«Niente scandalo. In fondo non è un delitto»

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Gianmarco Giavardi, scienziato, ha un figlio down, di quattro anni: «Io non sono d’accordo, perché non cambi una persona soltanto con una correzione degli occhi o della bocca».

Suo figlio è ancora piccolo. Ma in prospettiva?
«Quando sarà grande e in grado di decidere da solo?».

Esatto.
«Allora si discuterà a tavolino come e quando si deve decidere se comprare o no la moto».

Forse non è la stessa cosa.
«In qualche maniera sì. Si tratta di discutere insieme su una cosa che potrebbe portare vantaggi e svantaggi. Poi, se mio figlio insisterà e vorrà farsi correggere gli occhi a tutti i costi, lo accetterei».

A malincuore?
«Vorrà dire che un chirurgo estetico avrà guadagnato qualche migliaio di euro in più. In fondo, se una persona ha dei gravi problemi relazionali per una qualche particolarità fisica, ben venga la chirurgia».

Quindi lei non demonizza i genitori inglesi?
«Non li metto alla gogna, non sono scandalizzato. Non hanno ammazzato nessuno. Ogni giorno milioni di persone si fanno cambiare naso e occhi».

Ma?
«Nel caso di sindrome di down l’integrazione è molto più importante. Gli occhi a mandorla sono l’ultimo dei problemi».

Potrebbe però essere un piccolo passo.
«Un ritocco di chirurgia estetica fa bene alla gente. Rientra nella soddisfazione personale. E, grazie al cielo, cambiare gli occhi a una persona non è così grave».

Ma non la convince.
«È come dire a un disabile che con la vitamina C diventa normale».

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COMMENTI

#2 gianmarcogav (1) - lettore
il 11.03.08 alle ore 12:53 scrive:
Buongiorno, sono Gianmarco, la persona intervistata qui sopra, e vorrei precisare meglio alcuni concetti da me espressi nell'intervista stessa e forse poco chiari in quanto riportato qui e sul "il giornale" di oggi. A mio parere la questione si può vedere in 2 modi: 1) se si parla del fatto che 2 genitori ritengono che un'operazione estetica su loro figlia con sindrome di Down possa migliorare la sua integrazione: sono personalmente contrario. L'integrazione, o meglio l'inclusione, dei disabili e in particolare delle persone con sindrome di Down, è un processo lungo che coinvolge la società, o in piccolo l'ambiente in cui vive la persona, che deve imparare a capire e valorizzare le abilità di qualunque persona e non le sue eventuali disabilità. E' inoltre un percorso, che coinvolge la famiglia, di valorizzazione e accettazione personale dell'individuo. L'estetica in tutto questo gioca un ruolo estremamente minore. 2) indipendentemente dal tema della disabilità, se si parla di una persona adulta, disabile o no non importa, che ha problemi relazionali veri o presunti causati da un difetto estetico e che decida in autonomia di correggere tale difetto: personalmente non approvo, penso che comunque si debba lavorare tutti di più sull'accettazione di se e degli altri per come siamo e non per quanto somigliamo ai 'modelli' che ci vengono proposti, comunque non è la fine del mondo e in fondo così facendo la persona non fa male a nessuno ed è libera di fare ciò che vuole. (PS : a questo, ovvero all'esame delle profonde ragioni di una esigenza, mi riferivo nell'esempio della moto eventualmente richiesta da un mio figlio disabile o no.) Spero di aver chiarito almeno i concetti principali. Saluti Gianmarco
#1 ivanosavioli (59) - lettore
il 11.03.08 alle ore 11:36 scrive:
Io penso che se è possibile migliorare la vita di una persona sfortunata perchè non farlo!
Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
Scrivi al direttore

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