Chissà, forse non ci credeva nemmeno lui, dopo tutto quello che è successo, di riuscire a riaprire un dialogo. Magari è proprio per questo che l'ex esponente del Pac ci ha provato con un sistema molto poco convenzionale e diplomatico, con un'intervista alle Iene show. «Signor presidente - l'appello del latitante - mi dia la possibilità di difendermi, di presentarmi di fronte a un tribunale in Italia, di rispondere a un interrogatorio vero, come non è mai successo». A queste condizioni «io mi comprometto e risponderò delle mie responsabilità davanti alla giustizia».
No, non ci credeva. «Primo, Napolitano mi manderebbe a quel paese perch´ lui è il presidente della Repubblica e io un signor nessuno. Secondo, lui in quegli anni era uno dei massimi avversari del movimento rivoluzionario. Mi sembra davvero un irriducibile degli anni settanta, dell'ex Partito comunista stalinista, non è la persona adeguata per dire all'Italia giriamo la pagina, dimentichiamo il passato, riconosciamo le responsabilità e riappacifichiamoci».
Fin qui il delirio del terrorista-scrittore, difeso per anni dai francesi e poi salvato dall'ex-presidente brasiliano Lula. Frasi farneticanti, provocatorie, che inizialmente il Quirinale aveva deciso di ignorare: a un personaggio del genere meno spazio si dà meglio è. Poi però, con il passare delle ore e con il moltiplicarsi delle reazioni politiche, al Colle hanno cambiato lentamente idea: meglio rispondere per non lasciare dubbi di nessun tipo. A far maturare questa nuova convinzione sono state forse le parole di Alberto Torregiani, il figlio del gioielliere ucciso da Cesare Battisti nel febbraio del 1979 e rimasto gravemente ferito durante l'agguato: «Scenderò in politica nel centrodestra per difendere la giustizia. Piuttosto che lanciare nuovi appelli al capo dello Stato per l'estradizione di quel criminale, faccio prima a essere eletto e a muovermi, da deputato, per ottenere qualcosa. Non credo che Napolitano abbia n´ la volontà ma neppure la voglia di ottenere quella giustizia di cui tanto sia lui che tanti altri politici si riempiono la bocca». Conclusione amara: «È bello parlare di giustizia, ma poi bisogna portare avanti anche delle battaglie per ottenerla».
A questo punto Napolitano, che per mesi ha provato in tutti i modi a convincere i brasiliani a consegnare il latitante, non poteva restare ancora in silenzio. Solo poche righe, sufficienti per ribadire alcuni concetti validi per tutti. Primo, l'Italia è uno stato di diritto in cui la magistratura è autonoma rispetto alla politica, cosa che evidentemente non succede ovunque. Secondo, Battisti ha già avuto il suo processo equo. Terzo, non si tratta con i terroristi.
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