Nel caos intercettazioni pagano solo i giornalisti

Ora c'è chi chiede l'arresto per la pubblicazione delle telefonate. Ma i cronisti fanno il loro lavoro. E nessuno ha mai il coraggio di punire magistrati e avvocati

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Dal bavaglio alle manette. L’importante è colpire almeno i giornalisti, visto che non è possibile far pagare ai magistrati i propri errori. Complimenti onorevole, ma veramente la riforma della giustizia è tutta qui? Dopo tante parole, progetti, divagazioni, norme, per risolvere la malagiustizia si va alla ricerca del capro espiatorio, dell’untore, del poveraccio che paga per tutti. Giudici e pm non si toccano, tutta la responsabilità cade sui giornalisti. Nel calcio si chiamano falli di frustrazione. Quando un attaccante non riesce in alcun modo a superare il difensore perde la pazienza e, in modo stupido e plateale, colpisce alla cieca.
È quello che è capitato all’onorevole Maurizio Paniz, autorevole avvocato del Pdl, che per mettere un punto al dilagare delle intercettazioni, tira fuori questa strampalata teoria: «La diffusione da parte di un giornalista (e non solo da lui) di notizie coperte dal segreto investigativo, che danneggiano la stessa inchiesta, o di notizie irrilevanti sul piano penale e dell’interesse pubblico, che debbono rimanere riservate e che ledono la privacy di un cittadino, costituisce un illecito grave, che non può non essere penalmente sanzionato in modo significativo anche con una pena edittale detentiva».
Cosa non va nel discorso di Paniz? I magistrati avrebbero il dovere di non passare le carte al primo che passa. Stesso discorso varrebbe per gli avvocati o per chiunque venga in possesso delle intercettazioni. Il dovere dei giornalisti è, guarda un po’, quello di pubblicare le notizie. Se si trovano in mano le intercettazioni non possono rimandarle al mittente. Anche perché in questo caso verrebbero accusati, giustamente, di insabbiare e nascondere le notizie. Ma l’ingegno di Paniz non va a disturbare chi sputtana indagati, testimoni o chiunque si trovi per sbaglio al telefono. Paniz non se la prende con i veri responsabili, ma trasforma, nonostante quello che sostenga oggi, ma non in passato, l’opportunista Fini, la legittima necessità di regolamentare le intercettazioni in un provvedimento illiberale, che si limita a spedire in carcere gli unici che fanno il loro mestiere, i giornalisti. Ma allora perché l’avvocato Paniz non scrive una legge che preveda anche l’arresto degli avvocati? O forse la legge dovrebbero scriverla i giornalisti?
Quella di Paniz sembra una resa. È un segno di impotenza, come se non ci fosse più la forza di mettere in piedi quella riforma della giustizia italiana che da anni, insieme con il taglio delle tasse, simboleggia il programma del centrodestra. Riforma che ormai tutto il mondo considera necessaria dopo che il caso Amanda Knox ha purtroppo reso celebre il nostro sistema giudiziario. Non è più solo un problema di Berlusconi, ma una paura che pesa su tutti quelli che si ritrovano ad aver a che fare con i tribunali: siano vittime o indagati. Per questo la soluzione non può essere un generico: stai zitto giornalista. La speranza è che l’idea di Paniz sia solo un brutto sogno personale e non la linea politica della maggioranza.
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COMMENTI

19 commenti su  1  2  3  4   pagine dal più vecchio | dal più recente
#19 epesce098 (457) - lettore
il 09.10.11 alle ore 13:57 scrive:
Se un giornalista pubblica telefonate private dovrebbe essere obbligato a rivelare anche la fonte delle informazioni. In questo modo anche chi gliele fornisce si guarderebbe bene dal farlo in quanto diventerebbe un correo.
#18 peropix (990) - lettore
il 09.10.11 alle ore 12:05 scrive:
Per quanto concerne i PM direi che se ad un pm, verificato che sia il responsabile della fuga di notizie, viene attribuita detta fuga, per 10 anni non dovrebbe piu' seguire procedimenti dove siano necessarie le intercettazioni oltre ad una multa pari al 20% del suo stipendio da devolvere alle vittime sino al concorso, col giornalista che l'ha pubbliìcata, dei danni patiti dalle vittime.
#17 doblone (181) - lettore
il 09.10.11 alle ore 12:02 scrive:
Scrivi qui il tuo commento La colpa è di chi si fà intercettare,vuol dire che è colpevole,l'onesto non teme nulla.
#16 peropix (990) - lettore
il 09.10.11 alle ore 12:23 scrive:
La prigione è cosa assurda e che serve a ben poco, specialmente per le vittime. Il giornalista che conosce la legge, dovrebbe innanzitutto confermare la propria adesione alla legge sottoscrivendola e dandone copia all'Ordine. In secondo luogo al posto della prigione deve essere cosciente che dovra' pagare alle vittime il 20% mensile dei suoi guadagni sino al raggiungimento della cifra disposta dal giudice mentre l'editore e chi ha autorizzato la pubblicazione dei dati vietati dovrebbero pagare una multa pari all'utile conseguito dalla tiratura del giornale effettuata nei giorni in cui si pubblicano le intercettazioni. La multa va allo Stato , il 20% alle vittime.
#15 aldo castellari (360) - lettore
il 09.10.11 alle ore 11:55 scrive:
Sbagliato colpire con pena detentiva i giornalisti, anche se sono il canale per la diffusione totale delle notizie. Le misure resterebbe inefficaci, specie per i giornalisti di sinistra. Piu logico stabilire fortissime multe, da pagare subito, senza possibilita' di appello o di rinvio, a meno che il Giornalista riveli la fonte dalla quale ha avuto l'informazione. In questo modo si potrebbero colpire con multe anche avvocati , cancellieri e i Giudic e tutta la filiera......
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