Quindi la bolla immobiliare Usa non deve preoccupare?
«Il quadro è variegato: alcuni settori come il commerciale sono ancora attraenti ai prezzi attuali. Per il residenziale, dipende dai singoli Stati».
Prevede ripercussioni sul sistema bancario italiano?
«È difficilissimo, il nostro sistema creditizio segue pratiche molto severe nell’erogazione dei mutui. Tuttavia è inevitabile che, essendo diffuso il tasso variabile, se il costo del denaro continuerà ad aumentare ci sarà un effetto sul reddito disponibile delle famiglie: in pratica alcune potrebbero essere costrette a rinunciare alle vacanze o alla macchina nuova, ma non mi aspetto impatti a livello macroeconomico».
Eppure ieri la Borsa ha penalizzato il settore del credito...
«Può darsi che in Europa qualche gruppo bancario abbia ecceduto nella speculazione ma saranno casi isolati, non si tratterà dei big e non saranno italiani. L’unica incognita è il Regno Unito dove i tassi sono già alti, la politica dei mutui più lasca e i prezzi del mattone sono a livelli insostenibili».
Perché, malgrado l’epicentro sia negli Usa, la Federal Reserve appare distaccata?
«A Greenspan si imputava di aver dato l’impressione che la Fed sarebbe sempre stata pronta a intervenire in caso di problemi. Questo atteggiamento rischiava di minare la stessa credibilità della banca centrale Usa. Bernanke vuole riportare maggiore disciplina».
Allora perché la Bce è intervenuta con la maggiore iniezione di liquidità dopo quella per l’attacco alle Torri Gemelle?
«Il sistema dell’euro è molto più fragile di quello del dollaro a causa della frammentazione del mondo bancario. Da qui l’azione della Bce che è però da leggere come un intervento tecnico per ovviare alla salita fino al 4,7% del tasso overnight. Anche se, certo, a questo punto appare meno probabile un’ulteriore stretta sul costo del denaro in autunno».