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lunedì 02 novembre 2009, 09:24

Nuove Br, polemiche per il suicidio della Blefari


La brigatista si è impiccata nel carcere di Rebibbia: ha utilizzato lenzuola tagliate e annodate. Il garante: "Non colti i segnali d'allarme". Ma Alfano: "Detenzione compatibile con le sue condizioni". La procura di Roma apre un'inchiesta: disposta l'autopsia

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Roma - La neobrigatista Diana Blefari Melazzi, accusata di concorso nell’omicidio del professor Marco Biagi, si è impiccata ed è morta nel carcere femminile di Rebibbia a Roma. Il 27 ottobre la prima sezione penale della Cassazione aveva confermato la condanna all’ergastolo inflitta dalla Corte d’assise d’appello di Bologna. Immediate le accuse dei legali e del garante dei detenuti del Lazio: "Non sono stati colti i segnali d'allarme". Ma il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, assicura: "Detenzione compatibile con lo stato psico-fosico". E la procura di Roma apre un’inchiesta per chiarire le cause del suicidio.

Il suicidio in carcere La Blefari Melazzi attorno alle dieci e mezza di sabato sera, utilizzando lenzuola tagliate e annodate. La donna era in cella da sola, detenuta nel reparto isolamento del carcere Rebibbia femminile. Ad accorgersi quasi subito dell’accaduto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria che avrebbero sciolto con difficoltà i nodi delle lenzuola con cui la neo brigatista si è impiccata in cella e avrebbero provato a rianimarla senza però riuscirvi. La Blefari era in transito nel penitenziario romano, dove era in isolamento, proveniente dal carcere fiorentino di Sollicciano dove stava scontando, tra l’altro, la condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio Biagi.

Aperta un'inchiesta Ieri le era stato notificato il provvedimento della condanna definitiva emessa dalla Prima corte di Cassazione per l’omicidio del giuslavorista bolognese. Il pm Maria Cristina Palaia ha aperto un fascicolo cosiddetto "modello 45" ossia senza indagati e ha disposto l’autopsia. L’indagine per ora è senza indagati ma la procura potrebbe riesaminare l’intero iter giudiziario della Blefari in considerazione della sua presunta patologia psichica, come emerso in questi anni dalle numerose richieste di consulenze.

Le accuse della difesa Secondo la difesa della brigatista nel corso di questi anni un consulente di parte aveva anche accertato "un rischio suicidio" per Blefari che in carcere, sempre secondo le difese, aveva assunto un atteggiamento di isolamento totale, non parlava con le altre detenute, spesso rifiutava il cibo. Tutte le consulenze tuttavia, sono state sempre valutate dai magistrati che hanno sempre sentenziato la capacità di stare in giudizio della Blefari. Blefari, per gli inquirenti, avrebbe ancora potuto svelare molti punti ancora oscuri delle nuove brigate rosse a cominciare dalle armi e dal nascondiglio dove sarebbero state celate tra queste la pistola usata per uccidere Biagi e D’Antona.

Alfano: "Detenzione comune" "Dalle prime informazioni assunte, la neobrigatista Blefari era in regime di detenzione comune e in una situazione carceraria compatibile con le sue condizioni psicofisiche, così come stabilito dall’autorità giudiziaria". Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha rispedito al mittente tutte le accuse lanciate dai legali della brigatista. Secondo il titolare del dicastero di via Arenula, infatti, "il 27 ottobre la Cassazione aveva confermato la sua condanna all’ergastolo. Abbiamo già avviato una puntuale e attenta inchiesta amministrativa che affiancherà quella giudiziaria, allo scopo di fare immediatamente luce sull’accaduto".

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126 commenti su 1   2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#121 Ranapelosa (49) - lettore
il 02.11.09 alle ore 13:04 scrive:
Te pareva che qualche kompagnuccio non si levasse a difesa della compagna Maria. Poverina, sistemiamola in una struttura più soft, il carcere le fa male! La terrorista in questione rifiutò ogni collabarazione con la giustizia, le sue uniche parole furono: "sono militante rivoluzionaria del partito Comunista Combattente". Quindi nessun pentimento l'ha mai sfiorata. E il pentimento è un primo passo necessario per chiedere perdono e cercare di riabilitarsi. Troppa facile post mortem dire "avrebbe voluto collaborare". La kompagna è rimasta fedele e coerente alle sue idee e ha preferito portare nella tomba le informazioni in suo possesso.
#120 cgf (1100) - lettore
il 02.11.09 alle ore 12:56 scrive:
Un suicidio in carcere è sempre una sconfitta, non solo per lo Stato ma per tutta la società. Verrebbe da chiedere a certa gente perché ne fanno un caso nazionale. Ogni anno ci sono decine di suicidi in carcere, perché questo suicidio è più importante di altri? Non sarebbe più interessante scoprire se questo 'suicidio' l'ha eseguito da sola? nessuno che l'abbia aiutata visto che stava cominciando a collaborare con la Giustizia? Scusate se mi pongo queste domande dietrologhe, ma sapete come é... tutti i giorni dietro ogni respiro del Governo c'è dietrologia che alla fine uno non può fare a meno, no? è normale pensare male di chi male pensa, magari ci si azzecca, almeno così loro dicono.
#119 Palmer (6) - lettore
il 02.11.09 alle ore 12:56 scrive:
Se è vero che si è uccisa sarebbe la prima volta che una terrorista rossa commette un omicidio... giustificabile, anzi giusto. Di questa dolorosa perdita cercheremo di farcene una ragione.
#118 Attila51 (42) - lettore
il 02.11.09 alle ore 12:55 scrive:
Quando sentiremo della Lioce a cui auguro la stessa sorte?
#117 Alisha (50) - lettore
il 02.11.09 alle ore 12:54 scrive:
Mamma mia quanto chiasso per una brigatista che ha ucciso senza nemmeno un briciolo di pentimento, tutto calcolato, tutto a sangue freddo. Voglio vedere invece come va a finire il caso Cucchi, sicuramente nessun punito come al solito.... Che schifo di giustizia. Avanti con le riforme, riforme serie ci vogliono, bisogna fare pulizia!!! l'Italia deve cambiare prima che sia troppo tardi.
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