisti. Voi non potete immaginare quanti italiani bazzicano il Duce e il fascismo al giorno d’oggi. È da un bel po’ che Mussolini non si affaccia più dal balcone di Piazza Venezia ma parla ogni giorno dallo schermo dei computer, dai display dei telefonini, dagli iPod e iPhone, dai cd e perfino dai calendari appesi al muro, come non era mai accaduto, nemmeno ai tempi del neofascismo. Più contorno minore di libri, medaglioni, portachiavi, programmi tv e fascicoli a dispense. La Fascio-connection spopola più d’ogni altro feticismo di gadget, popstar e divi d'oggi. Ma con una novità prorompente: il Duce esce dalla storia, dalla politica e dalle ideologie per entrare nella ricreazione, nella second life del web e nell'iconografia ad uso personale. Fascismo emozionale e surreale. Il Duce batte perfino Che Guevara, icona mondiale da paura, gran figo della rivoluzione, top model di tutte le ribellioni, perfino erotiche, tossiche e alimentari. Nessuno sogna di restaurare il fascismo o di rinverdire sogni, liturgie e pratiche fasciste, non nascono certo milizie in camicia nera e movimenti nostalgici; ma il web scoppia di e-fascismi domestici e virtuali, di canti fascisti e discorsi Duceschi da sottofondo lavorativo o da sfondo epico e ironico alla vita quotidiana. Mezzo secolo fa si facevano sedute spiritiche per chiamare in vita l'anima di Mussolini e si trafugava la tomba del Duce; oggi lo spiritismo non è medianico ma è mediatico, basta una chiavetta e puoi collegarti con l'altro mondo in un'operazione nostalgia che non compromette nessuno e non costa nulla. Al più 79 centesimi, meno di un caffè al bar. Quello è il costo, ad esempio, del programma iMussolini ideato da un giovane intraprendente napoletano, Luigi Marino, che permette di scaricare discorsi e performance del Duce. Un programma che, riferisce la Repubblica (non di Salò e di Mussolini, ma di Scalfari e di De Benedetti), ha scavalcato persino il videogame di Avatar, il Grande fratello e il simulatore di occhiali a raggi X. Target? Non certo gli ultimi reduci del fascismo e i vecchi militanti del neofascismo, ma ragazzi, magari di quelli che usano l'iPhone dell'Apple e ignorano la storia. A dir la verità in questa ondata mussoliniana non mancano pure insospettabili signori di mezza età che hanno display fascisti sui loro pc e sui loro telefonini, che hanno suonerie del tipo giovinezza o faccetta nera o che ostentano testoni del Duce sulla scrivania, cimeli fascisti e calendari mussoliniani, del 2010 e non del 1932, alle loro spalle. Mi dispiace dirlo, ma i discorsi più scaricati dal web non sono quelli di Moro, De Gasperi e Togliatti, ma di Benito Mussolini. Sarà una leggerezza, a volte condita da qualche piccola follìa, ma decisamente più imbecille sarebbe dedurre da questo vintage Ducesco una specie di fascismo sotterraneo, un ducismo sommerso ma pronto ad esplodere in politica e magari alimentato per analogia dalla figura di Berlusconi, paragonato di recente non solo al Duce e a Napoleone, ma anche a Hitler che mi pare proprio il suo contrario. Nessuno degli e-fascisti o i-mussoliniani tra quelli che ho conosciuto ha precedenti neofascisti e a volte nemmeno d'impegno politico in senso lato. Lo fanno per civetteria, per spiritosaggine, per curiosità, per estremo machismo, per l'inguaribile tentazione di violare il tabù, l'angolo buio e nascosto, il Demonio o il Male Assoluto, come ha detto un suo ex beneficato; insomma il Maledetto nazionale per antonomasia. Hanno dovuto perfino escludere il Duce dal sondaggio Rai-Eurisko sul più grande italiano perché si aveva il fondato sospetto che avrebbe scalato i vertici della classifica e rubato il posto a Dante e alla Pausini, in cima alle preferenze. Ora che il fascismo è stato sterilizzato e ridotto ad un programma da scaricare sul web e non sulla pelle degli italiani, possiamo pure domandarci il perché di quel fascino, oltre il gusto del proibito. È l'orfanità dei simboli e dei miti, la voglia di uscire, almeno nell'ora della ricreazione, dalla cronaca e dall'ordinaria amministrazione per entrare nell'epica storica, seppure attraverso il portone della tragedia. E non si rimedia al fenomeno negandolo o semplicemente vituperandolo. Bisogna invece capire da quali mancanze del presente sorge, da quali miserie e piccinerie dell'oggi trae alimento, in quali paragoni indecenti trova spunto e su quali bisogni frustrati, negati o criminalizzati, si fonda. Qualche sera fa ero a cena da persone che conosco da anni e che ricordavo apolitiche e refrattarie ai tempi delle ideologie. La colonna sonora della cena è stato un cd che alternava canzoni fasciste a canti comunisti, bandiere rosse e canti dell'internazionale a inni del Duce e canti nazionalisti, canzoni falangiste a canti di liberazione sudamericana. Erano belle, maledizione, ti entravano dentro, ti riempivano il cuore di una strana animazione. Romanticismo politico, visione estetica e musicale del mondo e della vita. Certo, bisognava astrarre dall'uso storico e catastrofico di quelle speranze, bisognava distinguerli dalle sanguinose illusioni che hanno generato; ma svegliavano gli animi ad una passione civile, ideale ed epica che è oggi sconosciuta. Perfino un filo di fiera commozione attraversava gli ascoltatori di quei canti, sia gli ignari che i consapevoli. Il lato grottesco è che cantavano illusioni opposte ma generavano fremiti congiunti. Ai saldi della storia, due storie opposte si vendevano al prezzo di una. Allora mi sono chiesto: ma è possibile salvare quei tesori dal naufragio delle navi in cui erano imbarcati, è possibile amare quei canti, quei miti, separandoli dagli orrori che hanno suscitato o solo accompagnato? Non lo so, è un'impresa quasi impossibile, ma nel dubbio mi sono detto: teniamoli fuori dalla storia, lasciamoli a casa, e godiamoceli da single, a storia spenta. Fascismo a una piazza per sognatori solitari, o se preferite socialismo da toilette, per eccitarsi in vasca o sul water delle illusioni.
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COMMENTI

24 commenti su  1  2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#24 forbot (1689) - lettore
il 31.01.10 alle ore 19:34 scrive:
-< =continuo=> Ma più importante di tutto; sarebbe conoscere la corrispondenza intercorsa fra lui e il Premier britannico Chamberlain e successivamente con Churchill . Parlo del 1937-38. Se le mie informazioni e ricordi sono validi- fra Hitler e Mussolini non è che ci fosse molta simpatia. Anzi. Ma mentre Mussolini si era speso per tirare sù il popolo italico dalla fame, con le varie battaglie, fra le quali quella del grano; la conquista nel 36 di qualche colonia e poi l'impero; l'altro dal 1931 in poi, aveva armato la Germania fino ai denti- quando nel- 38/39- iniziò l'occupazione della Polonia e di tutto il resto d'Europa- occupare l'Italia sarebbe stato uno scherzo, ancor prima della Francia. Costretto a fare buon viso e con l'alternativa di dover subire l'invasione, preferì allearsi, per evitare principalmente all'Italia una invasione come nemica della Germania. Questa aveva bisogno della sponda italica per sbarcare in Africa. In totale si risparmiò quattro anni di invasione
#23 mintersimone (3) - lettore
il 31.01.10 alle ore 19:33 scrive:
Sono pienamente d'accordo con quanto sostenuto nell'articolo de Il Giornale.
#22 pinogeo84 (1223) - lettore
il 31.01.10 alle ore 19:28 scrive:
Non si tagliano le gambe a cio’ che di buono fu, poiche’ il non-buono si taglia le gambe da solo; il rimanente poi.....rimane; e non c’e’ “dittatura democratica” che tenga, che lo possa eliminare dalla storia.Tra le nuove leggi che seguirono l’avvento democratico, risalta pero’ quella dell’Apologia del Fascismo, la quale e’ forse una delle poche leggi che porto’ l’assembly partitaria al comando in simbiosi con chi si lavo’ le mani nelle accque delle foibe del Carso. La scarsa fiducia di quelle Istituzioni, sulla capacita’ di discernere della popolazione italiana, fu notabile, ma cio’ che genero’ piu’ scalpore fu’ che cosi’ facendo, dimostrarono di non apprezzare l’ideologia democratica nel pieno del suo valore e significato. Per gli onesti, la ragione di quella legge, confermo’ l’esistenza del timore di un giudizio, che potesse ricordare le azioni positive del regime sfrattato; proprio quelle mete positive che i precedenti regimi mai mai furono capaci di raggiungere.
#21 mintersimone (3) - lettore
il 31.01.10 alle ore 19:27 scrive:
L'interesse suscitato dal programma iMussolini deriva dall'esigenza diffusamente avvertita di conoscere meglio una figura su cui molto è stato scritto o detto, muovendo però da presupposti ideologici di condanna o di incomdizionata ammirazione, che non hanno ancora consentito di fare piena luce su una figura storica, che, al di là degli errori commessi, ha avuto delle grandissime intuizioni ed è riuscito a conseguire in molti campi dei risultati notevoli.Ritengo, perciò, che è ingiusto contrastare la possibilità di conoscere meglio Mussolini, che offre questo nuovo programma, che ci aiuterà a scoprire luci ed ombre di una figura, che sicuramente dalla storia sarà rivalutata nei suoi aspetti positivi, senza nasconderne le manchevolezze, così come è avvenuto per Napoleone.
#20 pinogeo84 (1223) - lettore
il 31.01.10 alle ore 19:11 scrive:
Non e’ ancora completamente scomparso in Italia il ricordo del “QUO VADIS” di una generazione scomoda del 1945 quando, dopo l’ultima guerra, la Storia che ci fu offerta era fondata, da un lato, sul rigetto di una dittatura ma dall’altro dava l’impressione che fummo fortunati di aver perso la guerra, una guerra che aveva immolato tanti giovani italiani la cui colpa era quella di aver tentato con l’ultimo sacrificio di riscattare la dignita’ di un’ Italia ancorata alla condizione di “paria” dalla tracotanza d’imperi che si organizzarono per eliminare la concorrenza. Non e’ apologia, ma una recensione doverosa a chi, nel crollo, non manco’ il coraggio di perdere con onore, pur consapevole dell’oblio e dello ostracismo che l’avrebbe avvolto. Ricordo quando nell’immediato dopo-guerra, coperto d’incertezza e contradizioni, l’unione di diverse ali del Parlamento, malgrado le diversita’ ideologiche, stimolo’ la rinascita italiana che come sempre premia quando sembra che tutto sia perdoto.
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