Nucleare, inutile allarmismo: siamo tutti contaminati

La dose media di emissioni radioattive nella piazza della basilica di San Pietro è il triplo rispetto a quella vicino a Tricastin, la centrale francese dove si è verificata la "fuga". L'unica in allarme è la sinistra italiana. Il fisico Regge: "Rischi? E' isterismo"

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Se volete divertirvi a terrorizzare la gente, pronunciate la parola «nucleare» ed il gioco è fatto: una parola una garanzia. Pensate, una delle più potenti tecniche diagnostiche in medicina - la risonanza magnetica nucleare - ha dovuto cambiare nome: c’è chi la chiama risonanza magnetica, chi, più esterofilo, magnetic imaging, ma nessuno cita l'essenza della tecnica, che è nucleare.

E poco importa che i nuclei di cui trattasi sono quelli del vostro corpo. Il quale, tra l'altro, emette di suo una buona dose di radioattività, perché radioattivi sono alcuni nuclei che lo compongono, come il carbonio-14 o il potassio-40, contenuti in abbondanza anche nei cibi di cui si nutre, compresa l'insalata biologica: alla radioattività siamo esposti tutti i giorni e ce la portiamo dietro ovunque andiamo. Inoltre, siamo esposti quotidianamente a radiazioni provenienti dallo spazio extraterrestre e da altri nuclei radioattivi presenti in natura: come ognuno di noi, anche ogni fiocco di neve, ogni zolla di terra, ogni mattone delle nostre case, emette radiazioni. Viviamo quindi immersi in un rumore di fondo naturale sul quale non abbiamo controllo e col quale dobbiamo convivere. Quanto è elevato? Dipende da dove viviamo. In media, ciascuno di noi è esposto a una dose annua di circa 2.2 mSv (milliSievert, l'unità con cui si misura la dose radioattiva), ma gli abitanti di Napoli sono esposti a una dose quadrupla rispetto a quelli di Aosta; e in piazza S. Pietro, lastricata con cubetti di porfido naturalmente radioattivi per via del torio in essi contenuto, la dose è quasi doppia di quella entro il raggio di 30 km dell'area proibita attorno a Chernobyl.

Ma vi sono luoghi della Terra (in India o Brasile, per esempio) ove le popolazioni sono esposte a dosi anche 100 volte maggiori, senza che si osservino in esse maggiori incidenze di alcuna patologia legata alle radiazioni. Persino a quei sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki che furono esposti a dosi istantanee di 200 mSv non è stato riscontrato alcun aumento di incidenza di cancro, né, a distanza di 60 anni, nella loro progenie.

Le attività umane hanno elevato quella dose annua a 2.8 mS, ma il 95% dell'aumento è dovuto alla diagnostica medica ai raggi X, visto che tutti noi, prima o poi, una radiografia la subiamo: le centinaia di esplosioni effettuate per test nucleari, ad esempio, hanno contribuito per meno dell'1% all'aumento del dosaggio.

Le misure di sicurezza adottate per tutte queste attività sono spropositate e sono state concepite accondiscendendo a due ipotesi di lavoro sconfessate dalla scienza: che non vi sarebbe dosaggio non innocuo e che il danno sarebbe direttamente proporzionale alla dose. Purtroppo, grazie alle istanze di un'opinione pubblica tenuta sotto pressione da allarmismi ingiustificati voluti da speculatori irresponsabili, quel che era un'ipotesi di lavoro è diventata una pratica scientifica; che non è precauzione e neanche sicurezza: mantenere standard di sicurezza per proteggersi da finti pericoli è dannoso e immorale, perché i costi necessari stornano denaro da reali emergenze.

Inoltre, ciò che andava usato per soli scopi radioprotezionistici, è stato usato per scopi diagnostici di radiopatologie. E così, per dire, siccome un individuo muore se esposto, istantaneamente, a 1000 mSv, è stato deciso che se 1 milione di individui sono esposti a 1 mSv aggiuntivi, allora di essi 1000 devono morire. Ed è su questo uso creativo della statistica che sono diffusi i più subdoli allarmismi, quelli che hanno fatto sì che il numero maggiore di decessi del disastro Chernobyl fu dovuto ai suicidi di individui terrorizzati dai mercanti di terrore.

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COMMENTI

42 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9   pagine dal più vecchio | dal più recente
#42 master-46 (2) - lettore
il 27.07.08 alle ore 10:59 scrive:
M i interesso di problematiche protezionistiche da prima di Chernobyl e devo dire che mi sono sentito spesso solo nel sostenere la tesi di relativa "pericolosità" del nucleare. Finalmente una voce autorevole mi conforta. Stavo già quasi per arrendermi e pensare che ero io a dire "scemenze".
#41 Economist (75) - lettore
il 26.07.08 alle ore 15:42 scrive:
A parte che la parte diciamo.. "radioattiva" di San Pietro non si circoscrive solo alla piazza ma ad un area più vasta... sicuramente non ha molto senso fare un confronto con l'area di Cernobyl (anche se cmq, essendo la zona di San Pietro con un valore di fondo radioattivo più alto dell'area di Cerbobyl, ci potrebbe anche stare..ma come confronti odierni chiaramente..)..mentre credo sia più che corretto un confronto con zone come l'India...questo mi sembra estremamente corretto.
#40 fedsam (12) - lettore
il 26.07.08 alle ore 11:52 scrive:
“Persino a quei sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki che furono esposti a dosi istantanee di 200 mSv non è stato riscontrato alcun aumento di incidenza di cancro”. Insomma la radioattività è acqua fresca,non dà alcuna controindicazione! Lo sa benissimo il professore che invece l’aumento di leucemia c’è stato,anche se non nelle dimensioni epidemiche l’opinione comune crede e solo sulle persone direttamente colpite (http://www.helmholtz-muenchen.de/en/press/press-archives/press-releases-2005/press-releases-2005-detail/article/168/301/index.html). E cosa c’è di scientifico nel confrontare la radioattività di un luogo ristretto come piazza S. Pietro con una regione di diametro 30 km? Quella che conta è la quota giornaliera assorbita dal corpo umano.Attraversare una piazza radioattiva è diverso dal vivere in un ambiente contaminato. Sono convinto che controbattere alle tesi pseudo-scientifiche degli ambientalisti con affermazioni, che di scientifico hanno poco,faccia perdere credibilità
#39 Economist (75) - lettore
il 26.07.08 alle ore 4:29 scrive:
Infine, per quanto si parli della dipendenza da uranio... il discorso è ben diverso per semplici motivi: 1) il costo finale dell'energia è decisamente poco influenzato in percentuale dal prezzo dell'Uranio.. il triplicamente dell'Uranio quasi non si sentirebbe in bolletta... mentre il triplicamento di gas o petrolio in bolletta lo si sentirebbe in maniera devastante... 2) le centrali di 3à generazione avanzata (ora come ora si costruiscono solo quelle, non più le vecchie) utilizzano meno materiale fissile rispetto alle altre centrali.. 3) le centrali di 4a generazione hanno un'efficienza (sempre rispetto al combustibile) ben maggiore rispetto alle altre... andiamo oltre le 10 volte... 4) le centrali di 4a generazione utilizzano torio, plutono ed uranio.. ma non più solo uranio 235, ma anche il 238... e di Uranio 238 ce n'è una quantità stratosferica sulla terra rispetto al 235... ne avremmo per secoli e secoli...
#38 Economist (75) - lettore
il 26.07.08 alle ore 4:20 scrive:
Inoltre, sempre per le scorie, i problemi sono realtivi.. il proff cardone in questi anni ha sperimentato con successo la fissione forzata con ultrasuoni sia delle scorie radioattivi, che del Ferro in soluzione salina.. producendo energia e 0 scorie... Inoltre, già la centrale di 4a generazione costruita in Russia, funzionante da 8 mesi a pieno regime, è stata elaborata in buona parte da un'azienda Italiana (del Lombardo mi sembra).. una bella centrale che produce piccolissime quantità di scorie.. che utilizza proprio le scorie stesse per produrre altra energia... PS. sinceramente mi sembra molto più sicuro ed efficiente il metodo d'inertizzazione di Cardone rispetto a quello di Rubbia... utilizzare un potente facio di positroni contro le scorie immerse in piombo fuso .. è certamente meno efficiente e più complicato dal punto di vista della sicurezza.. sarebbe ora che sviluppino più velocemente il piezonucleare..
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Alessandro Sallusti
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