Peccato che ora l'eventuale «ricongiungimento familiare» non sia impresa facile: quando infatti - dopo il fatale incontro ravvicinato di un certo tipo - la diciottenne Liebenweint se ne tornò in Austria, dimenticò di chiedere cognome, indirizzo e codice fiscale del rubacuori italiota. Di lui, solo la lontana eco di un nome: Roberto. E la memoria di qualche particolare fisico: capelli ricci e neri, fisico palestrato e... ci fermiamo qui.
Allora ecco l'idea. Una dettagliata inserzione sul giornale più importante del Veneto, Il Gazzettino. Hai visto mai che a Jesolo (o dintorni) ci sia ancora quel mandrillone di Robertino? Fatto sta che Maria Theresia ha comprato un avviso sul quotidiano diretto da Roberto Papetti per ritrovare il padre di sua figlia. La donna racconta nell'avviso la sua storia e narra di quell'estate del 1970, quando lavorava al Lido di Jesolo come baby sitter.
«Il 26 giugno 1970 - spiega la signora Liebenweintche - un giorno prima della partenza per l'Austria ho incontrato Roberto: un fotografo della spiaggia, alto circa 1,80 metri, aveva i capelli corti, scuri e ricci e aveva circa 18 anni. Il nostro incontro ha avuto una bellissima conseguenza, dopo 9 mesi è nata mia figlia Isabella. Da allora non ho mai cercato Roberto, anche perch´ non avrei proprio saputo dove rintracciarlo». «Oggi - prosegue l'appello su carta stampa - mia figlia Isabella ha 40 anni, è sposata e ha due figli, uno di 5 e uno di 9 anni. Il più grande desiderio di Isabella sarebbe conoscere il suo vero padre».
Per questo la donna ha allegato in pagina i suoi riferimenti in modo che chiunque abbia informazioni utili per risalire al padre di sua figlia possa contattarla. Non solo. In fondo all'inserzione ha pubblicato anche una foto che la ritrae all'epoca dei fatti e un'altra istantanea di Isabella e dei suoi due figli.
Chi sa qualcosa parli adesso. O taccia per sempre.
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