NON CHIAMATELE GABBIE SALARIALI

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Bisogna sfuggire dal termine gabbie salariali. Ricorda un processo burocratico con il quale venivano centralisticamente definite le retribuzioni anche se in modo differenziato. Niente di più sbagliato in un mondo produttivo che è costretto a cambiare alla velocità della luce. Resta però il principio sacrosanto: allineare le retribuzioni all’effettivo costo della vita. Occorre rottamare per sempre quel nefasto principio per cui il salario è una variabile indipendente. Da tutto. Dagli utili della società come dal costo della vita.

La Lega ha intuito per tempo questa discrasia e la cavalcherà. C’è da scommetterci. Così come ha fatto con il federalismo fiscale. Ma bisogna ricondurre il dibattito sui binari della razionalità economica. L’adeguamento degli stipendi al costo della vita, non ha la sua ragione d’essere principale nella penalizzazione di chi oggi è avvantaggiato da questo assurdo livellamento. Ecco alcune ragioni tutte economiche.
1. Rendere più territoriale il proprio stipendio porta con sé il vantaggio di depotenziare i contratti nazionali, ridicolizza la caratteristica tutta italiana di avere quasi cento diversi contratti di categoria. I contratti nazionali si potrebbero limitare a quattro-cinque macrocategorie (pubblico impiego, industria, servizi, commercio e artigiano, per esempio). In maniera tale da stabilire i fondamentali dettagli a livello territoriale e aziendale. Nel primo ambito valorizzando il diverso costo della vita. E nel secondo la diversa produttività tra azienda e azienda. Sì certo: più competizione e meno appiattimento.
2. Le burocrazie sindacali, sia dei lavoratori sia degli imprenditori, perderebbero quel potere di veto nazionali. Chi conta è chi è sul territorio. Chi si sporca le mani. Chi conosce le aziende e il costo della vita angolo per angolo. Il peso della grande impresa sarebbe subordinato alla realtà dell’Italia: che invece è fatta di milioni di piccole e medie.
3. Infine le aree più svantaggiate, a minor costo della vita, avrebbero stipendi più bassi. Per questa via esse potrebbero iniziare un cammino di sviluppo. Perché investire all’estero quando in casa si possono avere condizioni di lavoro favorevoli? Il caso romeno è significativo. Molti imprenditori hanno là impiantato le proprie industrie per godere del minor costo del lavoro. Ma proprio grazie a questo intervento l’asticella delle retribuzioni, oltre che il Pil, di quel Paese si è alzato. Insomma un modo di mercato per lo sviluppo del Sud. Altro che penalizzazione.

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COMMENTI

21 commenti su  1  2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#21 zio Fester (1697) - lettore
il 11.06.09 alle ore 18:23 scrive:
Giusto introdurre nella busta paga la voce "integrazione contrattuale territoriale". Ma questo dovrebbe avvenire anche per i milioni di partite iva e di precari con contratti a progetto e simili.
#20 oliba (328) - lettore
il 11.06.09 alle ore 17:32 scrive:
per # perigo dove sta il problema ? se il costo della vita al sud e superiore che al nord se meritevoli lo stipendio puo essere superiore che al nord, per quello che riguardano i vari pizzi questi sono vizi vostri , se la regione e fallimentare dobbiamo pagare noi? sbaglio io devo pagare io sbagliano gli altri e devo pagare ancora io? i conti non tornano, i vostri delinquenti denunciateli la omertà ormai non paga piu.La nostra vicina Svizzera paese invidiato lo stipendio di un operaio a Zurigo e del 10% superiore di uno a Lugano eppure tutti vivono felici e contenti. Siamo arrivati al punto che tutto a tutti non si puo piu. ossequi
#19 socrate77 (505) - lettore
il 11.06.09 alle ore 16:38 scrive:
per blutek e altri..ora voi pensate che diminuendo il costo del lavoro al sud tutti investirebbero qui? voi pensate che il costo del lavoro in Romania sia lontanamente paragonabile al nostro..agevolato? non avete ben chiaro il valore del denaro...e che cosa vogliono le imprese...lo stipendio medio rumeno è di 1300 lei..ovvero 300 euro!! non esistono gabbie salariali, aree no tax che reggano questo..che poi non è altro che neoschiavismo
#18 scimmietta (2838) - lettore
il 11.06.09 alle ore 15:52 scrive:
#15 perigo: se il "quadretto" che descrivi è veritiero, e non ho motivo di pensare il contrario, ebbene, è ora di darvi una "mossa" e smetterla di piangervi addosso!
#17 burlamacco (297) - lettore
il 11.06.09 alle ore 15:30 scrive:
secondo me non potrebbe esistere idea piu balzana. Vantaggi economici 0 ma 1000 controindicazioni. Le presunte ragioni economiche sono platealmente smentite dalla attuale crisi economica. Maggior competizione non genera maggior sviluppo, altrimenti non si spiega come i paesi piu competitivi siano i piu colpiti dalla recessione. Depotenziare i sindacati non centra una mazza con lo sviluppo economico. Industria & finanza hanno finora avuto tutto il mazzo a disposizione (anche le carte truccate) e difatti x colpa loro che ora siamo con le pezze al sedere....altro che depotenziare il sindacato sarebbe da depotenziare confindustria e le banche soci occulti di confindustria. Infine aree svantaggiate, minor costo della vita, meno stipendio piu sviluppo è un teorema che non regge , proprio l'esempio della romania stà a dimostrarlo. Insomma come direbbe Bartali, tutto sbagliato tutto da rifare. Ci vorrebbe Galileo, ma dubito che se rinascesse si iscriverebbe mai alla lega.
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Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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