Quei pm a caccia della credibilità perduta

Assieme alle cosche è crollato anche il vecchio mito: la lotta alla mafia non è esclusiva di una certa sinistra

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Francamente non so se la mafia - attraverso la parola di Gaspare Spatuzza - ha inteso vendicarsi contro il governo in carica, colpendo il presidente del Consiglio, per ciò che sta facendo dal maggio 2008 nei confronti della criminalità organizzata. Non lo so, perché Cosa nostra non sembra oggi in condizioni tali, proprio in virtù dei colpi ricevuti, di allestire una macchina idonea a raggiungere un risultato del genere. Oggi i vertici dell’organizzazione ancora in libertà pensano a come occultarsi meglio e si sforzano di tenere il profilo più basso possibile: agganciare un soggetto in carcere, convincerlo a parlare e a dire certe cose, indurre altri a fornire riscontri alle sue parole (cosa che non è accaduta ma che sarebbe indispensabile per chiudere il cerchio della ritorsione), e fare tutto questo in un arco temporale lungo (Spatuzza inizia a parlare nel giugno 2008), richiede un impegno difficilmente compatibile con l’attuale stato di salute di Cosa nostra.

Che chiave di lettura dare allora dell’udienza di venerdì scorso? Vi era una effettiva utilità di sentire Spatuzza, collegata al processo d’appello contro il senatore Dell’Utri? Gli addetti ai lavori concordano per la risposta negativa: nessun giudice finora ha attestato l’attendibilità intrinseca o l’esistenza di riscontri per questo pentito, anche quando non chiama in causa Dell’Utri e Berlusconi; lo ha spiegato il procuratore nazionale antimafia Grasso: «È inusuale che le dichiarazioni di un pentito entrino in un processo nonostante debbano ancora essere verificate». E allora? Forse la partita è un’altra, ed è tutta politica, pur se ha per co-protagonisti alcuni magistrati. Da un lato c’è l’antimafia dei fatti: quella che cattura i latitanti; che sequestra e confisca i beni dei mafiosi con numeri da Legge finanziaria; che si costituisce parte civile nei processi contro le estorsioni, a Palermo come a Santa Maria Capua Vetere; che con la sua azione genera la sana ribellione della gente per bene: lo testimoniano le scene di gioia per l’arresto dei boss in Sicilia e la vitalità di tante associazioni antiracket, in aree nelle quali la reazione era impensabile fino a pochi mesi fa. È un’antimafia poco attenta ai proclami, il cui lavoro rompe una egemonia, culturale prima ancora che operativa, e manda in frantumi un mito, fino a poco tempo fa ancora resistente: quello secondo cui l’antimafia sta solo a sinistra. Nella sinistra giudiziaria, anzitutto. E poi in quella politica, in quella giornalistica, in quella (per quanto assurdo possa apparire) del volontariato.

L’intento del governo, nel momento in cui ha chiesto al Parlamento di varare - come è accaduto - norme più efficaci, non era certo quello di aprire una contesa di questo tipo: è stato un effetto riflesso. Ma adesso è in atto. C’è un filo rosso, nel senso proprio del termine, fra l’enfatica protesta sui beni confiscati (assolutamente infondata: nessuno impedisce la destinazione sociale del bene; si punta solo a evitare inutilizzazioni fra ciò che viene sottratto alle mafie) e la conferenza stampa predisposta per Spatuzza nell’aula giudiziaria di Torino (non saprei qualificare diversamente l’audizione del collaborante all’udienza del 4). Il filo rosso è il disperato tentativo di recuperare un vecchio modo di combattere la mafia. Torino è diventato l’emblema di un ritorno al passato: 15 anni fa qualcuno ha provato ad allestire processi fondati esclusivamente sulle parole dei pentiti, immaginando che le dichiarazioni dell’uno riscontrassero quelle dell’altro. I risultati in termini di (non) condanne hanno certificato il fallimento di questa strategia. Venerdì scorso si è tentato un colpo di coda, ed è andato nuovamente male. Non vuol dire che chi pervicacemente ha perseguito questa strada rinunci: se una prospettiva di condanna, seguendo questi metodi, oggi è ancora più improponibile del passato, si ripiega sul danno di immagine per il Capo del governo, soprattutto all’estero.

Per questo non va smantellato nulla del dispositivo di contrasto alla mafia (legge sui pentiti inclusa). Ne va pretesa la corretta e integrale applicazione da parte di tutti, per rendere evidente che mentre lo Stato, in tutte le sue articolazioni, mette in ginocchio i clan, una fascia di magistrati utilizza aule giudiziarie e aspiranti pentiti per rigiocare partite perse e per recuperare credibilità almeno mediatica. Con quale effetto è sotto gli occhi di tutti.
*Sottosegretario all’Interno

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COMMENTI

30 commenti su  1  2  3  4  5  6   pagine dal più vecchio | dal più recente
#30 Paci Augusto (1120) - lettore
il 09.12.09 alle ore 9:16 scrive:
24 lenin - già il nomignolo la dice lunga su questo soggetto! Si faccia spiegare dai suoi compagni magistrati come poteva Spatuzza,soggetto al 41 bis, incontrare i Graviano ed avere queste mirabolanti rivelazoni! E poi chi glielo fa fare di sprecare il suo tempo e intelletto ( sic?!!) con interventi non richiesti su questo giornale sul quale lei è così sprezzante. Riservi i suoi acuti corsivi per la Repubblica e l'Unità dove sono certamente assai più apprezzati!
#29 BENNY1936 (547) - lettore
il 08.12.09 alle ore 17:59 scrive:
Per #20 Wolf: ma possibile che lei non sappia quasi mai fare un commento senza insultare e dare del buffone -- quando si limita -- a chi la pensa diversamente? Così dimostra di avere dei problemi, quantomeno di educazione, piuttosto marcati. Il fatto è che questi commenti devono servire per confrontare le opinioni, fermo restando il rispetto per gli altri. Se questo manca il forum diventa un triste ricettacolo per i maleducati e perde d'importanza, avendo ben poco d'interessante a parte gli insulti.
#28 Olga.Antonelli (576) - lettore
il 08.12.09 alle ore 17:44 scrive:
Vorrei che qualcuno mi facesse capire come mai in questo tormentato Paese, negli ultimi 20 o 30 anni, la giustizia: - non è riuscita a dare un volto ed un nome a chi ha compiuto le stragi da Piazza Fontana alla Stazione di Bologna, dal disastro aereo nel mare di Lampedusa ad altri rimasti nell'ombra e nel mistero. - Da Cogne ad altri casi di assassinio, non ultimo quello di Perugia, si brancola in mille incertezze. Il continuo ricorrere ai soliti.....servizi segreti ...ormai mi pare ridicolo. Troppi sono i casi insoluti in diverse le circostanze. Non è che la magistratura italiana sia "leggermente" incapace? Non dico di più perchè il solo pensare ad un loro ipotetico interesse nei miei riguardi, mi terrorizza.
#27 SR71 (2713) - lettore
il 08.12.09 alle ore 17:21 scrive:
Da questa vicenda di magistratura VERGOGNOSA, emergono due cose importanti: la prima che il solerte magistrato, altro non cercava che la notorietà che gli sarà ripagata con un avanzamento IMMEDIATO di carriera, con relativa scortae seggio assicurato al CSM. La seconda che il traditore Fni, fosse a conoscenza dell'interrogatorio prima di tutti (la bomba atomica). Mi chiedo quale attendibilità possa avere il magistrato (tra l'altro, non ha saputo insegnare la parte al criminale che si conraddicevam non ricordava)e come facess fini, con tutto il daffare che ha, a sapere certe cose. Il TRADITORE tradito dal magistrato che si affidava a un criminale.MA CHE BELLA MAGISTRATURA!!!!!!!Da farla vedere in MONDOVISIONE.
#26 km_fbi (1187) - lettore
il 08.12.09 alle ore 16:18 scrive:
Dice giustamente Mantovano: "la partita è un’altra, ed è tutta politica, pur se ha per co-protagonisti alcuni magistrati." Questo è palese, ne parliamo e ce lo diciamo tutti i giorni. Ed allora, come si muovono il CSM ed il suo Presidente?. Come richiamano all'ordine quei magistrati? Quali provvedimenti prendono? E' sufficiente un "pistolotto" di 10 righe, per ottenere infine che la si smetta innanzitutto di sperperare risorse preziose per scopi "politici", che nulla hanno a che fare con i bisogni di giustizia del paese, e che si prendano provvedimenti disciplinari nei confronti di chi abusa della propria posizione, per raggiungere la conferma di teoremi partoriti da menti ideologicamente deformate? Attendiamo pronunciamenti al riguardo. Grazie
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Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
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