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sabato 18 ottobre 2008, 07:26

Prima dell'ambiente sarà meglio salvare l'economia

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Nel contestare l'opportunità che l'Europa adotti entro dicembre le costosissime norme vincolanti sulla riduzione dei gas serra, concordate lo scorso anno quando la situazione economica era ben diversa dall'attuale (e il nostro ministro dell' Ambiente era Pecoraro Scanio), Silvio Berlusconi ha paragonato l'Unione a Don Chisciotte: èassurdo, ha sostenuto, che in un momento drammatico come questo, noi europei ci sobbarchiamo costi insostenibili (i calcoli degli uffici competenti parlano dell'1,14% del Pil) per arginare un fenomeno globale, quando il resto del mondo si rifiuta di fare la sua parte e pensa solo a salvaguardare i propri interessi.

Un ragionamento ineccepibile, che avrebbe potuto essere suffragato da un secondo paragone: l'Ue si sta comportando come un paziente che,avendodeciso di investire somme ingenti per combattere un male futuro e tutto sommato ancora ipotetico come il riscaldamento globale, fa finta d inon accorgersi di essere minacciato da una nuova malattia, molto più pericolosa e urgente, come la recessione, che ha bisogno di tutte le risorse disponibili.

Ma c'è di peggio: anziché riconoscere la validità degli argomenti dell'Italia e degli otto Paesi dell'Est - Polonia in testa - che come noi giudicano finanziariamente insostenibili nella congiuntura odierna i provvedimenti contro i gas serra, la Commissione si dichiara «sbalordita»e contesta addirittura come «irrealistiche» le cifre fornite dall'Italia, dimenticandosi che sono state calcolate sulla base di un suo documento ufficiale. Le differenze non sono bruscolini.

Per il nostro governo, la spesaannuaper ottemperarealle prescrizioni del piano, che prevede la riduzione delle emissioni del 20% entro il 2020 e il ricorso a energie rinnovabili nella misura del 20% del fabbisogno totale, oscillerebbe tra i 18 e i 25 miliardi. Per l'ineffabile commissario Dimas, invece, non solo essa sarebbe contenuta tra i 9,5ei12,3miliardi, ma l'investimento si risolverebbe addirittura a nostro vantaggio. Non si capisce bene se questa polemica sia dovuta a un malinteso dogmatismo ambientale, prodotto di una burocrazia miope, o alla nascita di una coalizione d'interessi ostili al nostro Paese, come è già avvenuto in altre occasioni.

Non c'è da stupirsi che la Francia, che ha avuto l'intuizione di puntare tutto sul nucleare e di conseguenza ha un livello di emissioni moltobasso, insista perché gli mpegni assunti l'anno scorso vengano rispettati e la partita si chiuda durante la sua presidenza. Sarkozy ci tiene a fare la figura del primo della classe e pensa che, dando il buon esempio, la Ue rafforzi la sua credibilità e abbia di conseguenzacarte miglioripertrattareconlanuova presidenza americana e con Cina, India e gli altri Paesi emergenti. La signora Merkel lo segue un po' per la sua nota vocazione ambientalista, un po' perché Bruxelles sembra pronta a mettere sul piatto ingenti sussidi per la ristrutturazione dell'industria automobilistica, che rappresenta il punto debole della Germania.

Ma per noi è diverso: non siamo neppure in regola con il protocollo di Kyoto, che pure costituisce ormai un obbligo giuridico, visto che invece di ridurre le emissioni del 6,5% entro il 2010 le vedremo aumentare del 7,5. Senza la recessione che avanza, avremmo potuto cercare di adattarci, ma con gli anni di vacche magre che ci aspettano subire il piano Ue sarebbe una follia. Nonostante le perplessità di moltissimi scienziati, può darsi che ci sia davvero un’emergenza clima, ma i suoi effetti sono comunque a lungo termine; e se si rinviassero le misure relative di un paio d'anni, finché lo tsunami non sarà passato, non sarebbe certo la fine del mondo. È una semplice questione di priorità, e il fatto che a Bruxelles non lo capiscano fa cascare le braccia.

10 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#10 Francesco Di Lallo (13) - lettore
il 05.12.08 alle ore 18:39 scrive:
Ben vengano articoli seri, pacati e chiarificatori come questo di Livio Caputi, ma credo che oggi come oggi i giornali responsabili, scrupolosi e coscienziosi - come questo, per esempio - debbano intraprendere una massiccia campagna di informazione vera per controbattere quella, deformante, in atto da tempo sulla stampa “ambientalista” che batte e ribatte sui soliti argomenti “pro domo sua”. Ieri, per esempio, l’Unità è uscita con un supplemento di otto pagine piene zeppe di segnalazioni di lettori che temono che questo “disgraziatissimo” governo negherà loro i contributi promessi per l’istallazione di impianti a “vento” o a “sole”. E la gente purtroppo si lascia convincere da queste storie, Mi sembra di essere tornato a vent’anni fa, quando Chicco Testa e i suoi amici, sotto l’emozione dei fatti di Chernobil, promosse, e sciaguratamente vinse, il referendum che cancellò il nucleare dall’Italia. FdiL
#9 andreaaa (8) - lettore
il 18.10.08 alle ore 23:30 scrive:
L'opzione da prendere in considerazione nella tabella a pagina 20 dello studio "Model-based Analysis ..." è contenuta nell'ultima colonna xchè comprende il CDM - il Clean Development Mechanisms, uno dei 3 meccanismi flessibili previsti dal Protocollo di Kyoto - ed il RES-Trading ovvero il "Trading of electricity of RES (renewable energy sources) origin among Member- States"): ebbene in questo caso il costo è pari non come sostiene il governo all'1,1% ma allo 0,66%.. ; a questi costi sono da paragonare benefici ambientali, maggiore occupazione, innovazione eco-efficiente.. Detto ciò è inoltre da tenere sempre in considerazione che la teoria delle decizioni in condizioni di incertezza dimostra che, in presenza di incertezza forte (cioè con probabilità non additive o con una pluralità di distribuzioni non pienamente affidabili) ed irreversibilità, è razionale adottare una politica ambientale intervenzionista ispirata al principio precauzionale: ed il pacchetto in questione tale!
#8 cantastorie (3664) - lettore
il 18.10.08 alle ore 19:07 scrive:
Stiamo con le braghe di tela e ci indebitiamo per comperarci le scarpe di vernice.........
#7 angelo62 (1) - lettore
il 18.10.08 alle ore 18:14 scrive:
Condivido ed "oso" di pu' : non sara' che la Francia e gli altri paesi d'europa temono che le risorse eventualmente non investite per la conversione delle industrie al fine di ridurre le emissioni, vengano piuttosto da noi dirottate sullo sviluppo del nucleare e che cio', tra qualche decennio, ci porti ad emissioni ridotte (come la Francia attuale), quindi avanti di un passo agli altri? Oppure, c'e' qualcuno (in Italia e non) che ha paura di vedere sfumare grossi appalti ed investimenti in aziende che (sotto il suo controllo) dovrebbero occuparsi di questa conversione : vedi produttori di pannelli solari, produttori di caldaie a "bassa emissione" (la moglie di Bersani a Piacenza detiene una delle piu' grosse aziende del settore), produttori di eoliche ed infine di biogas? Ho seri dubbi che sia cosi' la vera "torta" di questa faccenda.....
#6 Dario40 (3903) - lettore
il 18.10.08 alle ore 17:26 scrive:
Abbiamo una sola soluzione, uscire dall'UE ,e fare come Cina,India,Stati Uniti e Brasile, cioè fregarsene di quello che dice l'UE e pensare egoisticamente ai nostri interessi. Vale a dire alla competitività delle nostre aziende, a alle tasche di tutti noi. Quando gli altri Paesi avranno dato prova di riduzione effettiva dell'inquinamento,ci adegueremo. Nel frattempo avremo creato le risorse e le strutture ( leggi nucleare) per rimanere competitivi e contribuire alla riduzione dell'inquinamento.
10 commenti su  1  2   pagine
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