Prof religione, Gelmini: "Ricorso contro il Tar"

Martedì la sentenza del Tar del Lazio: gli insegnanti di religione non possono partecipare agli scrutini determinando i crediti scolastici. Ma la Cei ribatte: "L'ora di religione è parte della cultura italiana". Il ministro: "Faccio ricorso. E poi rilancio"

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Roma - La sentenza del Tar che esclude l’insegnamento della religione cattolico dal percorso curriculare degli studenti, danneggia la laicità ed è sintomo del "più bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identità". È quanto ha rilevato questa mattina monsignor Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, commentando ai microfoni della Radio Vaticana la sentenza del tribunale amministrativo regionale del Lazio sull’ora di religione. La Santa Sede fa comunque sapere che non farà ricorso, azione che, invece, intraprenderà il ministero dell’Istruzione perché, come spiega la titolare Mariastella Gelmini, "la religione cattolica non deve essere discriminata".

Il ricorso del ministero dell'Istruzione Il ministero dell’Istruzione ricorrerà al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio sull’ora di religione. "In Italia vi è piena libertà di scegliere se frequentare o meno l’insegnamento della religione. Non si comprende perchè qualcuno voglia limitare questa libertà", ha spiegato la Gelmini secondo la quale è "ingiusto discriminare la religione cattolica". Secondo il ministro, "l’ordinanza del Tar determina un ingiusto danno nei confronti di chi sceglie liberamente di seguire il corso" di religione cattolica. "Il Tar del Lazio ha sostenuto che per chi non sceglie l’insegnamento della religione cattolica può configurarsi una situazione di svantaggio. Tale tesi non è condivisibile in quanto l’insegnamento della religione cattolica non costituisce un credito scolastico ma un credito formativo e non incide quindi in maniera diretta sul voto finale. E' pertanto davvero incomprensibile - ha ribadito Gelmini - che solo la religione cattolica non debba contribuire alla valutazione globale dello studente tra tutte le attività che danno luogo a crediti formativi". Secondo la Gelmini, infatti, la religione cattolica "esprime un patrimonio di storia, di valori e di tradizioni talmente importante che la sua unicità deve essere riconosciuta e tutelata. Una unicità che la scuola, pur nel rispetto di tutte le altre religioni, ha il dovere di riconoscere e valorizzare". E ha concluso: "I principi cattolici dunque, che sono patrimonio di tutti, vanno difesi da certe forme di laicità intollerante che vorrebbero addirittura impedire la libera scelta degli studenti e delle loro famiglie di seguire l’insegnamento della religione".

Parte integrante della cultura italiana È fortemente critica la reazione della Chiesa italiana alla sentenza del Tar che esclude l’insegnamento della religione dalla valutazione sul profitto scolastico degli studenti. Secondo Coletti, l’insegnamento della religione cattolica è parte integrante della conoscenza della cultura italiana, e in questo senso va intesa nel sistema scolastico italiano, non come percorso confessionale individuale. Da questo punto di vista il vero limite è l’esenzione dall’ora di religione, cioè la possibilità di non avvalersene. Ai microfoni della Radio Vaticana, monsignor Coletti ha rilevato come la sentenza risulti particolarmente pretestuosa: "I crediti, il valore generale del giudizio sull’alunno, vengono dati in base alle scelte del singolo studente, il ministro Fioroni ha anche sottolineato che c’è la possibilità di avere crediti per corsi di danza caraibica. Figurarsi se il 92% delle famiglie italiane che sceglie di avvalersi della religione cattolica, se questo non debba rientrare nel computo della valutazione sull’alunno sarebbe davvero una cosa strana. Tanto più che si tratta di scelte responsabili". "Non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali - ha continuato Coletti - ma di una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane".

Il ricorso è compito del ministero Non sarà la Chiesa a fare ricorso contro la sentenza del Tar del Lazio. Il problema è in primo luogo del ministero dell’Istruzione in quanto viene messa in discussione una sua direttiva, quindi di mobiliteranno quei settori della società civile che non condividono questa sentenza. "Tocca ai cittadini italiani organizzati in partiti o in associazioni culturali esprimere il loro parere, il loro dissenso di fronte a una sentenza così povera di motivazioni", ha spiegato Coletti invitando lo stesso ministero a "fare un ricorso perché ciò che è stato messo sotto accusa non è l’opinione della Chiesa ma una circolare del ministero".

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COMMENTI

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#163 ntn59 (825) - lettore
il 13.08.09 alle ore 12:03 scrive:
Dove sta sritto che per frequentare l'ora di cultura religiosa bisogna essere per forza cattolici? La può frequentare chiunque; atei, protestanti o musulmani perchè si tratta di "cultura religiosa" e non di catechismo. I prof. che la insegnano hanno conseguito una laurea e hanno superato un concorso, proprio come tutti gli altri prof. Non sono catechisti. Forse sarebbe meglio informarsi bene prima di decantare tanti spropositi. Nella scuola di mio figlio il prof. di filosofia è dichiaratamente comunista e i ragazzi sanno che per prendere un bel voto basta studiare bene Marx tralasciando il resto del programma: questo è "catechismo". E le università italiane (soprattutto i corsi umanistici) si sa a quale colore politico appartengono...
#162 ntn59 (825) - lettore
il 13.08.09 alle ore 11:52 scrive:
nell'attuale società dominata dal relativismo, dalla volgarità, dalla violenza, dal materialismo è chiaro che dà fastidio chi vuole parlare di dignità umana, di valori e di autentica libertà. Il comunismo, con il suo materialismo ossessivo, ha ridotto l'uomo a "tubo digerente" come dicevano i suoi padri fondatori, e adesso non vuole che quest'uomo si risollevi e riacquisti la sua dignità umana. Qualsiasi discorso che tenda a far rinascere i valoti umani è "retrogrado", "tradizionalista", "clericale". Gli slogans sono le uniche risorse rimaste nelle mani di questi comunisti incalliti, che chiudono gli occhi e la mente di fronte al fallimento della loro ideologia.
#161 Roberto C (727) - lettore
il 13.08.09 alle ore 11:31 scrive:
Forse giova ricordare che secondo i dati forniti dalla CEI, circa il 15% degli italiani non da l'8 per mille alla chesa cattolica. Sembra una percentuale bassa, ma si parla sempre di 7 - 8 milioni di persone; più tutti gli stranieri che frequentano le scuole pubbliche. Attenzione a dire che la stragrande maggioranza degli italiani sono cattolici. Che nelle scuole si parli anche di religione come fenomeno culturale credo sia giustissimo, ma credo che dovrebbero farlo insegnanti nominati dallo stato, oppure ministri di culto ma di tutte le fedi, a turno (chiaramente con un numero di ore proporzionale all'impatto sociale della fede): credo che a un cattolico darebbe fastidio se ai bambini americani venisse qualche protestante, magari fondamentalista di quelli che dicono che il papa è l'anticristo che purtroppo ci sono, a spiegare cos'è il cattolicesimo. Ai ragazzi italiani è giusto spiegare anche cos'è l'Islam o il Protestantesimo, ma è meglio che lo facciano i loro ministri.
#160 almansi1939 (93) - lettore
il 13.08.09 alle ore 11:42 scrive:
Ancora una volta lo Stato Italiano deve subire gli indebiti attacchi della Curia Vaticana. Come si permette monsignor Diego Coletti di definire vergognosa e bieco illuminismo riferendosi ad una sentenza del Tar del Lazio, si tratta di un'istituzione su cui il Vaticano non può e non deve intervenire essendo affari interni dello Stato Italiano. Definisce come contraria alla laicità una regola che viceversa la difende, forse sarebbe bene spiegargli che la laicità non vuol dire ingerenza della Chiesa. Infine nessuno vuol far sparire lo studio della religione cristiana dalle scuele (anche se nei paesi veramente laici questo avviene già da anni, semmai sarebbe utile per aiutare la convivenza religiosa di più credi lo studio delle religioni) ma far si che i voti ed i professori di religione, frall'altro scelti dalla Curia e non dal Ministero non partecipassero all'esito finale degli esami
#159 malkm (9) - lettore
il 13.08.09 alle ore 11:40 scrive:
ma nessuno ha detto che l'ora di religione non ci sarà più solo che non farà più media con gli altri. Se io non faccio religione ho una media più bassa di uno che lo frequenta in quanto in religione minimo ti da 8 quindi colui che non lo fa ha la media voti più bassa cosi tutti allo stesso piano e basta fare polemiche inutili. La Gelmini si vede che e falsa fa ricorso perchè sa di racimolare voti dai cattolici se no non glie ne fregerebbe niente.
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