Nucleare, che follia le centrali in Albania

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Mi si dice che qualcuno avrebbe avanzato la proposta, visto che - parrebbe - non vogliamo reattori nucleari in casa, di costruirli in Albania. Viene spontaneo chiedersi: ma che razza di Paese siamo? Vabbé che vantiamo una plurisecolare storia di abdicazione alle nostre responsabilità militari e reiterato affidamento ad eserciti stranieri della sicurezza della penisola italica, però ci pare che qui si stia varcando il limite di ogni decenza. Senza neanche un filo di rossore, esportiamo, da anni, monnezza all’estero. Vabbé che per anni li abbiamo avuti al governo, ma i Verdi oggi non sono neanche all’opposizione: non ci sono più alibi, neanche per l’opposizione. Unici al mondo - unici - importiamo 50 miliardi di kwh elettrici da nucleare, per i quali paghiamo alla Francia, ogni anno, da 20 anni, più dell’equivalente di un reattore nucleare: un quarto del parco nucleare francese l’abbiamo costruito noi, col denaro delle nostre tasse. Ma vi rendete conto di quanto siamo stati coglioni? C’è bisogno di rinsaldare questa consapevolezza andando a pagare reattori nucleari in Albania? Scusate lo sfogo.
Proviamo ora a chiarire i termini della questione energetica. Ha fatto bene il ministro Scajola a preannunciare un piano energetico nazionale (Pen). Se mi consente un sommesso suggerimento, comincerei ad allestirne uno limitato al solo settore elettrico: chiamiamolo Pel. Orbene, il mondo sa produrre energia elettrica o da idrico, o bruciando petrolio, gas, o carbone, o da nucleare, o dalle tecnologie eolica e fotovoltaica (Fv). L’idroelettrico, che ad alcuni Paesi fornisce perfino il 100% del fabbisogno, è un’ottima tecnologia ma limitata dalla orografia locale. In Italia contribuisce col 15% (grazie a esso siamo uno dei primi Paesi in Europa che produce da rinnovabili: in percentuale di fabbisogno doppiamo la Germania) e potrebbe - e dovrebbe - essere raddoppiato. Il petrolio è troppo prezioso, va riservato alla petrolchimica e bruciarlo per produrre elettricità è un piccolo crimine che nessuno al mondo commette, eccetto noi, naturalmente. Anche il gas è prezioso: Usa e Gran Bretagna producono da esso il 20% dell’elettricità che gli serve, la Germania lo fa per il 10% e la Francia per il 5%. Noi - di nuovo, unici al mondo - lo facciamo per oltre il 50%. Il carbone è il combustibile fossile più economico, abbondante e diffuso nel mondo, e facilmente trasportabile: unici al mondo non lo usiamo come dovremmo (meno del 10%: la Germania, per dire, se ne serve per oltre il 50%). Il combustibile nucleare costa ancora di meno e ce n’è per migliaia di anni. Naturalmente, il vento e il sole sono gratis.
Per completare la fase di informazione, dobbiamo ora considerare il costo degli impianti. Per produrre uno solo dei 40 Gw di elettricità che assorbiamo, un impianto a turbogas costerebbe 1 miliardo, quello a carbone 2 miliardi, quello nucleare 3, quello eolico 6 e quello Fv 60 miliardi. Non bisogna essere degli economisti per comprendere che il Fv è totalmente fuori mercato: la spesa di denaro pubblico sul Fv andrebbe proibita e gli enti locali che lo stanno facendo ci stanno mettendo vieppiù in ginocchio. Il Fv ha anche un handicap, condiviso con l’eolico: la potenza Fv o eolica installata aggiunge zero capacità al sistema elettrico, perché zero è la potenza quando il sole non brilla o il vento non soffia. Detto diversamente, i miliardi spesi, tutti oggi, per un parco eolico (6) o per un equivalente impianto Fv (60) farebbero risparmiare, in 30 generosi anni di esercizio, mezzo miliardo di combustibile nucleare.
Stando così le cose, un mix razionale di produzione di energia elettrica dovrebbe, innanzitutto, escludere Fv ed eolico e sfruttare al massimo le potenzialità dell’idroelettrico. Quindi, dovrebbe usare: il nucleare, per soddisfare la richiesta elettrica di base (cioè quella che il Paese sempre richiede). Gli impianti nucleari sono i più costosi, lavorano meglio in continuo (venendo così prima ammortizzati) e bruciano combustibile economico. La richiesta superiore a quella di base, ma sempre nella norma, dovrebbe essere soddisfatta dal carbone. Le richieste di picco, dal costosissimo gas: gli impianti costano poco e ben si adattano a servire «da riserva calda», pronti ad avviarsi nelle eccezionali richieste.
E noi? Nell’immediato dovremmo: potenziare l’idroelettrico, convertire a carbone gli attuali impianti a petrolio, ridurre l’uso del gas (quindi, ministro Matteoli, dica «no» ai rigassificatori, che sono inopportuni, inutili, economicamente dannosi, e anche pericolosi) a favore, sempre nell’immediato, del carbone. E il protocollo di Kyoto? Volessimo soddisfarlo con l’eolico dovremmo impegnare 80 miliardi in 80.000 turbine eoliche; col Fv dovremmo impegnare 800 miliardi. Oppure, basterebbero 40 miliardi in 9 reattori nucleari (tanti quanti ne ha la Spagna): ma il primo andrebbe messo a Latina, non in Albania. Non dovrebbe essere difficile, per far rialzare questa Italia.

COMMENTI

42 commenti su 1   2  3  4  5  6  7  8  9   pagine dal più vecchio | dal più recente
#37 Leonardo Marche (422) - lettore
il 30.05.08 alle ore 19:49 scrive:
L'energia elettrica prodotta in Francia col nucleare sfiora l'80% non il 20% come erroneamente asserito. Il restante è da idroelettrico. La Francia ha intenzione di alimentare anche i suoi treni col nucleare. Con i reattori autofertilizzanti le riserve di uranio sono stimate a 500 anni. L'uranio si può ricavare anche dall'acqua di mare. Oltre all'uranio si possono usare altri elementi. In India si stanno studiando reattori al Torio (perchè li ne hanno molto) anzichè all'uranio. Le scorie vengono vetrificate e protette perchè siano innocue. I tempi di decadimento della maggior parte delle scorie sono dell'ordine delle centinaia di anni. Solo una piccolissima percentuale ha tempi più lunghi. Il loro volume è comunque ridotto e vanno immagazzinati a grandi profondità. Hiroshima e Nagasaki sono città normali dove la gente abita e vive dopo 60 anni dallo scoppio atomico e non dei cimiteri millenari coperti da scorie. Rubbia, che stimo, ha un pensiero un pò diverso riguardo al nucleare.
#36 Giorgio Prinzi (496) - lettore
il 30.05.08 alle ore 18:46 scrive:
Sapete dove le mettiamo le scorie radiattive del metano, degli altri combustibili fossili e della stessa legna da ardere? Le immettiamo nell'atmosfera e poi le respiriamo. Già, perché tutti sembrano dimenticare che nei composti a base carbonio è presente un'aliquota di carbonio radiattivo, il "14", il cui decadimento consente di datare i reperti. Sui grandi numeri si tratta di notevoli quantità di radioattività. In Italia esiste un gravissimo problema scorie, perché, sostenendo che il nostro Paese era uscito dal nucleare, si è finto di ignorare che si è accumulata una notevole quantità di materiale radiatico esausto di origine sanitaria, spesso dimenticato in locali inadeguati sotto tutti i profili a cominciare da quello della sicurezza. Un qualsiasi "pecione" di terrorista potrebbe facilmente impossessarsene per confezionare le cosiddette "bombe radiatiche sporche". Urge un sito nazionale di stoccaggio. Altro che problema immondizia campana!
#35 epala (20) - lettore
il 30.05.08 alle ore 17:34 scrive:
Dice dragobert (67) "Iniziamo a muoverci, io sarei disponibile ad ospitare una centrale nucleare nel mio comune. Sempre più ecologica di una discarica sotto casa...." dico io: ti assicuro che è molto meglio avere una discarica ben fatta che una centrale! prova a dare un'occhiata in giro! Senza parlare dei posti in cui ci sono depositi scorie nucleari, provate a farci un giretto per capire cosa significa per l'umanità fare questa scelta! Ernesto
#34 marco bianchi (591) - lettore
il 30.05.08 alle ore 17:17 scrive:
Visti molti commenti,che sembrano quelli sul calcio,(tutti ct della nazionale),si capisce come sia difficile in Italia fare scelte razionali.Con grande stima per il Prof.Battaglia.
#33 b.bruno (3976) - lettore
il 30.05.08 alle ore 16:27 scrive:
Perfetto, Prof Battaglia. E sveglia Scajola e Berlusconi. Cominciamo a tentennare per volere ascoltare tutti?
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