Quando la sinistra predicava la "guida forte"

di -
C’è un tic che persiste nel dibattito politico italiano: quando Silvio Berlusconi parla di riforme istituzionali, scattano subito, pavlovianamente, barricate preventive. Ancora peggio, se Berlusconi parla di elezione diretta del capo dello Stato, le barricate si fanno ancora più irte e minacciose, perché inevitabilmente gli avversari politici, e qualche volta non solo gli avversari, pensano che il premier stia immaginando una riforma da cucire addosso al proprio futuro politico.
E infatti ieri, per dire, Eugenio Scalfari ha accusato Berlusconi di volersi confezionare «un plebiscito in suo nome» completando così «il disegno che da tempo porta avanti di uno stravolgimento costituzionale culminante nel cesarismo», tradizionale categoria weberiana in questo caso utilizzata per infilzare il nemico. E così il livello della caciara si alza, si abbandona subito il tono di un confronto serio su cose serie per tuffarsi nella melina dell’antiberlusconismo mascherato con il vestitino ricamato, erudito e nobile della difesa della Costituzione repubblicana.
Eppure, come sempre accade, c’è qualcosa che non quadra. Se si lasciasse da parte l’acrimonia del partito preso, sarebbe sufficiente uno sguardo all’estero per constatare che tutte le democrazie parlamentari contemporanee stanno sperimentando quello che gli studiosi definiscono un processo di «presidenzializzazione»: i regimi parlamentari stanno diventando più presidenziali senza che, nella maggior parte dei casi, cambino le regole formali del loro tipo di regime. I primi ministri accumulano risorse di potere personali per indirizzare i processi politici, rendendosi più autonomi dalle Camere e dai condizionamenti del proprio partito o coalizione di provenienza, anche in conseguenza della forte personalizzazione delle campagne elettorali che stabiliscono un legame forte e diretto tra corpo elettorale e premier.
Dal 1994, anche in Italia, le campagne elettorali si sono trasformate in competizioni tra leader per la conquista del governo, tant’è che i nomi dei candidati premier sono stati inseriti, come un elemento di presidenzializzazione di fatto, direttamente nei simboli delle coalizioni e dei partiti già dal 2001. L’ha fatto Berlusconi, ma l’hanno fatto anche con Prodi e Veltroni, e persino Casini (senza contare l’«Emma for President» escogitato dai radicali alle elezioni europee del 1999). Sulla base di queste osservazioni da anni discutono costituzionalisti e politologi, da quando cioè l’avvento della seconda Repubblica e del maggioritario hanno rivelato il passo lento delle nostre istituzioni rispetto al processo di modernizzazione politica già avvenuto in Italia, che ha portato maggiore enfasi sulla necessità di dotare anche il nostro Paese di riforme per costruire una «democrazia che decide», lontana dal parlamentarismo acefalo della prima Repubblica. La classe politica non è sempre stata sorda rispetto a queste sollecitazioni, consapevole che la grandissima maggioranza dell’elettorato è favorevole a un rapporto immediato con il capo del Governo, nello scambio simbolico tra responsabilità e rappresentatività. Così, da ipotesi coltivata solo a destra o dal piccolo gruppo di Randolfo Pacciardi negli anni della prima Repubblica, la questione della legittimazione popolare del capo dell’esecutivo è diventata una materia di riforma trasversale a schieramenti e culture politiche.
Chi oggi s’adonta contro Berlusconi sa che un progetto compiuto di semipresidenzialismo è stato presentato non alla conferenza stampa di sabato scorso, ma undici anni fa, quando il testo presentato dall’ormai lontana commissione bicamerale D’Alema previde l’elezione «a suffragio universale e diretto» del capo dello Stato che «rappresenta l’unità della Nazione e ne garantisce l'indipendenza». E sa pure che dopo quella proposta si sono avvicendate le ipotesi più disparate, dalla formula del «sindaco d’Italia» al modello israeliano di elezione diretta del premier, dall’adattamento a livello nazionale del sistema in vigore per le Regioni al premierato forte previsto nella riforma costituzionale approntata dal centrodestra nel 2004, fino al rafforzamento dei poteri del premier previsti la scorsa legislatura dalla commissione Violante.
E da cronache non troppo lontane spunta fuori un’intervista di inizio gennaio di Dario Franceschini, futuro candidato vicepremier del Pd con Veltroni, che sosteneva esattamente lo stesso concetto espresso da Berlusconi. Osservando che «il sistema istituzionale italiano è troppo lento, non funziona più in questo mondo così veloce», Franceschini fu molto chiaro: «Bisogna avere il coraggio di passare all’elezione diretta di una persona che abbia la forza di decidere e di guidare il Paese», aggiungendo che «io penso al presidente della Repubblica come in Francia, ma si può discutere anche di una figura più simile al Sindaco d’Italia».
Ecco, allora: dov’è il problema?

ANNUNCI GOOGLE

COMMENTI

19 commenti su  1  2  3  4   pagine dal più vecchio | dal più recente
#19 scardan123 (415) - lettore
il 23.12.08 alle ore 0:42 scrive:
E' noto che in Italia non si valutano le proposte ma i proponenti. Se domani Berlusconi dicesse che 2+2 fa 4 tutto il PD insorgerebbe dadogli del fascista, il fascismo dei numeri, per affermare il giorno dopo per bocca (l'orifizio anteriore) di veltroni che 4 = 2+2 , ma allora sarebbe democrazia matematica.
#18 Gilmar (288) - lettore
il 22.12.08 alle ore 22:42 scrive:
Scalfari,prima Vattimo,prima ancora Camilleri;ma quanti simpatici e solenni intellettuali che ci dobbiamo sorbire,noi,che,per fortuna non apparteniamo alla loro stessa specie di intellettuali.Io,che non mi sento intellettuale,sono un semplice diplomato in Maturità Scientifica, mi sento molto più colto di loro perchè rispetto gli altri;loro invece dimostrano il contrario.;non hanno nessun rispetto per tutti coloro che non la pensano come loro. Noi non siamo mai stati direttori di quotidiani,non abbiamo mai scritto le avventure di Montallbano,forse ci sarà anche qualcuno che non saprà chi fosse Cartesio,ma non abbiamo la spocchia presuntuosa che li denota e per questo siamo più simpatici. Che continuino a dire str.....e intellettuali." O purp coce dent la stessa acqua soia" è un detto popolare delle mie parti che,letteralmente,significa che il polipo cuoce nella propria acqua.E questa è la fine che faranno questi presuntuosi.Si faranno male da soli.Saluti.
#17 Paolone (173) - lettore
il 22.12.08 alle ore 19:08 scrive:
Ma sono l'unico a trovare Scalfari talmente pesante da non riuscire MAI a leggere fino in fondo un suo articolo? Travaglio mi indispettisce di più ma almeno si fa leggere.
#16 Caterpillar (1247) - lettore
il 22.12.08 alle ore 18:40 scrive:
La corona di "intellettuale" Eugenio Scalfari la impose a se stesso ancor prima che la sua "creatura", quella "Repubblica" che nasceva come un insignificante giornaletto elettorale, cominciasse a spuntare dalle tasche di cachemere della kultura oltre che, accanto a "Lotta Continua", dai verdi tasconi degli eskimo dietro le barricate. La sua leggenda è giunta fino a noi, attraversando bufale gigantesche che avrebbero condannato alla chiusura qualsiasi altro foglio, solo perchè le sue idee ed il suo modo di attaccare chiunque fosse considerato un avversario sapevano dare ai suoi sodali la sensazione di avere un seguito e di essere soprattutto ed inequivocabilmente dalla parte giusta. La sua "proverbiale" coerenza, o forse le difficoltà di sinapsi non più agili come ai bei tempi, giustificano la sua avversione nei confronti dell'idea berlusconiana esattamente come il suo sostegno alla stessa ipotesi quando a proporla erano i suoi protettori. Si prepari in fretta un bel "coccodrillo"!
#15 skybest (110) - lettore
il 22.12.08 alle ore 18:06 scrive:
Per gianmariax. Ce ne sono ce ne sono stia sicuro, ad esempio ci potrei essere io che, alla luce di quanto sta succedendo al pd, certamente sarei molto più capace dei componenti il direttivo dello stesso pd che non hanno ancora capito che ci vuole ben altro dei davanti al loro uscio (detto toscano) per dirigere e far funzionare bene un partito che dovrà poi prendere in mano le sorti di un paese. Lei sig. gianmaria chiederebbe ai suoi amici sinistri di gestire la Sua famiglia per 3 mesi? Affiderebbe loro i suoi risparmi? Gli affiderebbe le sorti del Suo quartiere? Purtroppo, grande vecchio e non grande vecchio, non esiste più, al momento, una opposizione che possa essere cattiva, efficente, costruttiva e proponente, come un pò dappertutto nel mondo. Sig gianmaria non si faccia più convincere in sezione (se ancora esistono) che a sinistra è tutto bello, morale, etico e pieno di persone per bene, non è vero, anzi!
19 commenti su  1  2  3  4   pagine RSS commenti | Cosa sono?
Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
Scrivi al direttore

L'opinione

di Nicola Porro
Siciliotti è quel signore biondo, con i capelli quasi più ridicoli...
di Stefano Filippi
A che gioco gioca Silvio Berlusconi? Leggete l’intervista che...
di Marcello Foa
Gran bel colpo della Stampa, che stamane pubblica un’intervista...
di Alberto Taliani
 Mentre infuria la polemica sui mammoni e sull’illusione del posto...
di Paolo Giordano
Se poi te li ritrovi qui, tra i velluti di un cinque stelle con vista...
di Dan Segre
Perché la Cina segue la Russia nel bloccare le sanzioni contro la...
di Sum ergo Cogito
Per credere nell’infinito occorre accorgersi che il mondo é...
- correlati
+ correlati