Quel doppio attacco al portafogli di Berlusconi

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Non è casuale l’affondo di Repubblica sui piccioli del premier, i soldi sporchi della Fininvest, quattrini che la mafia avrebbe investito per aiutare Silvio Berlusconi a creare il suo impero finanziario contribuendo a lanciare il movimento Forza Italia. Arriva a tre giorni dalla rivelazione del Giornale sull’intenzione dei magistrati antimafia di Palermo di trovare un qualsiasi collegamento «economico» fra Cosa nostra e il Cavaliere per mettere le mani sull’intero patrimonio del presidente del Consiglio dopo averlo indagato per il 416 bis, ovvero per «concorso esterno in associazione mafiosa». Arriva a due giorni dalla trasmissione, proprio a Palermo, dei verbali fiorentini dell’assassino-pentito Gaspare Spatuzza in cui si adombrano vaghissimi rapporti finanziari, ancora tutti da dimostrare, fra i boss Graviano (i capi di Spatuzza), «Mediaset», la «Fininvest», «imprese del nord», «la pubblicità da fare su Striscia la notizia», eccetera.
Dunque, Berlusconi. E, coincidenza, l’affondo del quotidiano di Carlo De Benedetti arriva a poche ore dalla decisione della corte d’appello di Milano che inciderà non poco sul medesimo patrimonio: domani verrà infatti sciolta la riserva sulla sospensione, richiesta da Fininvest, del pagamento dei 750 milioni di euro alla Cir, la capofila dell’editore de la Repubblica. Il quale, attraverso i suoi legali, s’è però opposto all’istanza dei difensori del Biscione di rinviare l’intero esborso del «maxi-rimborso» voluto dal giudice Mesiano all’esito del processo d’appello.
Il patrimonio di Silvio Berlusconi è diventato l’ossessione di Repubblica, del suo editore, dei pm che - a leggere i ragionamenti del foglio fondato da Eugenio Scalfari - vogliono risalire nuovamente una ben chiara corrente finanziaria per spedire sul lastrico il presidente del Consiglio. Ma se da un lato le articolesse di questi giorni puntano a sollevare comunque «ombre», «sospetti», «misteri mai chiariti» e «incongruità» sulle origini di un patrimonio che Repubblica vuole ingrassato dalla mafia per un buon 20 per cento, dall’altra il padrone del vapore anti-Cav quei soldi sporchi, lavati col sangue, lievitati per antiche e vecchie connivenze coi boss (da Bontade ai fratelli Graviano di Brancaccio) li vuole tutti e subito.
L’offensiva ai capitali di Silvio Berlusconi riparte così da dove si era fermata. Dai minimi spiragli lasciati aperti dalla sentenza di primo grado del processo Dell’Utri nella quale i giudici, pur dando conto che nulla di illecito è emerso dalle consulenze sui conti di famiglia «e i flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest», parlano lo stesso di alcune operazioni finanziarie definite «anomale».
Ora come allora la prova del tesoro mafioso non c’è. Non c’è un conto corrente sospetto, una società fantasma, teste di legno che abbiano fatto la spola fra Palermo e Milano. Non se ne è trovata traccia nemmeno nel decreto di archiviazione del 2002 del gip di Caltanissetta laddove si osserva come tutto quel che si è potuto appurare su presunti contatti fra mafiosi ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati (Berlusconi e Dell’Utri, ndr)» poi cozzi con l’assenza di riscontri documentali dovuti alla «friabilità del quadro indiziario» formatosi in gran parte sulle dichiarazioni dei pentiti.
Come aggirare l’ostacolo, allora? Il suggerimento, indiretto, arriva sempre da Repubblica che nella risposta piccata a Marina Berlusconi intenzionata ad avviare nei suoi confronti cause penali e civili per aver rilanciato l’idea che poco meno di un quarto del patrimonio sia di provenienza criminale, tira in ballo il papà Silvio che sull’argomento «patrimonio» il 26 novembre del 2002 si rifiutò di parlare con i pm saliti fino a Palazzo Chigi «avvalendosi della facoltà di non rispondere». Quell’atto difensivo, rispolverato oggi a buon intenditore, sembra significare poco. Se non fosse che l’eventuale decisione dei pm di indagare Berlusconi per il 416 bis e di chiedere contestualmente il sequestro dei suoi beni formatisi anche, e non solo, da un rivolo finanziario di «sospetta» provenienza mafiosa, renderebbe nulla la legittima decisione di non rispondere ai pubblici ministeri. Perché come insegnano le norme sull’applicazione delle misure di prevenzione per i beni d’origini mafiosa (inasprite proprio dal governo Berlusconi), l’onere della prova si è invertito. Non saranno i magistrati a dover trovare l’impronta di Cosa nostra nel patrimonio di Fininvest o Mediaset. Spetterà al premier indagato dimostrare che il patrimonio di famiglia (nel frattempo sequestrato) s’è formato in maniera lecita dal primo all’ultimo euro. Per farlo ci vorrebbe tempo, tanto tempo. Forse troppo per un gruppo, quotato in borsa, che rischierebbe la confisca e la bancarotta per decisione del Mesiano di turno.

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COMMENTI

66 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#66 Woofer64 (1198) - lettore
il 01.12.09 alle ore 20:38 scrive:
#64 Angelo48 e la collusione: La ringrazio per il garbo dei Suoi commenti. Le devo tuttavia far notare che il concorso esterno ecc. non è stato inventato per Berlusconi, bensì è già stato utilizzato diverse volte. Per quanto riguarda l'appartenenza ad una cosca o il favoreggiamento, mi sembra una questione di lana caprina. Mi piacerebbe tuttavia conoscere il Suo parere relativamente alla gravità della situazione. In assoluto, ovviamente. Di Berlusconi parleremo se e quando sarà stato incriminato.
#65 cicciocisternino (24) - lettore
il 01.12.09 alle ore 18:46 scrive:
41 Zdenek e 44 Woofer 64 : in merito al 53%, ho indicato "oggi l'espressione del voto, ma avrei dovuto meglio dire "oggi le intenzioni di voto (Crespi ricerche ed altri) darebbero 38% PDL, 11% Lega, 1% MPA, e 1,7% Destra (siamo al quasi 52%). Tuttavia parlando di fiducia (per quello che può servire come indicatore di voti) per Berlusconi la % è oltre e quella del Governo è al 55%.
#64 Angelo48 (3843) - lettore
il 01.12.09 alle ore 17:23 scrive:
#63 Woofer64: apprezzo tanto la sua garbata signorilità nel porre quesiti e le rispondo - precisando - volentieri. Vede Woofer, per me se viene ad essere DIMOSTRATO e non SUPPOSTO, che il Premier abbia concorso in qualsiasi forma alla crescita e/o al sostentamento della mafia, si tratta di APPARTENENZA alla associazione malavitosa e non di appoggio esterno. Quando si hanno (se dimostrabile) certi rapporti con quel mondo, non si possono renderli attivi ad orologeria; alla prima collusione, non ne vieni più fuori. E questa mia visione delle cose, mi porta a ritenere che i magistrati, non avendo forse granche' in mano, hanno codificato questa specie di reato. Ed e' per questo che ritengo superflua una norma specifica in merito. Del resto il legislatore - non codificandola - probabilmente la pensava come me. Spero di esserle stato chiaro questa volta. Un saluto.
#63 Woofer64 (1198) - lettore
il 01.12.09 alle ore 15:29 scrive:
#62 Angelo48 ed il concorso esterno: rimaniamo ai fatti e non La prego di non fare l'azzeccagarbugli. Secondo Lei chi favorisce consapevolmente dei mafiosi, pur magari non facendo parte della mafia a tempo pieno, non merita di essere punito? Dopo questa premessa, è così importante che ci sia un articolo di legge che preveda specificatamente questo reato?
#62 Angelo48 (3843) - lettore
il 01.12.09 alle ore 11:35 scrive:
#42-44 Woofer64: coerenza amico lettore, coerenza. Dunque condividi - da non giurista- il fatto che quel tipo di reato non esiste nel codice penale; poi però a fine del tuo commento, scrivi che il concorso esterno in associazione mafiosa e' pur sempre un grave reato. Allora deciditi, esiste o meno questo reato? Delle due una: se i riscontri del concorso esterno sono reali, allora si tratta di appartenenza mafiosa vera e propria, altrimenti non si inventa una ipotesi di reato - tra l'altro nanche non previsto dal codice- basandosi solo sulle SUPPOSIZIONI! Una domanda poi: ti ricordi quanto ha preso il PD+l'UDC+l'IDV in percentuale nel 2008? Togliendo i non votanti, quanto hanno messo insieme costoro? Credo, un pò troppo poco per ergersi a rappresentanti di un Paese che si starebbe ribellando. A meno che non dimostri, che i non votanti erano tutti v/s elettori impediti per vari motivi a recarsi ai seggi elettorali. Saluti!
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Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
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