Fimi: "Bloccare subito il sito" La Federazione dell’industria musicale italiana, aderente a Confindustria, è soddisfatta della decisione della Cassazione su Pirate Bay. "Pirate Bay ha potuto operare impunemente per quasi un anno dopo la decisione del riesame che aveva annullato il sequestro ordinato dal Gip di Bergamo con gravi danni per la musica italiana - ha detto Enzo Mazza, presidente della Fimi - .Oggi ci troviamo di fronte alla possibilità di ottenere nuovamente il blocco del sito in Italia, così com’era avvenuto nell’agosto del 2008 a tutela della produzione italiana dei contenuti". Secondo la Fimi, inoltre, "dall’Italia proviene oltre il 2% dei contatti, ovvero circa 450.000 visite al mese. L’attività del sito genera copiosi profitti per i loro gestori attraverso la presenza di banner pubblicitari (riquadri contenenti immagini, animazioni e suoni funzionali alla pubblicizzazione di prodotti e servizi che consentono di accedere ai siti dei produttori o fornitori) ospitati sulle pagine web della "Baia dei Pirati".
Decisione delicata "Ci aspettiamo dalla Cassazione, quando verranno depositate le motivazioni della decisione, una sentenza che sappia coniugare i principi giuridici in materia di informatica e la realtà del mercato e della tecnica, che vanno a una velocità superiore rispetto alle norme che spesso non stanno al passo coi tempi". Così l’avvocato Giuseppe Campanelli del collegio difensivo di Parate Bay - insieme ai colleghi Giovanni Battista Gallus e Francesco Micozzi - ha commentato l’annullamento con rinvio del dissequestro degli accessi al sito. Campanelli ha assicurato che "per ora non è a rischio la possibilità per gli utenti di collegarsi a Pirate Bay, il procedimento in corso a Bergamo è ancora lungo". Il legale ha poi ricordato che "ci sono grandi interessi in gioco e molte tensioni nello stesso mondo delle rock star, divise sulla possibilità che da internet siano scaricabili gratuitamente i loro cd".
Le vicessitudini italiane dei Pirati The Pirate Bay è uno dei più noti siti al mondo di scambio file audiovisivi, con circa 20 milioni di visitatori al mese. È stato inventato nel 2003 in Svezia da Peter Sunde, Gottfrid Svartholm e Fredrik Neij. In Italia il sito è stato posto sotto sequestro dalla Procura di Bergamo, dopo un’operazione del comando provinciale della Guardia di Finanza, nell’agosto del 2008. I creatori e gestori sono stati stati iscritti nel registro degli indagati per violazione alla normativa italiana sul diritto d’autore. Nell’ambito della stessa operazione, inoltre, fu ingiunto a tutti gli internet provider italiani di predisporne il blocco (dopo poche ore già aggirato dagli inventori della Baia). Il 24 settembre 2008 il tribunale di Bergamo ha accolto il ricorso degli avvocati di The Pirate Bay e revocato il provvedimento di sequestro preventivo degli accessi dall’Italia al sito svedese. Oggi la Cassazione ha stabilito che quella decisione è da rivedere; per il momento gli utenti Internet possono continuare a collegarsi al sito.
La multa svedese In Svezia, il 17 aprile scorso, i quattro responsabili di The Pirate Bay (i tre inventori più un finanziatore, Carl Lundstrm) sono stati condannati in primo grado ad un anno di prigione per complicità nella violazione di diritti d’autore. I quattro dovranno anche versare 30 milioni di corone (2,7 milioni di euro) di danni e interessi all’industria discografica, cinematografica e dei videogiochi, che reclamavano 117 milioni di corone a titolo di mancati guadagni. Lo scorso 25 agosto le autorità di Stoccolma hanno spento la Baia, bloccando Black Internet, il server che gestiva il sito condannandolo ad una multa di 500.000 corone (circa 50.000 euro). Dopo poche ore The Pirate Bay era di nuovo online.
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