Le relazioni del Joint Research Center hanno lo scopo di fornire «un supporto scientifico ai massimi livelli per lo sviluppo, l'attuazione e il monitoraggio delle politiche comunitarie - si legge in una nota - anche se non rappresentano la posizione ufficiale della Commissione». Sta di fatto che gli organismi geneticamente modificati non rappresentano un pericolo per la salute e questo convalida il documento presentato sempre a Bruxelles nel 2001 che, raccogliendo 15 anni di ricerche svolte in 400 laboratori pubblici e costato diversi milioni di euro, arrivava alle stesse conclusioni. Anche in Italia ha già due anni di vita il consensus document firmato da diecimila tra i nostri migliori scienziati e oltre venti società scientifiche sulla sicurezza alimentare di questi prodotti. Gli Ogm arrivano già sulle nostre tavole, ma non vengono prodotti. «A questo punto - sostiene Roberto Gradnik, presidente di Assobiotec, l'Associazione di Federchimica che rappresenta le imprese biotecnologiche - ci attendiamo che il governo italiano faccia ripartire da subito la sperimentazione in campo di quegli organismi geneticamente modificati che hanno già ricevuto il parere positivo di un comitato di tecnici esperti del ministero dell'Agricoltura, del ministero dell'Ambiente e delle Regioni. Così come ci attendiamo un'inversione di tendenza rispetto alla chiusura pregiudiziale che da anni caratterizza la posizione dell'Italia in sede di approvazione europea per la coltivazione e per l'import di prodotti geneticamente modificati».
Pronta la risposta del ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia: «Il governo ha intenzione di aprire un tavolo, anche se la mia posizione personale è di contrarietà», con un'eccezione per «la sperimentazione». «Personalmente la ritengo inutile - commenta a caldo Carlo Petrini, presidente di Slowfood - è comunque diritto di uno Stato avere una sua ricerca sugli Ogm e se la fa lo Stato sarà garantita la terzietà, cioè l'indipendenza di chi la esegue». Secondo un sondaggio condotto dalla Coldiretti il 60 per cento dei consumatori è pronto a dire stop al biologico se sarà ammessa la contaminazione con organismi geneticamente modificati. Dall'indagine emerge che il 13 per cento diminuirà gli acquisti, mentre solo il 14 per cento non cambierà le proprie abitudini e il 13 per cento acquisterà di più. «Risulta urgente quindi - precisa l'associazione dei coltivatori - predisporre una disciplina che sia destinata a impedire ogni forma di contaminazione».
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