Operato di cancro per errore: il bimbo ora è paralizzato

Ferrara, sotto i ferri ad appena 46 giorni di vita. Ma il tumore al cervello in realtà era un'emorragia

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da Ferrara

Marco fu operato a un mese e mezzo, per un presunto tumore al cervello, la diagnosi era completamente sbagliata. Sarebbe bastato un semplice drenaggio dell'emorragia, ora è tetraplegico, invalido al 100 per cento, e la famiglia ha fatto causa all’ospedale di Ferrara.
Mamma Barbara ha 31 anni, fa l’operaia in un'industria tessile della Bassa, a Dosso, è in aspettativa ma fra due anni dovrà licenziarsi per restare accanto al figlio. Con il marito Valerio Bertelli, artigiano di 36 anni, abita in campagna, a Renazzo. «Il nostro calvario - racconta la signora - è cominciato nel giugno 2005. All’ospedale Sant’Anna avevano diagnosticato al mio bambino un tumore al cervello e lo operarono, ma l'esame istologico ha ribaltato la diagnosi». Agghiacciante il referto: emorragia cerebrale, senza cellule tumorali. La coppia ora chiede giustizia, attraverso gli avvocati Giuseppe Vicinelli, che si occupa della parte civile, e Veronica Petazzoni, la penalista che ha sporto querela.
Marco ha un fratello di 6 anni, era nato sano finché verso i 40 giorni cominciò a stare male. Piangeva sempre, gli fu diagnosticata un’otite. Il 2 giugno del 2005 si svegliò con la testa girata verso destra e il vomito. Fu ricoverato all'ospedale di Bentivoglio, nel Bolognese, in pediatria, e da lì portato a Ferrara, per la serietà del quadro clinico. La diagnosi fu terribile: «Neoplasia ventricolare destra con emorragia endovetricolare», il verdetto.
Per prima cosa però bisognava drenare il sangue, poi magari, con molti rischi, intervenire sul tumore. I genitori seguirono il consiglio dei sanitari, optarono per l'operazione, tempo dopo la batosta: nessuna traccia del tumore. La famiglia consultò i medici dell'ospedale Meyer, di Firenze, secondo i quali non si poteva parlare di tumore, eventualmente di sospetto.
«Si doveva intervenire - sostengono i genitori - solo per drenare l'emorragia, nella peggiore delle ipotesi Marco sarebbe rimasto invalido al 10 per cento. Ora potrebbero darci tutti i soldi del mondo ma non ci ridaranno la nostra vita, né a noi né a lui».
Il piccolo mangia grazie a un sondino, di notte respira con un polmone artificiale, è costretto ad assumere venti diversi medicinali (9 la mattina, 3 al pomeriggio e 9 la sera), in particolare contro l'epilessia.
«Da più di un anno - sottolinea l'avvocato Vicinelli - abbiamo inoltrato la richiesta di danni, tentando la via bonaria, prima di depositare la denuncia penale. Il medico dell'assicurazione sostiene che non c’è stata nessuna responsabilità da parte dell'ospedale di Ferrara, abbiamo invece una relazione di 49 pagine, del professor Ivan Galliani, dell'università di Modena e Reggio, che ha individuato ben tre errori: diagnostico, operatorio e postoperatorio. Andava approfondita l'indagine, su quell’emorragia, l'intervento era fortemente invasivo e neppure dopo è stato effettuato il drenaggio».
La prima udienza in sede civile si terrà a fine novembre, l'ospedale di Ferrara intanto ha aperto l'inchiesta interna, ha già acquisito le cartelle cliniche.
«Marco - conclude papà Valerio - avrebbe bisogno di tre infermieri, 24 ore su 24. Dovremmo spendere in assistenza ben 15mila euro al mese, per riprendere a lavorare. Le badanti non servono, perché non si possono occupare di farmaci e di cose così delicate. All’ospedale di Ferrara gli hanno asportato il cervello sano, non avevano esperienza su casi di bambini tanto delicati».
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COMMENTI

#4 Antonio63 (5133) - lettore
il 18.05.08 alle ore 14:01 scrive:
Fatti del genere, e sopratutto quando ad essere coinvolti sono dei neonati e/o bambini,lasciano esterrefatti e quasi increduli.Si continua sempre a dire che quanto successo dovra' essere di monito bla bla bla...fino ad un nuovo caso.Anche la professione di medico non e' facile, ma non serve un grande sforzo di intelligenza per stabilire che una qualsiasi operazione deve essere avallata e autorizzata da piu' medici con firma sulla cartella clinica. Questo non evitera' errori in assoluto, ma certo indurra' i medici a piu' attente valutazioni.Per il resto, tornando al caso in questione, un immenso dispiacere per la Famiglia colpita, e sopratutto per quella povera creatura a cui solo un miracolo potrebbe dare, in futuro, una vita degna di tale nome.
#3 fra971 (291) - lettore
il 18.05.08 alle ore 13:59 scrive:
Caro Soccorsi, credo che in Italia, l'unico reale problema è l'umiltà che non c'è e la presunzione di sapere e di essere che produce inevitabilmente queste tragedie. Non è difficile, almeno per me, ammettere i propri limiti in determinate situazioni e di conseguenza chiedere aiuto nei casi di emergenza come questo!! Ma noi italiani sappiamo solo vantarci!!! Riflettiamo su queste tragedie!!!
#2 Soccorsi (3550) - lettore
il 18.05.08 alle ore 11:33 scrive:
Errori diagnostici accadono e purtroppo continueranno ad accadere anche nei Paesi più sofisticati di questo mondo nel campo della medicina. In Italia apparentemente errori del genere sembrano essere più frequenti che altrove. La domanda che ci facciamo è perché questa alta frequenza di errori da noi?, si potrebbe forse fare qualcosa per ridurli ad un livello "accettabile", in linea con quello di altri Paesi Europei?. L´Italia dopotutto da quanto mi risulta è ancor oggi è all´avanguardia nel campo medico e chirurgico, quindi il problema potrebbe essere forse risolto, parlando da profano in materia, con un aumento di controlli e consultazioni tra esperti, particolarmente qualora c´è di mezzo la vita di un bimbo.
#1 Enrico Maria (747) - lettore
il 18.05.08 alle ore 10:34 scrive:
Si sentono sempre più di frequente notizie come questa. Mi chiedo con quale mentalità possiamo sottoporci o sottoporre i nostri familiari alle cure di cosiddetti "specialisti" La filosofia imperante è che "tutti si può sbagliare e chi è senza peccato scagli la prima pietra" Ma ci sono sbagli e sbagli. Nel campo medico il margine di errore è minimo e, anche se talvolta non si verifica la morte del paziente , si possono causare danni gravissimi come in questo caso. Molto tempo fa, in ogni piccola città c'era un Ospedale, con ottimi specialisti che ,dovendo occuparsi di un numero minimo di pazienti, avevano tutto il tempo per curarli attentamente. Concentrando tutto in enormi strutture, l'afflusso dei pazienti è talmente intenso che ,anche un ottimo professionista, dovrà combattere contro le continue situazioni d'emergenza che non favoriscono di certo la calma e la concentrazione per poter emettere diegnosi accurate.
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