martedì 09 febbraio 2010
 
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domenica 09 settembre 2007, 07:00

Paga l’immortalità 3.725 dollari l’anno «Cavaliere, compri il frigo che iberna»

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Perché vuol farsi surgelare?
«C’entra Antonio Di Pietro. Nel 2001 ero candidato al Senato con l’Italia dei valori. I giornalisti mi hanno chiesto quale fosse il mio desiderio più grande. Vivere 300 anni, ho risposto. Da quel momento ho cercato il modo di mettere in pratica il mio proposito. La soluzione l’ho trovata in Non uccidere, un libro di Fabrizio Del Noce che parlava della Alcor».
Ma senti.
«Nel 2004 sono andato per due settimane a Scottsdale, mezz’ora di auto da Phoenix, e mi sono fatto spiegare ben bene la tecnica di crioconservazione. Per il momento si sono iscritti in 820, quasi tutti americani. Dall’Italia solo io».
Con chi ha parlato?
«Con Jennifer Chapman. Una tipa molto fredda».
Comprensibile.
«Non muove mai le mani, sempre impettita».
Mi spieghi come funziona.
«Entro due minuti dal decesso un macchinario ti congela la testa a meno 90 gradi. Entro sei ore fanno lo stesso col resto del corpo. Poi ti mettono nell’azoto liquido a meno 196. Parliamoci chiaro: è una tecnica pensata per i malati di cancro. Arrivati allo stadio terminale, vanno a morire lì».
Deve farsi venire un tumore?
«Sto cercando un Berlusconi che tiri fuori tre milioni di euro per aprire un centro simile anche in Italia. Il calcolo dei costi lo ha fatto a spanne un mio amico architetto, Marco Sartini. Lo costruiamo dove decide il donatore».
Sarebbe illegale.
«Eh, lo so, la legge italiana prevede un periodo d’osservazione di sei ore ai fini dell’accertamento di morte. Ma io me ne infischio, sono disposto a dare battaglia contro tutti: Stato, Chiesa, Regioni, Asl».
Qual è la quota d’iscrizione?
«Ogni anno la Alcor chiede 125 dollari. Ma bisogna sottoscrivere un contratto di 50 pagine con cui ci s’impegna a corrispondere 3.600 dollari annui a una società d’assicurazioni americana, perché la procedura ha un costo di 175.000 dollari. Se vivo fino a 102 anni, la compagnia ci perde perché deve pagare alla Alcor la mia ibernazione. Se muoio prima per infarto o incidente, ci guadagna».
Le hanno mostrato qualche surgelato?
«Solo uno, ovviamente dall’esterno. In quel momento erano 71 le salme criopreservate. Oggi sono 76».
Che garanzie offrono di scongelarla?
«Nessuna».
Ma l’obbligo contrattuale qual è? Intervenire sul socio quando avranno trovato il rimedio alla patologia che lo ha ucciso?
«Esatto».
Se muore del morbo di Alzheimer avrà bisogno di una nuova testa.
«Mia madre dice che ne avrei bisogno già adesso».
Non ha tutti i torti.
«Alla Alcor ho visto dieci teste tagliate. Quattro appartenevano a scienziati, una a un senatore, le altre non so. Defunti che s’accontentano di tornare a vivere in un qualsiasi altro corpo non appena sarà possibile il trapianto di cervello».
Il professor Paolo Rebulla, che dirige la Biobanca italiana degli embrioni congelati, mi ha spiegato che nel passaggio dallo stato liquido a quello solido intervengono fenomeni chimici e fisici che rovinano la struttura degli organi.
«Ma la scienza sta facendo passi da gigante. Danni considerati irreparabili oggi potrebbero non esserlo più fra 200 anni. D’altronde se lei non compra il biglietto non vincerà mai la lotteria».
Sua moglie che cosa pensa dell’ibernazione?
«Non sono sposato e non ho figli».
Per scelta?
«Nessuna donna mi vuole. Si vede che sono brutto e antipatico. Sono stato anche per quattro anni presidente nazionale dell’Anis, l’associazione che si occupa dei diritti dei single. Poi ho passato la mano a uno psicologo che l’ha fatta fallire».
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