Prima dell'ambiente sarà meglio salvare l'economia

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Nel contestare l'opportunità che l'Europa adotti entro dicembre le costosissime norme vincolanti sulla riduzione dei gas serra, concordate lo scorso anno quando la situazione economica era ben diversa dall'attuale (e il nostro ministro dell' Ambiente era Pecoraro Scanio), Silvio Berlusconi ha paragonato l'Unione a Don Chisciotte: èassurdo, ha sostenuto, che in un momento drammatico come questo, noi europei ci sobbarchiamo costi insostenibili (i calcoli degli uffici competenti parlano dell'1,14% del Pil) per arginare un fenomeno globale, quando il resto del mondo si rifiuta di fare la sua parte e pensa solo a salvaguardare i propri interessi.

Un ragionamento ineccepibile, che avrebbe potuto essere suffragato da un secondo paragone: l'Ue si sta comportando come un paziente che,avendodeciso di investire somme ingenti per combattere un male futuro e tutto sommato ancora ipotetico come il riscaldamento globale, fa finta d inon accorgersi di essere minacciato da una nuova malattia, molto più pericolosa e urgente, come la recessione, che ha bisogno di tutte le risorse disponibili.

Ma c'è di peggio: anziché riconoscere la validità degli argomenti dell'Italia e degli otto Paesi dell'Est - Polonia in testa - che come noi giudicano finanziariamente insostenibili nella congiuntura odierna i provvedimenti contro i gas serra, la Commissione si dichiara «sbalordita»e contesta addirittura come «irrealistiche» le cifre fornite dall'Italia, dimenticandosi che sono state calcolate sulla base di un suo documento ufficiale. Le differenze non sono bruscolini.

Per il nostro governo, la spesaannuaper ottemperarealle prescrizioni del piano, che prevede la riduzione delle emissioni del 20% entro il 2020 e il ricorso a energie rinnovabili nella misura del 20% del fabbisogno totale, oscillerebbe tra i 18 e i 25 miliardi. Per l'ineffabile commissario Dimas, invece, non solo essa sarebbe contenuta tra i 9,5ei12,3miliardi, ma l'investimento si risolverebbe addirittura a nostro vantaggio. Non si capisce bene se questa polemica sia dovuta a un malinteso dogmatismo ambientale, prodotto di una burocrazia miope, o alla nascita di una coalizione d'interessi ostili al nostro Paese, come è già avvenuto in altre occasioni.

Non c'è da stupirsi che la Francia, che ha avuto l'intuizione di puntare tutto sul nucleare e di conseguenza ha un livello di emissioni moltobasso, insista perché gli mpegni assunti l'anno scorso vengano rispettati e la partita si chiuda durante la sua presidenza. Sarkozy ci tiene a fare la figura del primo della classe e pensa che, dando il buon esempio, la Ue rafforzi la sua credibilità e abbia di conseguenzacarte miglioripertrattareconlanuova presidenza americana e con Cina, India e gli altri Paesi emergenti. La signora Merkel lo segue un po' per la sua nota vocazione ambientalista, un po' perché Bruxelles sembra pronta a mettere sul piatto ingenti sussidi per la ristrutturazione dell'industria automobilistica, che rappresenta il punto debole della Germania.

Ma per noi è diverso: non siamo neppure in regola con il protocollo di Kyoto, che pure costituisce ormai un obbligo giuridico, visto che invece di ridurre le emissioni del 6,5% entro il 2010 le vedremo aumentare del 7,5. Senza la recessione che avanza, avremmo potuto cercare di adattarci, ma con gli anni di vacche magre che ci aspettano subire il piano Ue sarebbe una follia. Nonostante le perplessità di moltissimi scienziati, può darsi che ci sia davvero un’emergenza clima, ma i suoi effetti sono comunque a lungo termine; e se si rinviassero le misure relative di un paio d'anni, finché lo tsunami non sarà passato, non sarebbe certo la fine del mondo. È una semplice questione di priorità, e il fatto che a Bruxelles non lo capiscano fa cascare le braccia.

COMMENTI

10 commenti su 1   2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#5 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 18.10.08 alle ore 16:58 scrive:
Questo governo ha deciso di costruire centrali nucleari che saranno operative piu'o meno fra 5 anni,e niente fa pensare che non lo fara'.Insisto a ricordare che in 6 mesi non si possono risolvere tutti gli spaventosi problemi vecchi e nuovi che il nostro Paese deve affrontare.E buonsenso dice che esistono delle priorita'.Gia'il preteso riscaldamento globale non e'certezza scientifica,gia' anche sulle emissioni ci sono pareri diversi e Paesi che se ne fregano dei protocolli perche'hanno urgenza(quantomai ora)di pensare al proprio sviluppo.Non ha senso spendere palate di quattrini per ipotetiche futuristiche teorie,soldi che servono ora. A noi in particolare.Magari proprio anche per costruire le nostre centrali nucleari.L'Italia risponda come Rossella O'Hara: "Ci pensero'domani".Quando le nostre centrali nucleari funzioneranno cosi'che le nostre emissioni saranno decisamente minori,ed avremo con questo gia'contribuito di fatto a contrastare l'ipotetico riscaldamento globale.
#4 marco_tommy (224) - lettore
il 18.10.08 alle ore 14:09 scrive:
I burocrati di Bruxelles non capiscono molto di energia, anzi direi che sono bloccati dai dogmi pseudo-ambientalisti che non permette loro di valutare in modo intelligente la questione. Il consumo di potenza medio in Italia è di 40 GWatt, il 20% è 8 Gwatt, per installare tale potenza occorrono, come ben dice miradoc 5 centrali nucleari da 1,4 GWatt. In alternativa 40kmq di pannelli solari, nella speranza che si trovino al massimo del rendimento per 24 ore al giorno. Impossibile. Peggio ancora con l'eolico. La Germania ha installato 20mila pale per ottenere 1,6 GWatt. Spendendo l'equivalente di 10 centrali nucleari di terza generazione. Senza contare che la vita media di una centrale nucleare è 3 volte quella dei concorrenti rinnovabili. E' facile per i francesi fare gli integralisti. Hanno 59 centrali nucleari. Noi invece abbiamo molti più fondamentalisti dell'ecologia.
#3 miradoc (1005) - lettore
il 18.10.08 alle ore 10:25 scrive:
L'obiettivo del raggiungimento del 20% di produzione di energia pulita sarebbe raggiungibile se ci decidessimo a passare dalle intenzioni ai fatti ed installassimo almeno 5 centrali nucleari (3-4 almeno su siti già esistenti): non è impossibile, basta che le decisioni siano prese oggi. Francesi e Finlandesi hanno iniziato a costruire nel 2007 nuove centrali di 3° generazione avanzata che entreranno in esercizio nel 2013. Sarebbe una boccata d'ossigeno in senso figurato e reale. Se invece vogliamo fare come don Chisciotte e lottare per i mulini a vento dove il vento non c'è, temo che quella percentuale non la raggiungeremo mai, se non sulla carta, come dimostrano i famigerati certificati verdi, che sono spesso fumo negli occhi per giustificare investimenti di facciata.
#2 MARCO 34 (642) - lettore
il 18.10.08 alle ore 10:13 scrive:
Mi pare che ciò che dice L. Caputo sia ben noto a tutti. Mi rimane sempre il dubbio se per noi sia conveniente rimanere in una congrega di questo genere, che fin'ora ha solo prodotto problemi per noi e nessun beneficione anche pr gli altri. Questo signor Dimas, greco, evidentemente è solo uno che rema contro di noi senza prendersi la briga di leggere i risultati di una elaborazione di dati forniti da una università del suo stesso paese, commissionati dalla stessa u.e.
#1 Kontorotsui (1406) - lettore
il 18.10.08 alle ore 9:49 scrive:
A me non sembra che la nostra economia sia al disastro totale, e pensare all'ambiente, al risparmio energetico e allo sfruttamento di energie rinnovabili è INVESTIMENTO non è una spesa. Iniziamo a tagliare privilegi e tanto parassitismo sociale, altro che risparmiare sul futuro ambientale, e non solo, di tutti. Passare alle rinnovabili significa anche diminuire la dipendenza dal petrolio e questo è un vantaggio INCALCOLABILE per la nostra economia.
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Alessandro Sallusti
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