lunedì 29 giugno 2009, 09:50
"Prego anche per Scalfari:
e così lo strapperò all’inferno"
Il direttore di Radio Maria: "Repubblica fa militanza anticristiana Il suo fondatore lo demolisco, ma poi lo raccomando a Dio"
È un uomo felice don Livio Fanzaga. Felice di essere prete. Da 25 anni è il factotum di Radio Maria, quella dei rosari recitati in diretta. Ogni giorno, due milioni di persone pendono dalle sue labbra. Molti ascoltano don Livio guidando l’auto mentre proclama con allegra cadenza bergamasca che la Madonna è tra noi, Dio esiste, Gesù ci ama, il Paradiso ci aspetta.
Questa succursale del Padreterno è nel centro di Meda, tra Como e Lecco. Ora è in una palazzina in affitto. Entro l’anno traslocherà nei pressi, in una sede di proprietà. Don Livio, capelli candidi corti, mi accoglie in una stanzetta al termine della sua seguitissima rassegna stampa mattutina in un simil clergyman di sua creazione. Camicia azzurro oratorio da cui sbuca la maglia bianca che fa le veci del solino, croce al petto, pantaloni grigi.
«Mi sono appena cambiato. Al microfono faccio certe sudate!», dice e non gli daresti mai 69 anni per l’energia che sprizza, né più di 20 per l’entusiasmo che ti comunica.
«Sarà fiero del suo enorme seguito», dico sedendo tra una statua bianca della Madonna di Medjugorje e i ritratti, dono di un seguace pittore, degli idoli di don Livio: De Gasperi, La Pira, Wojtyla e un altro paio di papi.
«Alla quantità non penso mai. Farei lo stesso anche se l’ascoltatore fosse uno solo. Considero Radio Maria una grande famiglia cui indicare la meta della vita. Un popolo in cammino con la Chiesa verso l’eternità», dice con largo sorriso. Annotazione che faccio una volta per tutte, perché don Livio sorride sempre. Su uno scaffale sono allineati dei pescecani di legno a fauci spalancate. Chiedo lumi. «Rappresentano chi, pur desiderandolo, non si converte mai. La fame del mondo è infatti molto più forte della fame di Dio», risponde con l’aria di saperla lunga sul gregge di Radio Maria.
Un gregge che don Livio ha allargato a dismisura negli anni. Non solo in Italia, con i suoi 850 ripetitori, Radio Maria ha una copertura nazionale superiore alla Rai, ma è un network diffuso nelle varie lingue in 50 Paesi. Solo in Tanzania, a maggioranza islamica, ha sei milioni di ascoltatori.
«Al microfono ripete di continuo “Cari amici”. Chi pensa di avere di fronte?».
«Prima della radio, mi ero abituato per 20 anni a parlare alla gente in una parrocchia di Milano. Radio Maria è una grande parrocchia dell’etere. Con una differenza su quella reale: molti ascoltatori non vengono in chiesa da anni. Io li spingo a Dio e a migliaia, ascoltandomi, si avvicinano di nuovo a Lui. È una radio di conversione».
«Nella rassegna stampa con quali criteri giudica i giornali e i fatti del mondo?».
«In base all’etica cristiana attenendomi all’insegnamento della Chiesa. Non mi piace cantare per conto mio».
«Critica spesso Corsera e Repubblica. Sono antireligiosi?».
«Più Repubblica che il Corriere il quale dà qualche spazio alle prospettive cristiane. Repubblica è invece inaccettabilmente atea e materialista. Passi l’anticlericalismo, sempre legittimo. Ma il giornale di Scalfari, a cominciare dal fondatore, fa dell’anticristianesimo militante. Non c’è un cristiano in tutta la redazione».
«Che giornali legge più volentieri, a parte Avvenire?».