È vivo, ma solo perch´ lotta insieme a noi, il poeta Rigoberto López P´rez. Una sera di settembre del 1956 riuscì ad imbucarsi ad una festa al Club Social de Obreros de León, ospite d'onore il dittatore Anastasio Somoza García: «Ho deciso di essere io il principio della fine di questa tirannia». Gli sparò al petto e morì lì, seppellito da una pioggia di colpi sparati troppo tardi dalla Guardia Nacional. La sua vittima gli sopravvisse otto giorni e lasciò il potere al figlio, ma Rigoberto adesso è un eroe nazionale, un monumento, mille vie e una canzone rap dei Dead Prez. A eliminare il figlio, Anastasio Somoza Debayle, pensò ventitrè anni dopo il capo trotzkista Enrique Gorriaran Merlo, argentino come il Che, ucciso nel 2003 da un aneurisma all'aorta: un'amnistia tre anni prima lo aveva liberato dall'ergastolo.
Una carta d'identità nuova, un'altra vita e forse un vitalizio all'estero nasconde quello che il giornale iracheno «Az Zaman» giura sia il boia di Saddam Hussein: Abu Dar, capo di uno squadrone della morte sciita, che nemmeno Moqtada al Sadr ha voluto nel suo esercito, perchè troppo violento persino per i suoi gusti sanguinari. Anonimo ma privilegiato. C'era la fila di volontari per aprire la botola al rais. Molti erano statali.
Solo da noi i carnefici diventano eroi. Il colonnello Valerio che sparò al Duce, ma solo sulla carta, per vent'anni fu parlamentare con il Pci; Michele Moretti, il vero giustiziere, sindacalista e cittadino benemerito di Como. «E se anche fossi stato io a uccidere il Duce cosa cambierebbe?» si schermiva timido. Tranquillo Michele, in Italia niente...
Ingrandisci immagine
