Il protagonista della drammatica vicenda è un supertecnico informatico di 35 anni, un professionista di successo che vive fuori Milano. Ma quando gli viene diagnosticato il tumore al testicolo si rivolge a uno dei poli clinici più avanzati d’Italia, l’Istituto dei tumori del capoluogo lombardo. Viene messo in lista d’attesa, convocato per l’operazione. Il 12 maggio 2004 l’uomo viene ricoverato, cinque giorni dopo viene sottoposto all’intervento. Ma qualcosa va storto. Invece del testicolo sinistro, quello malato, a venire rimosso e sostituito con una protesi è il testicolo destro, perfettamente sano. Quando, al termine dell’intervento, gli oncologi si rendono conto dell’errore commesso dal chirurgo non c’è più assolutamente nulla da fare, se non riprendere a bombardare di raggi il testicolo malato. L’uomo, appena tornato a casa, si consulta con un legale, il civilista Pierpaolo Andreoni, di Vasto, e fa causa sia al chirurgo che all’Istituto dei tumori. Qualche tempo dopo, anche la moglie decise di unirsi alla vertenza.
Nei giorni scorsi, dopo un lungo processo e numerose perizie, il giudice Damiano Spera, del tribunale di Milano, pronuncia la sentenza che condanna sia il medico che l’ospedale. «All'esito della radioterapia - si legge nella sentenza - veniva riscontrata una diminuzione drastica dei livelli di testosterinemia nonché l'assenza completa di spermatozoi; da una Tac al torace si riscontrava nuovamente la presenza di una formazione micro nodulare a livello del lobo inferiore sinistro; dalle successive visite effettuate dall'attore emergeva un calo del desiderio sessuale e una riduzione del testosterone, tali da necessitare l'inizio di una cura mirata; nel luglio del 2007, dai riscontri clinici non emergevano metastatizzazioni o altra progressione della malattia; l'asportazione del testicolo sano, in luogo di quello patologico, ha comportato la sterilizzazione dell'attore con conseguente riduzione della libido; l'attore deve dunque ricorrere ad una terapia ormonale sostitutiva mensile per il ripristino di una performance funzionale dell'attività sessuale». Risarcimento anche alla moglie, perché tra i diritti della famiglia ci sono anche «gratificazioni, supporti, affrancazioni e significati» di cui «la sfera sessuale è una componente fondamentale».
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