Ma care signore, così facendo voi uccidete due uomini morti. Della più piacevole tra le fatiche, d’accordo, ma sempre morti, metaforicamente parlando. I diretti interessati senz’altro faranno buon viso a... buon gioco. Però noi comuni mortali, tifosi del Milan o di qualsiasi altra squadra, con quali occhi possiamo guardare, ora, l’Alessandro da Jerago con Orago, nel Varesotto, e il figlio di un immigrato ghanese in Germania? Non sarebbe stato meglio mantenere tra le mura dell’alcova la lusinghiera lode, invece di spiattellarla sotto il naso del mondo intero? Se non altro perché un recente studio in uscita sull’autorevole Journal of Sex Research scagiona gli uomini dalla solita accusa proto-femminista. No, non è vero che i maschietti pensano sempre, cioè, per essere precisi, una volta ogni sette secondi, altro che Rocco Siffredi, a quella cosa lì: pensano più spesso al cibo e al sonno. Prescindiamo dal dato, inequivocabile, che «dopo» (ci siamo capiti), per l’appunto si mangia e si dorme (e magari si gusta appieno una bella sigaretta). Il punto è un altro, care signore. Non vorrete superarci anche nel campo del chiodo fisso, dopo averlo fatto in un mucchio di altri settori?
L’iniziativa di Valentina Maran, titolare di un blog su Elle.it, sembra andare in questo senso, avendo sottoposto ad alcuni maschietti la «top five» degli stereotipi femminili sul sesso. Eccoli: «Cerco di non prendere l’iniziativa a letto per non sembrare troppo esperta»; «Mi tocca simulare stanchezza o mal di testa perché lui ha sempre voglia, io no»; «Posso simulare l’orgasmo e lui non se ne accorge minimamente»; «Le donne sono più complicate: senza coccole e preliminari, addio orgasmo»; «Le donne possono anche fare a meno della masturbazione».
In ogni caso, sappiate che il vostro scrigno più prezioso, il punto, appunto, denominato «G», l’«interruttore del sesso», è un bluff. Lo confermano gli studi dell’urologo Amichai Kilchevsky, il quale ha messo in fila tutte le articolesse scientifiche in materia. Per concludere che ci avete menato, è il caso di dirlo, per il naso. Il magico strumento non è fatto di carne, ma di pensieri, aspettative, desideri e, molto spesso, illusioni. Su questo terreno, care Martine, Melisse etc., non c’è partita: vi battiamo, con delicatezza ma vi battiamo, dieci a zero.
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