«No te me capise?», per i molti italiani che non si destreggiano con facilità nei meandri dell’idioma della Marca, sta per «Non mi capisci?». Di sicuro il senegalese lo capiva benissimo perché, come potrebbe testimoniare il trevigiano doc Giancarlo Gentilini, qui gli extracomunitari regolari sono talmente integrati che parlano meglio il dialetto che l’italiano. L’operaio, però, intuendo che chi aveva di fronte era meno trevigiano di lui, almeno dal punto di vista della correttezza pretesa da Gentilini, ha cercato di evitare lo scontro. Non si aspettava, evidentemente, una reazione tanto sconsiderata quanto criminale da parte di un tipo senza fissa dimora, anche se ufficialmente residente a Pieve di Soligo.
Ricapitolando, un pievigino senza fissa dimora aggredisce, prima verbalmente e poi fisicamente, un senegalese regolare. Sembra un mondo che va alla rovescia quello visto venerdì sera alla stazione delle corriere di Vittorio Veneto. Fortuna che un passante, dopo aver assistito incredula alla violenta aggressione, abbia avuto il senso civico di chiamare i carabinieri. Che, quando sono arrivati, hanno trovato l’immigrato accasciato su una panchina. Non c’è voluto molto, sulla base della descrizione fornita dalla vittima, a rintracciare poco distante l’autore del pestaggio. «Non capiva il dialetto e così gli ho dato una lezione», sarebbe stata la folle “giustificazione” fornita ai carabinieri da Zuliani, celibe, disoccupato e picchiatore recidivo, a giudicare dai precedenti.
Per lui sono scattate le manette con l’accusa di lezioni aggravate nei confronti dell’operaio, che è sposato e vive a Vittorio Veneto. Portato al pronto soccorso, al senegalese è stata diagnosticata una frattura a una gamba e diverse altre contusioni. Se la caverà, si fa per dire, in un mesetto abbondante. Parlare di aggressione razzista, però, suona quasi banale. Il «giustiziere puro» non avrebbe neanche potuto essere a Vittorio Veneto, visto che la Questura di Treviso lo aveva bandito dalla città per tre anni dopo che nel 2010 aveva dato parecchio fastidio ai pazienti dell’ospedale.
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